venerdì 29 luglio 2011

La rivista che non c'era



Disclaimer: Metto online questa riflessione "diversa" come fosse un qualcosa capace di farmi riprendere il ritmo. Troppe cose sono successe in questa mia settimana di vacanza, e altre ne succederanno ora, e saranno tutte commentate. Ma, prima di Oslo, di Borghezio, del Governo e di Penati, parliamo di questo.

Io in edicola ci vado spesso, e, facendo una botta di conti, secondo me ci lascio pure più di cinquanta/cento euro al mese, tutti spesi tra riviste di videogiochi, di musica, di cinema, fumetti Bonelli, Lupo Alberto, roba Marvel e, ovviamente, quotidiani. Sono uno che le riviste le compra, ma c'è da dire che sono uno di quelli che, dopo aver comprato l'ultimo numero di una rivista di videogiochi, si propone di non farlo mai più.

Non è il problema della concorrenza su Internet: credo che, anche per quanto riguarda i videogiochi, sia necessaria un'informazione fatta da persone capaci di farla nel modo migliore (Sochus non è un blog di informazione, infatti: è un blog di opinioni, e ora come ora non mi sognerei mai di mettermi a scovare notizie, rischiando di sbagliare), e spesso quella dei grandi network non è fatta nel modo migliore. L'impostazione tutta sbilanciata sulle news, sulle notizie dell'ultim'ora, sull'ultima indiscrezione uscita dagli studi di, che ne so, Capcom o Konami o quel che volete... Beh, quest'impostazione è pigra e deprimente, e spesso spiacevole da leggere. Davvero vi interessano articoli che sembrano comunicati stampa, e che spesso sono comunicati stampa?

Leggere le recensioni - online e non - di giochi come Ocarina of Time per 3DS, ad esempio, è un esercizio che consiglio di fare a tutti: trovatemene una realmente convincente. Io una la so, l'ha fatta Mattia, che è un amico e quindi non la conto, ma la maggior parte sono equamente divise tra scritti che sembrano comunicati stampa e altri che assomigliano a dichiarazioni d'amore per Nintendo, per la saga di Zelda o per Ocarina of Time, e altre sono semplicemente scritte male. Non metterò link, anche perché non ho voglia di cercarle nuovamente, ma vanno bene anche i primi risultati che Google vi concede.

Sono anni che, tolti i soliti nomi dell'editoria - penso a Fabio Bortolotti, a Roberto Magistretti e a molti di quelli che scrivono per Sprea, o a Giampaolo Iglio e... Giampaolo Iglio per Play Press - non si riesce a leggere nulla di realmente buono, e anche quel poco di buono che c'è, vedi le riviste come Nintendo La Rivista Ufficiale, o Xbox Magazine Ufficiale, sono cose piccole e che non riescono a elevarsi oltre la sterile riproposizione dello schema "editoriale-riassunto/news/anteprime/recensioni/posta": ci prova NRU, ma spesso si limita a proporre articoli "spiegoni", vedere l'ultimo sulla saga di Resident Evil sul numero di questo mese.

Non ci sono opinioni a lungo termine, non ci sono idee sullo stato dell'industria, sull'evoluzione del medium, non c'è il parlare nuovamente di un gioco a distanza di mesi o anni, non ci sono riflessioni su che direzioni sta prendendo il videogioco.
E dire che di spunti ce ne sono: penso all'egemonia incolore degli FPS, all'implosione della scena giapponese, ai portatili, all'ingresso in scena di Apple, alle piccole comunità di sviluppatori.

C'era Videogiochi, a fare un lavoro del genere: la "rivista che non c'era" ha influenzato moltissimo il mio modo di concepire il mondo dell'editoria, ma anche il dibattito culturale in senso stretto (io ho chiamato diverse volte il mio progetto politico in costruzione "la sinistra che non c'era", per dire). Ecco, quello è un esempio di come andrebbe concepita una rivista - potete prendere anche Edge, se preferite: articoli di opinione, speciali documentati, elementi di riflessioni.

Se la carta vuole vincere contro la Rete dovrà cambiare, perché non può continuare a combattere a colpi di news e piccoli aggiornamenti con chi ha la possibilità di aggiornare il lettore istantaneamente. Perché non eliminare le news per sempre, o ridurle di molto, e aggiungere lunghi articoli d'opinione, articolati e precisi? Bortolotti, ma anche Babich ogni tanto, o Elisa Leanza, o chi diavolo volete voi potrebbero tranquillamente tirare fuori pezzi di grandissima qualità.

Poi sì, manteniamo anteprime giocate e recensioni approfondite, quelle vanno benissimo. Ma quello che c'è ora non è e non può essere sufficiente. È un atteggiamento conservatore e rischioso.

E prima che lo diciate voi... Sì, lo so che la maggior parte della colpa è delle case editrici, e non dei redattori. Ma ho voluto scriverlo lo stesso, il pezzo.

mercoledì 20 luglio 2011

Sochus: Valencia edition

La redazione tutta di Sochus si sposta a Valencia: farà ritorno nella sempre bella provincia di Bologna il 28 luglio, pomeriggio.

Partecipiamo? Partecipiamo: una risposta a Filippo Rossi e al Futurista

Filippo Rossi e la gang del bosco de Il Futurista (su cui scrivono anche due miei amici, Matteo e Giuseppe) hanno avuto una bella pensata: si sono inventati quella che mi piace definire una "manifestazione programmatica".
Vi consiglio di leggere interamente la presentazione, e vi sollecito ad andare qui.

Ora, normalmente avrei grossi, grossi dubbi a supportare un'operazione del genere. Non sono un fan delle manifestazioni, non in questo momento: sono convinto che la risposta alla crisi culturale che stiamo vivendo debba arrivare dalla politica, e debba essere una risposta complessa e articolata, cosa che non può venire da una manifestazione.
In secondo luogo: non mi piace il FLI (sono di sinistra, del PD), non sono un fan di queste "alleanze fuori dagli steccati ideologici" (che per me ci sono e sono grossissimi) e la cosa della riscossa della politica dal basso mi pare sempre molto stucchevole e poco realistica.

Però credo che questa volta si possa e si debba pensare ad un'eccezione a questo modo di pensare. Credo che il creare un gigantesco punto di incontro, per delineare dei punti comuni, una specie di "nuova Costituente civile" (la vogliamo vedere così, Filippo?), fatta di persone perbene e che non si riconoscono nel modello dell'arroganza berlusconiana non possa che essere positivo, se non altro per fissare i termini di quella che sarà l'italia post-Berlusconi.
Se c'è qualcosa che il mio essere di sinistra mi ha insegnato è il saper ascoltare l'altro, la persona che la pensa diversamente da me (fascisti, razzisti e leghisti esclusi, ovviamente: impossibile il dialogo con chi non condivide le stesse basi democratiche), e quindi ben venga un'operazione del genere.

Poi, però, alle elezioni andiamo ai nostri posti: il PD a sinistra, con chi ci sta. Il FLI a destra, con... Con chi cavolo pare a voi, a me non interessa poi molto. Poi, finalmente, ricominceremo a litigare, e non vedo l'ora che questo accada.
Ma ecco, se fissiamo un paio di paletti per evitare un nuovo Berlusconi, un nuovo Scilipoti, un nuovo Moffa, un nuovo Calearo, beh, io sono un po' più contento.
Ci vediamo in piazza, Filippo, fammi sapere esattamente quando. Ecco, concludi con un accenno al futuro la tua presentazione: la passione per il futuro, e la speranza che questo sia migliore del presente che ci ritroviamo a vivere, sono già un buon punto di partenza comune.

mercoledì 13 luglio 2011

Rinnovamento è un blues

Ho messo insieme un po' di idee sul rinnovamento e su quello che vecchie e nuove generazioni dovrebbero fare, e il risultato è il mio primissimo articolo per ilPolitico.it.
Lo trovate qui!