martedì 7 giugno 2011

Piccolo, D'Alema, il ruolo degli intellettuali e le finestre chiuse

Premessa: io stimo Francesco Piccolo più di ogni altro editorialista/commentatore politico. Credo sia il miglior intellettuale in circolazione, capace di riflessioni sempre lungimiranti e, soprattutto, piacevoli da leggere.
Non è un mistero, chi mi conosce lo sa: lo apprezzo come scrittore, come sceneggiatore, mi piace quel che dice e, anche se non si vede (purtroppo!), tendo a ricercare uno stile simile al suo, quando scrivo di politica.

Francesco Piccolo ha scritto un gran bell'articolo uscito sull'Unità di ieri, che potete trovare qui. Con il suo stile arguto, con la consueta precisione, rappresenta in poche parole D'Alema come forse nessuno era mai riuscito a fare: senza caricature, senza esagerazioni, senza nessuna fascinazione. Il D'Alema di Piccolo compie un errore madornale, segnalato nella parte centrale dell'articolo:

Alla base del pensiero di D’Alema c’è una fiducia minima verso il parere degli elettori, e una sfiducia massima verso le altre forze di sinistra che non siano il Pd.

Credo basti questo, credo che non serva lo sfottò gratuito, come non credo che serva chiamarlo "baffino", "inciucista", dire che è "pagato da Berlusconi" o altre sciocchezze simili.
Stiamo parlando di un politico che ha perso la passione per tutto ciò che è "politica" (partecipazione, condivisione di progetti, capacità di dare fiducia alle persone) da almeno dieci anni, che non si fida più dei propri elettori.
Io credo che un politico così debba riflettere seriamente e serenamente. Forse potrebbe rendersi conto che è l'ora di fare un passo indietro, che non significa necessariamente dimettersi, andarsene sbattendo i piedi: significherebbe mettersi a lavorare con un profilo più basso. Non si sta chiedendo la "rottamazione" di D'Alema, anzi: una situazione del genere lo aiuterebbe molto, potrebbe recuperare il contatto con il paese e, forse, potrà contribuire ad una futura discussione congressuale, o lavorare ad alcuni elementi programmatici.

Non sta a me dire cosa dovrebbe fare D'Alema se decidesse di fare un passo indietro: deciderà lui, che di esperienza ne ha più di me. Ma non è più tempo della sfiducia verso gli elettori e del veleno gettato sugli alleati: è il momento delle convergenze di programma, del cantiere comune, della voglia di essere partiti, ed esserlo insieme agli altri. Smussando ciò che meno ci piace dei nostri alleati (il giustizialismo di Di Pietro, la poca pragmaticità di SEL) con nostre proposte condivise e capaci di guardare al futuro.

Pisapia ci dimostra che è con la vicinanza agli elettori che si vincono le elezioni. E la risposta piccata di D'Alema:

Mi aspettavo insulti da parte di Cicchitto ma sono rimasto perplesso dal fatto che l'Unità mi insultasse nel percorso indicato verso le elezioni. Si tratta di manifestazioni di primitivismo politico pericoloso.
conferma tutte le cose che Piccolo scrive nel suo articolo. "Primitivismo politico" è una definizione pessima, che può uscire solo dalla bocca di un politico che ha bisogno di ritornare a vivere attivamente nel paese che si propone di governare. E forse sarebbe meglio se D'Alema si dedicasse a prendere un caffè con qualche militante del PD: scoprirebbe che il governo tecnico non piace a molti, e l'alleanza con l'UdC meno che mai.

3 commenti:

  1. Mi è piaciuto veramente molto. her-etico

    RispondiElimina
  2. Caro Enri,
    tu sei veramente carino e molto pacato. Io invece purtroppo sono esasperata da D'Alema e dal suo comportamento, dal suo atteggiamento, dalle figure di merda a cui regolarmente ci costringe. Diciamo la verità non se ne può più. D'Alema non solo ha perso il gusto della politica ma pensa che noi suoi elettori siamo tutti delle capre al suo servizio.Io mi chiedo ma perchè ci vuole così male?Perchè vuole così male al nostro partito, alla nostra storia, in fondo anche a se stesso?Ma perchè? Non basta essere figli di un senatore comunista per essere di sinistra, non basta essere stato capetto della FGCI e di tutto il resto per indicare a gente come me e come te dove si deve andare.D'Alema deve ascoltare noi e tutti quelli che attualmente militano nel partito di cui fa parte. Se poi il suo ego spropositato glielo impedisce bisogna che qualcuno gli faccia capire che non è più il suo momento, lo è stato, ma adesso, per favore, si cambia. Se ci vorrà ascoltare allora cambierà con noi altrimenti bisognerà che i rassegni e ci lasci in pace.
    Gli abbiamo già perdonato la bicamerale non ci può chiedere di più.:-)

    RispondiElimina