Ora: sono anni che dico che l'IdV è e deve essere, unitamente a SEL, l'interlocutore principale del Partito Democratico. Non per questo gli ho risparmiato critiche: nel mio post pubblicato anche sull'Unità online facevo proprio riferimento al modo, secondo me improduttivo e caciarone, di "fare opposizione" di Di Pietro.
Antonio Di Pietro fa bene a dire, oggi, che lui non è di sinistra, ma convintamente liberaldemocratico (sì, ciao), perché perlomeno nella prima parte ha ragione: Antonio Di Pietro non è, e non è mai stato, un uomo di sinistra.
Di Pietro è una persona rispettabile, stimabile, che viene però da una cultura che non è la mia, che non è quella del PD: una cultura poco garantista, che spesso, sotto la bandiera della "legalità" e della "giustizia" nasconde ragionamenti fortemente demagogici e populisti, che hanno avuto presa su un elettorato stanco di soluzioni miopi e voglioso di estremismo, ma un estremismo così estremo che, partendo da sinistra, ha fatto il giro dall'altra parte ed è andato a destra, perdendo la bussola.
Di Pietro ha rivelato finalmente qual è la sua vera faccia: una storia di un uomo "moderato" (perché, non si vedeva?), figlio di tradizioni "democristiane" (perché, non si vedeva?), capace di cavalcare la tigre dell'antiberlusconismo più becero per anni, per poi voltare le spalle a tutti gli elettori dell'IdV.
Nella migliore tradizione di questo Parlamento "scilipotato" (parola sua, che incidentalmente ha fatto eleggere Scilipoti), Di Pietro cerca di costruirsi da un giorno all'altro un profilo da statista, da uomo delle istituzioni, senza rendersi conto che così sta venendo meno a tutto quello che oggi è riuscito a costruire.
Sia ben chiaro: io, decontestualizzando, preferisco il Di Pietro meno casinista e più interessato al ragionamento. Ma se in Parlamento questo significa avere una compagine che intorbidisce ancor più le acque, che rende il cammino della costruzione del centro-sinistra ancora più ostico e soprattutto legittima questo governo proprio nel momento in cui il Partito Democratico sembra essersi ripreso da anni di cocenti sconfitte e timidezze incomprensibili... Beh, allora non ci sto.
Sia ben chiaro: io, decontestualizzando, preferisco il Di Pietro meno casinista e più interessato al ragionamento. Ma se in Parlamento questo significa avere una compagine che intorbidisce ancor più le acque, che rende il cammino della costruzione del centro-sinistra ancora più ostico e soprattutto legittima questo governo proprio nel momento in cui il Partito Democratico sembra essersi ripreso da anni di cocenti sconfitte e timidezze incomprensibili... Beh, allora non ci sto.
Di Pietro faccia chiarezza, e il PD prenda atto della decisione.
Un'ultima cosa. Sarebbe bello, in ogni caso, capire come possa essere possibile dialogare improvvisamente con lo stesso governo degli amici di Dell'Utri, di Mangano, del "nano piduista" e dei lacchè. Sono anni che l'IdV ci propina questa sbobba, sostenendo di essere gli unici capaci di fare opposizione.
Ne stanno raccogliendo i frutti, vedo.
Soprattutto Scilipoti e Razzi.
Update: e infatti...
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