mercoledì 29 giugno 2011

Prima che possiate aprire bocca


Vi stoppo io: la ragazza, militante e dirigente locale del PD che in passato aveva girato un porno non si è dimessa per pressioni ricevute dal PD (lo spiega il PD, anche se con un comunicato un po' traballante) e, in ogni caso, non ha niente di cui vergognarsi. Non ha sbagliato niente, non ha fatto niente, ma proprio niente di male.
Ognuno fa quel che vuole, in privato. E il primo che si azzarda a dire "eh però Berlusconi col bunga bunga l'avete criticato, eh" si becca un vaffanculo fotonico (senza passare dal via): la ragazza non ha fatto eleggere nessuno dei suoi uomini in Consiglio Regionale, non è in odor di reato e non fa parte di un partito che partecipa al Family Day.
Storie diverse. Punto.

lunedì 27 giugno 2011

Dei Cavalera Conspiracy, o "mettere il -core nel metal: istruzioni per l'uso".


Dei Cavalera Conspiracy non si potrebbe che parlare bene, perlomeno nell'ambiente metal, se l'ambiente metal fosse un mondo più giusto. È difficile non riconoscere nel side-project (sempre meno "side") di Max e Iggor Cavalera una ripresa di certe radici che non era certo scontata, specie dopo alcune discutibili prove a firma Soulfly (Dark Ages su tutte), che avevano visto un Cavalera (Max) sempre più impegnato a mostrarsi nelle veste di guru, di santone metal, più che di chitarrista/cantante/compositore.
Inflikted, nel 2009, riuscì in una duplice impresa: quella di riportare Max Cavalera alle sonorità a lui più congeniali, facendo dimenticare le aperture a ritmi diversi tipiche dei Soulfly, e al contempo riunire i due fratelli, separati da circa un millennio, ovvero da quando Max se ne andò dai Sepultura, lasciando il posto al pur bravo Derrick Green.

Cavalera Conspiracy, dunque, CC: Inflikted è un disco notevole, una piccola gemma thrash metal/hardcore che spazza via dalla scena metal più di dieci anni di sperimentazioni metalcore/nu-metal malriuscite e ridondanti, quando non apertamente ridicole.
I fratelli Cavalera dimostrano che bastano dei riff quadrati e veloci, una batteria sempre tirata, un buon bassista e dei testi che, nella migliore delle ipotesi, si possono definire tardo-adolescenziali per fare un disco metal come si deve.

Blunt Force Trauma è il secondo disco dei Cavalera Conspiracy: l'attesa non era certo alle stelle, nemmeno nell'ambiente metal (tutto preso a seguire evoluzioni di gente che già partiva senza idee dieci anni fa, tipo gli Slipknot). Non è possibile prevedere quanto riusciranno i fratelli Cavalera a penetrare nel mercato quasi "clandestino" degli appassionati di musica pesante (il disco è uscito a marzo), ma quello che è certo è che ignorare un disco come questo, per gli appassionati del genere, è un grosso errore.
L'attacco è fulminante, forse anche più fulminante di quello di Inflikted: i Cavalera Conspiracy mostrano una precisa padronanza degli strumenti senza eccedere in noiose prove di abilità tecnica. I riff sono, come da tradizione, veloci e precisi, la batteria pesta, pesta eccome, e Marc Rizzo alla chitarra infila degli assoli veloci che danno ritmo a tutto il disco. Max alla voce è in gran forma, pare a volte di sentire qualche filtro, qualche effetto eco, cosa che "sporca" le linee vocali rendendo il tutto ancora più impastato, più omogeneo.

È un disco che dura una mezzoretta, corto e capace di colpire anche l'ascoltatore metal più smaliziato. Killing Inside, il primo singolo, I Speak Hate e la notevolissima Burn Waco mostrano una struttura che cerca il groove e lo trova sempre, mescolandolo efficacemente con le tirate hardcore. Non annoia, non infastidisce: Blunt Force Trauma è una piacevolissima conferma della seconda giovinezza dei fratelli Cavalera.
Chiude il tutto la cover di Electric Funeral dei Black Sabbath, ovvero il miglior pezzo della storia del metal: con Iggor Cavalera che si diverte un sacco ad essere Bill Ward, e si sente benissimo.
In definitiva, il disco funziona benone, e risulta piacevolissimo. Deve piacere il genere, ovviamente, e si sappia che qui, di novità, di tratti innovativi, non se ne trovano.
Ma, fidatevi, è meglio così.

9/10


venerdì 24 giugno 2011

"Antonio Di Pietro, svegliatosi una mattina da sogni agitati, si trovò trasformato, nel suo letto, in un piccolo pierferdinando immondo"

La svolta moderata.
Ora: sono anni che dico che l'IdV è e deve essere, unitamente a SEL, l'interlocutore principale del Partito Democratico. Non per questo gli ho risparmiato critiche: nel mio post pubblicato anche sull'Unità online facevo proprio riferimento al modo, secondo me improduttivo e caciarone, di "fare opposizione" di Di Pietro.

Antonio Di Pietro fa bene a dire, oggi, che lui non è di sinistra, ma convintamente liberaldemocratico (sì, ciao), perché perlomeno nella prima parte ha ragione: Antonio Di Pietro non è, e non è mai stato, un uomo di sinistra.
Di Pietro è una persona rispettabile, stimabile, che viene però da una cultura che non è la mia, che non è quella del PD: una cultura poco garantista, che spesso, sotto la bandiera della "legalità" e della "giustizia" nasconde ragionamenti fortemente demagogici e populisti, che hanno avuto presa su un elettorato stanco di soluzioni miopi e voglioso di estremismo, ma un estremismo così estremo che, partendo da sinistra, ha fatto il giro dall'altra parte ed è andato a destra, perdendo la bussola.
Di Pietro ha rivelato finalmente qual è la sua vera faccia: una storia di un uomo "moderato" (perché, non si vedeva?), figlio di tradizioni "democristiane" (perché, non si vedeva?), capace di cavalcare la tigre dell'antiberlusconismo più becero per anni, per poi voltare le spalle a tutti gli elettori dell'IdV.

Nella migliore tradizione di questo Parlamento "scilipotato" (parola sua, che incidentalmente ha fatto eleggere Scilipoti), Di Pietro cerca di costruirsi da un giorno all'altro un profilo da statista, da uomo delle istituzioni, senza rendersi conto che così sta venendo meno a tutto quello che oggi è riuscito a costruire.
Sia ben chiaro: io, decontestualizzando, preferisco il Di Pietro meno casinista e più interessato al ragionamento. Ma se in Parlamento questo significa avere una compagine che intorbidisce ancor più le acque, che rende il cammino della costruzione del centro-sinistra ancora più ostico e soprattutto legittima questo governo proprio nel momento in cui il Partito Democratico sembra essersi ripreso da anni di cocenti sconfitte e timidezze incomprensibili... Beh, allora non ci sto.
Di Pietro faccia chiarezza, e il PD prenda atto della decisione.

Un'ultima cosa. Sarebbe bello, in ogni caso, capire come possa essere possibile dialogare improvvisamente con lo stesso governo degli amici di Dell'Utri, di Mangano, del "nano piduista" e dei lacchè. Sono anni che l'IdV ci propina questa sbobba, sostenendo di essere gli unici capaci di fare opposizione.
Ne stanno raccogliendo i frutti, vedo.
Soprattutto Scilipoti e Razzi.
Update: e infatti...

La versione di Seneca

Giacomo Nanni, dal suo blog su Il Post

mercoledì 22 giugno 2011

Il mio nuovo lavoro

Antonio Di Pietro ha detto che non sa che alternativa offrire al paese perché non ha ancora parlato con Bersani e gli altri leader dei partiti d'opposizione.
No, niente, non posso nasconderlo: sono diventato il ghost writer di Di Pietro.

Una chicca

La traccia del tema di maturità che contiene, tra i documenti, uno scritto di Carlo Petrini è stata fatta commentare allo stesso Carlo Petrini da Repubblica.



Per la cronaca, io ho scelto quello di ambito storico-politico, "Destra e sinistra".

lunedì 20 giugno 2011

Il cambio di direzione

Le notizie che arrivano da sinistra non sembrano incoraggianti, tanto per cambiare. A fronte di un'importante, duplice vittoria (il 4 a 0 alle amministrative e il raggiunto quorum al referendum) il centro-sinistra sembra ancora in difficoltà, e le parole di Romano Prodi sembrano confermare quest'impressione.

Prodi ha inviato un messaggio alla platea di Insieme per il PD (evento che ho contribuito ad organizzare, nel mio piccolo), e ha invocato un cambio di direzione. Si possono dire tante cose su questo, ma non che non sia il momento giusto.
Il momento giusto per cambiare passo è proprio questo, e credo che Bersani, Vendola e Di Pietro abbiano il dovere di farlo.
Il PD non può perdere l'ennesimo treno, non può continuare ad inseguire: Prodi chiede a noi giovani di correre, e di essere la locomotiva, il traino per gli altri paesi.

Non è più il tempo di chiedersi "saremo in grado di farlo?": è arrivata l'ora di farlo. La nostra dirigenza deve cambiare passo e costruire adesso l'alleanza che ci porterà a governare il paese, deve farlo ora perché sennò dopo sarà troppo tardi, come giustamente fa notare Francesco Piccolo. È arrivato il momento di mostrarsi realmente riformisti e alternativi a Berlusconi, al PdL, alla Lega e al centro-destra: bene ha fatto Bersani a sciogliere le ambiguità sulla Lega.
Bersani e Vendola archivino le ruggini personali, e insieme a Di Pietro affittino un palasport, un teatro, un posto grande insomma, e concretizzino quello che stiamo aspettando da anni.

Dai, che ce la facciamo.

sabato 18 giugno 2011

Lezioni di giornalismo

The Front Page, il sito di due mostri sacri dell'inutilità (Fabrizio Rondolino e lo spin doctor di Lettieri, Claudio Velardi) pubblica, a firma "Estremo55" un' impietosa presa in giro di un pezzo di Pippo Civati... Che non è di Pippo Civati, ma del pur bravo Paolo Cosseddu.

Per tutto il tempo si prende in giro Civati sulla base di un articolo scritto e firmato (guardate, è chiarissimo!) da un'altra persona. Ma d'altra parte l'avevano detto che avrebbero evitato "[...]troppi dettagli, che poi non si capisce il contesto".


Update: la vicenda assume toni ancor più surreali. Invece di scusarsi, l'autore del pezzo risponde così:

    estremo55 scrive:

    Effettivamente la e-mail arrivata è anonima. Perchè l’ho attribuita a Civati? Perchè mi arrivano costantemente input dal Blog di Civati in cui si parla della “Nostra Prossima fermata”, ci si invita a partecipare ad incontri con Pippo che parla a nome di Prossima Italia. Essendoci pubblicizzati sulla home page di Prossima Italia 5 libri definiti “i vagoni ” e in 4 su 5 appare Pippo Civati come autore, capirete che mi è sembrato proprio il suo stile. E ad una attenta disamina per me lo è a prescindere. Ma se invece ho scippato idee che sono solo di Cosseddu, idee che Civati non condivide, la prossima volta “Prossima Italia” firmasse la newsletter con un nome e cognome. Del resto vorrei ricordare, come scoperto da l’Espresso nel maggio 2010, che durante un voto on line (http://www.thefrontpage.it/2010/05/26/la-rivoluzione-in-un-solo-server/ )
    “Giuseppe Civati” sugli 8.345 voti totali ne ottenne 1.042, 1.776 e 2.478 da tre Ip unici…” Dunque ci sono momenti in cui quesi tutto sulla rete “sembra” venire da Civati …Altro che EPIC FAIL ! Allora le firme elettroniche (IP) le controllò l’Espresso e ancora non sappiamo chi danneggiò Civati. Altro che Bagaglino


Roba folle. Non riescono a capire la gravità del non controllare le fonti.

venerdì 17 giugno 2011

Enola-Alone

Leggo di questa cosa di Concita De Gregorio che lascia la direzione dell'Unità e, onestamente, non riesco a trattenere un filo di emozione.
L'Unità, dal 2009 circa, era diventato il mio quotidiano di riferimento: lì ho visto pubblicate due cose che ho scritto (una da solo, una con Cecilia Alessandrini), lì ho letto le cose belle di Francesca Fornario (con cui ho poi stretto una bella amicizia), di Mila Spicola, di Francesco Costa (che ora seguo al Post), mi sono incazzato per la bruttezza della rubrica "Il Congiurato". Di Francesco Piccolo, poi, ho già parlato.

L'Unità era diventato il giornale che noi, a casa, si comprava più volentieri: scoprire che sta finendo un ciclo, beh, lascia abbastanza sgomenti. E tristi.
A Concita faccio i migliori auguri e i miei complimenti: ha diretto un giornale storico e lo ha tirato fuori da un pantano di una gestione monolitica e incolore (Padellaro, of course, che nel passaggio al Fatto si è dimostrato completamente diverso) con un piglio deciso, moderno, senza mai perdere la leggerezza che la rendeva una delle migliori penne italiane.

Leggo che probabilmente sarà Claudio Sardo a dirigere l'Unità: non lo conosco, e internet non mi aiuta molto in questo. Vedremo.
Io spero non ci sia lo zampino del Partito: sarebbe una mossa completamente inopportuna e priva di senso.
Una considerazione personalissima: a me piacerebbe fare il giornalista, l'ho scritto tante volte. Un piccolo sogno era iniziare a muovere i primi passi in quel mondo nell'Unità di Concita, ho scritto tante volte alla direzione ma non si è mai concretizzato nulla. Peccato, davvero.


PS. Non capisco, come al solito, che cazzo voglia Fulvio Abbate.
PPS. Grazie a Giacomo Pirrone che mi ha segnalato il link scazzato!

martedì 7 giugno 2011

Piccolo, D'Alema, il ruolo degli intellettuali e le finestre chiuse

Premessa: io stimo Francesco Piccolo più di ogni altro editorialista/commentatore politico. Credo sia il miglior intellettuale in circolazione, capace di riflessioni sempre lungimiranti e, soprattutto, piacevoli da leggere.
Non è un mistero, chi mi conosce lo sa: lo apprezzo come scrittore, come sceneggiatore, mi piace quel che dice e, anche se non si vede (purtroppo!), tendo a ricercare uno stile simile al suo, quando scrivo di politica.

Francesco Piccolo ha scritto un gran bell'articolo uscito sull'Unità di ieri, che potete trovare qui. Con il suo stile arguto, con la consueta precisione, rappresenta in poche parole D'Alema come forse nessuno era mai riuscito a fare: senza caricature, senza esagerazioni, senza nessuna fascinazione. Il D'Alema di Piccolo compie un errore madornale, segnalato nella parte centrale dell'articolo:

Alla base del pensiero di D’Alema c’è una fiducia minima verso il parere degli elettori, e una sfiducia massima verso le altre forze di sinistra che non siano il Pd.

Credo basti questo, credo che non serva lo sfottò gratuito, come non credo che serva chiamarlo "baffino", "inciucista", dire che è "pagato da Berlusconi" o altre sciocchezze simili.
Stiamo parlando di un politico che ha perso la passione per tutto ciò che è "politica" (partecipazione, condivisione di progetti, capacità di dare fiducia alle persone) da almeno dieci anni, che non si fida più dei propri elettori.
Io credo che un politico così debba riflettere seriamente e serenamente. Forse potrebbe rendersi conto che è l'ora di fare un passo indietro, che non significa necessariamente dimettersi, andarsene sbattendo i piedi: significherebbe mettersi a lavorare con un profilo più basso. Non si sta chiedendo la "rottamazione" di D'Alema, anzi: una situazione del genere lo aiuterebbe molto, potrebbe recuperare il contatto con il paese e, forse, potrà contribuire ad una futura discussione congressuale, o lavorare ad alcuni elementi programmatici.

Non sta a me dire cosa dovrebbe fare D'Alema se decidesse di fare un passo indietro: deciderà lui, che di esperienza ne ha più di me. Ma non è più tempo della sfiducia verso gli elettori e del veleno gettato sugli alleati: è il momento delle convergenze di programma, del cantiere comune, della voglia di essere partiti, ed esserlo insieme agli altri. Smussando ciò che meno ci piace dei nostri alleati (il giustizialismo di Di Pietro, la poca pragmaticità di SEL) con nostre proposte condivise e capaci di guardare al futuro.

Pisapia ci dimostra che è con la vicinanza agli elettori che si vincono le elezioni. E la risposta piccata di D'Alema:

Mi aspettavo insulti da parte di Cicchitto ma sono rimasto perplesso dal fatto che l'Unità mi insultasse nel percorso indicato verso le elezioni. Si tratta di manifestazioni di primitivismo politico pericoloso.
conferma tutte le cose che Piccolo scrive nel suo articolo. "Primitivismo politico" è una definizione pessima, che può uscire solo dalla bocca di un politico che ha bisogno di ritornare a vivere attivamente nel paese che si propone di governare. E forse sarebbe meglio se D'Alema si dedicasse a prendere un caffè con qualche militante del PD: scoprirebbe che il governo tecnico non piace a molti, e l'alleanza con l'UdC meno che mai.

venerdì 3 giugno 2011

Dead or Alive Dimensions: quando non sono le tette a salvare la baracca




C'è qualcosa che funziona sorprendentemente bene in questo Dead or Alive Dimensions per 3DS.
Certo, chiariamolo subito: niente di epocale, intendiamoci. Però il nuovo gioco del Team Ninja si lascia giocare molto volentieri, e alla fine risulta divertente quanto basta a dare un po' di fiato alla prima ondata (sì, ciao) di giochi per la nuova console portatile di Nintendo.

Il lancio di una console è sempre problematico, ed è per questo che all'uscita si trovano spesso riedizioni, remake, versioni aggiornate di qualche vecchio titolo meritevole di una rispolveratina.
Dead or Alive Dimensions è questa cosa qui: una versione "riveduta, corretta e aggiornata" di quello che finora ha rappresentato la saga di picchiaduro di Temco. E anche un po' di più.
Paradossalmente è il "di più" a convincere meno: la modalità Chronicle, quella esclusiva per questo titolo, è una storia/tutorial pasticciatissima, confusionaria e delirante.
Capiamoci: nessuno qui desiderava una sceneggiatura degna di nota, coerente, fluida, come non si chiedeva un' attenta caratterizzazione dei personaggi - qui si era interessati alle mazzate. Ma è davvero difficile non sorridere davanti alla storiella raccontata dalla modalità Chronicle, che mette in scena pochissimi personaggi, (rispetto al cospicuo numero di personaggi, nella storia trovano spazio quasi solo Hayate, Kasumi, Ayane, Hayabusa, Christie e Helena) che, tra un incontro e l'altro, fanno cose, vedono gente (cattiva) si salvano a vicenda, poi si picchiano, poi si tradiscono, poi si alleano un po' con l'uno un po' con l'altro, e via dicendo, per cinque capitoli.

Il risultato è un' unione di scenette (che si possono saltare, ma allora che te la giochi a fare la modalità?) capaci, però, di mostrare almeno un minimo di direzione artistica quantomeno ricercata: i filmati sono realizzati un po' in CG, un po' con il motore di gioco, e a volte abbiamo delle schermate fisse (nei dialoghi) con solo piccoli dettagli in movimento (i capelli di Kasumi, tanto per fare un esempio).
Il tentativo di realizzare qualcosa di interessante c'è, e anche se non è del tutto riuscito, si può comunque lodare la solidità dell'impianto di gioco.
C'è poco da fare: Dead or Alive Dimensions, pulsanti e croce direzionale alla mano, è un picchiaduro 3D piuttosto ben fatto.
Il gioco è fluido, solido, e l'effetto 3D è piuttosto piacevole, donando una certa profondità a personaggi e ambienti, visibile anche da chi, come chi scrive, è poco stereovisionifico.
Si può obiettare che sì, Dead or Alive non è un picchiaduro molto tecnico: infatti non lo è nemmeno in questo episodio, anzi, risulta sorprendentemente facile da approcciare, ed è possibile vincere molti incontri semplicemente premendo il tasto "A", dando solo calci.

L'abbassamento del livello di difficoltà è una cosa da non sottovalutare, e forse l'altro grande dubbio che può venire una volta visto il numero di modalità di gioco (bassino: Chronicle, Arcade e Sopravvivenza, oltre al multiplayer) è: ma quanto lo si gioca?
In singolo dura pochino, nel senso che la già poco stimolante modalità Chronicle si finisce in fretta, così come la Arcade, complice il già citato livello di difficoltà estremamente abbordabile. Sopravvivenza è, come dice il titolo, "resta in piedi contro X avversari, che ti verranno mandati incontro uno alla volta", che è un'idea originale come il disco dei Last Shadow Puppets.

Lo stimolo del raccogliere i modellini per poi fotografarli viene meno dopo circa dieci minuti (davvero vi interessa fotografare dei modellini di Hayabusa, o di Ayane?), quindi non resta che l'online.
Che, sorprendementemente, funziona benissimo: nessun problema di lag, mai avuto difficoltà a trovare avversari, niente di niente. Forse i tempi di ricerca sono un po' lunghi, ma insomma, non ci si può lamentare troppo.

Se solo durasse un po' di più, fosse giusto un po' più variegato e capace di tenere i giocatori attaccati, sarebbe un grandissimo gioco, specie visto nell'ottica del "titolo di lancio". Ma non è esattamente così, e quindi ci si deve accontentare di un titolo valido, come no, solo un po' semplice e corto. Non è un gran male, e comunque ci si diverte parecchio, specie se vi piace giocare online.

mercoledì 1 giugno 2011

Oceania!

Mattia Ravanelli svela la tracklist del nuovo album degli Smashing Pumpkins!

(Malfidati: non lo sto certo linkando così, aggratis, solo perché mi darà una mano con la tesina di maturità!)