lunedì 30 maggio 2011

Night, night, what a beautiful night!

Sulla vittoria del centrosinistra a Milano, Napoli e in un sacco di altri posti sto leggendo un sacco di considerazioni, e in certi casi mi sembra che manchi un po' di visione di insieme.
Leggo molte persone che scrivono "non è una vittoria del PD, Pisapia era di SEL e De Magistris era dell'IdV". E, abbandonando un po' il mio tono riflessivo, mi viene da dir loro: "il cazzo". Non avete capito nulla.

E dire che il percorso delle primarie non è difficile. Ve lo riassumo brevemente.

Le primarie le abbiamo organizzate come centrosinistra.
Quando si fanno le primarie c'è un candidato che vince.
Quando si fanno le primarie gli altri candidati perdono.
I candidati perdenti si stringono attorno al candidato scelto dagli elettori, e lo sostengono.
Il candidato si presenta alle elezioni.
Il candidato vince alle elezioni, oppure perde.

In tutto questo, dire che il PD non abbia vinto è una semplificazione davvero inaccettabile. Le primarie vengono indette proprio per garantire candidati che siano graditi agli elettori, capaci di andare incontro alle esigenze specifiche di chi vive in un determinato territorio. In Calabria potrebbe non andare bene la stessa persona che in Emilia stravincerebbe.
Non c'è niente di strano se vince un candidato di SEL: evidentemente, in quel momento, in quel luogo, in quella situazione, è il candidato giusto. E i voti sono anche quelli del PD. E i militanti sono anche quelli del PD. E le braccia che montano i gazebo sono del PD, e i dirigenti che vanno a parlare sono quelli del PD. Le primarie sono anche del PD: a volte le vince, a volte le perde.
Le primarie, se fatte con intelligenza, si rivelano un modello vincente non solo dal punto di vista elettorale, ma anche da quello strettamente partecipativo, avvicinando il candidato all'elettorato. Mica poco, direi.

Questione De Magistris: la scelta Morcone a Napoli era interessantissima, una bravissima persona meritevole di una vittoria. Incidentalmente, anni di gestione disastrosa del PD lo avevano condannato a una sconfitta certa. Non si poteva fare altrimenti, anche in vista delle primarie non-fatte-con-intelligenza.
Quindi va bene De Magistris, in lui abbiamo riposto le nostre speranze e, porca miseria, abbiamo fatto bene.

Poi certo, da domani si dovrà parlare di alleanze (ma secondo me ci sono già, basterà tenere a freno D'Alema e seguire la linea Latorre, incredibilmente), si dovrà metabolizzare il risultato, fare analisi. Giungere ad una sintesi.

Ma adesso basta, almeno per oggi.
Adesso bisogna far roteare il pisello a tutta velocità, modello elicottero.
Perché abbiamo vinto 4 a 0.
Zen, baby.

giovedì 26 maggio 2011

L'Italia del 2025: proposta che farei alla Segreteria Nazionale del PD, se riuscissi a trovare le mail dei componenti

Gentili membri della Segreteria Nazionale,
vi scrivo da iscritto, da militante, da aspirante giornalista. Mi chiamo Enrico Procopio, ho diciotto anni, e vi voglio fare una proposta.
Critichiamo sempre il governo Berlusconi, e facciamo bene, ma ci serve un passo in più. E sì, lo so che abbiamo le nostre proposte, eppure vorrei che voi membri di segreteria vi prendeste una responsabilità maggiore: mi piacerebbe che raccontaste a me, come alle generazioni passate, come sarà l'Italia del 2025, se governeremo noi.
Sarà un'Italia migliore? E come? Cosa intendiamo fare per raggiungere questo risultato?
Eddai, mica vorremo farci scippare la capacità di sognare dal primo Vendola che passa, no? Noi sogniamo le riforme, che detta così pare una roba un po' moscia, però a me piacerebbe molto sentire cosa ha da dire Fassina sul futuro del lavoro, o Francesca Puglisi sulla scuola.
Vi faccio dei piccoli esempi: quale sarà il rapporto della scuola con la tecnologia? Troveremo la capacità di ripensare un modello scolastico che regge completamente sulle spalle degli insegnanti?
Carmassi, e la famiglia? Cosa diventerà? Si reggerà sulla tradizione che tanto piace a Giovanardi o saremo capaci di andare oltre? E il rapporto del centro-sinistra con l'associazionismo?
Gli spunti sono tanti, possiamo ragionarne insieme (o potete fare voi, o potete non fare un bel niente, eh, liberissimi), trovare un bel nome per l'iniziativa, o che ne so io, e magari far sapere alla gente qual è la nostra visione di futuro. Noi siamo la sinistra, siamo i progressisti, ma se ci facciamo bloccare dalle provocazioni di Berlusconi il progresso ce lo scordiamo!

E, soprattutto, sarebbe bellissimo se Bersani ci raccontasse come vede il futuro. Se c'è una cosa che il Segretario sa fare è proprio quella di sedersi, accendersi un sigaro (fuma, o no? vabbè, nel mio immaginario Bersani fuma il sigaro) e parlarti in maniera schietta e franca di cosa pensa.

Questa è la mia proposta, valutate voi.
Vi saluto, continuate a fare bene.
In attesa di risposta,

Enrico Procopio
Circolo PD di Budrio, Bologna
enrico.procopio@gmail.com

mercoledì 25 maggio 2011

Predicare stanca? Generation Terrorists, 1992

La copertina

È bruttissima e pacchiana. Ma quest'album non potrebbe averne un'altra. Vediamo perché.

Il disco

Generation Terrorists è il disco di esordio dei Manic Street Preachers in formazione a quattro: James Dean Bradfield, Nicky Wire, Richey James Edwards e Sean Moore.
Teoricamente dovrebbero suonare, rispettivamente, chitarra, basso, seconda chitarra, batteria: in realtà sarà JDB a suonare tutte le linee di chitarra e basso, oltre a cantare, e Sean Moore userà una drum machine. I testi li scrivono Wire ed Edwards.

È un disco di glam rock, con punte di glam metal e di ruffianeria pop. E' lungo, molto lungo, ci sono diciotto brani. La versione che ho acquistato io non è rimasterizzata, ed essendo un disco di esordio del '92 suona ad un volume leggermente più basso degli altri. Dura un'ora e venti.
Si apre con Slash N' Burn, che è una tirata glam con un giro di chitarra davvero orecchiabile, che si ricorda facilmente e che, soprattutto, ci permette di capire che sto ragazzotto gallese, alla chitarra, ci sa fare, e si chiude con Condemned To Rock 'n' Roll, che è un pezzo glam metal, con anche il riff che si arrotola su se stesso, e la voce di JDB che tenta di essere graffiante - e ci riesce.
JDB non si rilassa mai, durante il disco: mantiene sempre toni piuttosto alti, e tocca punte notevoli nei ritornelli, ha già uno stile sufficientemente maturo.
In mezzo ci sono un po' di pezzi davvero riusciti: Motorcycle Emptiness, Born To End, You Love Us, Nat West-Barclays-Midlands-Lloyds, Repeat (anche nella variante Stars & Stripes), in grado di mostrare cosa i Manics sono capaci di fare. Il songwriting è tutto fuorché centrato: spesso è fuori fuoco, prolisso (Motorcycle Emptiness), e alcuni pezzi, tipo Damn Dog, sembrano pià dei riempitivi.
Disco sufficiente, dolcemente fuori dal tempo (un disco glam rock uscito nel 1992, tra un po' sarebbe esploso il grunge), più interessante dal punto di vista storico che di vero e proprio ascolto.

I testi

Abbastanza confusi, e per questo davvero atipici. Belli, alcune punte di interesse sono nel gran bel testo (a suo modo) di Born To End:

La bomba H è l'unica cosa che porterà libertà nella nostra vita
Sotto il cielo blu vuoto e morente
Bruciano le bambole di Nagasaki

Che è un'immagine notevole, sia pur nella sua poca grazia.
E poi, in Motorcycle Emptiness, c'è un verso che ha accompagnato a lungo questo blog

Under neon loneliness
Motorcycle Emptiness

Un senso di solitudine - solitudine al neon - che, unito al tono comunque malinconico della canzone, crea un effetto estremamente particolare. È, in parte, la chiave di volta di un certo modo di fare musica dei Manics (specie in Lifeblood).
Per il resto, si segnala la rabbia contro le banche e il sistema economico di Nat West - Barclays - Midlands - Lloyds, le accuse ai reali inglesi di Repeat, la riflessione sul ruolo femminile di Little Baby Nothing, di cui vale la pena citare una frase, secondo me molto efficace:

La tua mancanza di ego offende la mentalità maschile

Che è una specie di manifesto programmatico: mostrare l'emancipazione attraverso la mancanza di ego. Una superiorità morale - e questa è di Richey Edwards, c'è da scommetterci.
Si segnalano, oltre a questo, le citazioni poste nel booklet, in apertura, ciascuna direttamente collegata a una canzone, che trovate qui.

I video

Little Baby Nothing


Tamarro, tantissimo. Si segnalano la falce e il martello glitterata.

Slash N' Burn


Notevolissimo telaio di Bradfield, che all'epoca, a sensazione, faceva palestra. Per il resto, gente sfattona ripresa a caso, ben diverso dallo stile radical-chic adottato da Everything Must Go in poi.

Motorcycle Emptiness


Altro video bruttino, non molto da segnalare. Look di Nicky Wire già bello glam, che non abbandonerà quasi mai.



Predicare stanca? L'evoluzione dei Manic Street Preachers (prologo)


Era una cosa che volevo fare da un sacco di tempo. I Manic Street Preachers sono una delle mie band preferite, ne ho scritto spesso (c'è la tag apposta, per le puntate precedenti!), ed è quella di cui seguo più volentieri gli aggiornamenti.
Appurato che il nuovo disco si chiamerà, probabilmente, 70 Songs Of Hatred And Failure, mi piacerebbe fare una sorta di percorso della storia della band.
Partendo da Generation Terrorists e arrivando a Postcards From A Young Man, analizzando i dischi da diversi punti di vista. Copertina, design, musica, testi, arrivando anche al look dell'epoca. Con i video ufficiali, i singoli. Una cosa seria, sempre però vissuta dal mio personalissimo punto di vista.
Vediamo se ce la faccio.


Questo qui è proprio Born to End


martedì 24 maggio 2011

L'accoppiata vincente

Massimo Fini è stato intervistato per il blog di Beppe Grillo. Per discutere di democrazia. Massimo. Fini.
Vi cito solo l'apertura del post:

Fini va ascoltato in silenzio, come si ascoltano i saggi, come si degusta, di fronte al camino, un vino invecchiato della propria cantina.

Niente da aggiungere, dite? E invece no!

[...] in modo brutale l'ho scritto quindi lo dico, [la democrazia rappresentativa] è un modo sofisticato per metterlo nel culo alla gente, soprattutto alla povera gente, con il suo consenso. Comunque è un involucro... è l'involucro legittimante di qualcosa di molto più inquietante che è il modello di sviluppo occidentale, quello che stiamo vivendo, insomma, quello contro cui qualcuno di noi si batte, insomma.

Insomma. Buona visione.




martedì 17 maggio 2011

Pure evil (Nord Europa, metà anni '90)

Per noi giovani metallari il nuovo look degli iwrestledabearonce è qualcosa di commovente.

Ancora tanta strada da fare

Tempo fa io e Cecilia Alessandrini dicevamo delle cose che, col senno di poi, si sono rivelate piuttosto azzeccate: avete visto i risultati del voto di ieri?
Il centro-sinistra ha vinto senza il Terzo Polo - che poi Polo non è, visto che, sostanzialmente, conta poco: è un dato non da sottovalutare, e soprattutto un dato che legittima tutto un percorso che io sostengo da tantissimo tempo.
Con le primarie, con l'alleanza PD-SEL-IDV si vince, e si vince anche bene.

Certo, l'altro giorno ho scritto delle cose che ad alcuni non sono piaciute: ma come, mi è stato detto, fai un discorso così veltroniano, così lontano da quello che dicevi nella tua lettera.
Niente di più falso. Andiamo con ordine.
Prendiamo i risultati elettorali: a Torino ha vinto benissimo Fassino. Ha vinto, secondo me, anche perché il processo delle primarie gli ha regalato una legittimazione che non avrebbe avuto, se fosse stato "calato dall'alto".
A Bologna Merola è passato al primo turno: sono segnali importanti, sono una vittoria del PD e del centro-sinistra tutto.

A Milano il candidato di maggioranza relativa è Giuliano Pisapia, appoggiato inizialmente da SEL. Anche lui scelto attraverso le primarie, è diventato il candidato di tutto il centro-sinistra, implicitamente anche del PD.
Pisapia ha vinto anche e soprattutto per gli sforzi dei militanti e sì, anche dei dirigenti, del Partito Democratico: l'iniziativa di Pippo Civati "Tuttixmilano" è solo il primo esempio che mi viene in mente, ma penso anche alla presenza di Bersani nell'ultimo periodo.
Abbiamo avuto un risultato così positivo perché ci siamo messi in gioco, abbiamo fatto una sfida aperta e, dal giorno successivo a quello delle primarie, abbiamo lavorato per costruire un risultato, senza divisioni, senza personalismi: perché era giusto sostenere un candidato come Giuliano Pisapia, che era - e che è - semplicemente la persona giusta, scelto dai cittadini.

È una strada di una semplicità imbarazzante, ed è quello che rimprovero ai miei dirigenti da un sacco di tempo: non essere capace di costruire un progetto con l'uomo giusto, di sinistra, coerente con le nostre idee, senza inseguire il centro, che semplicemente non è interessato ad un'alleanza con noi.
Prendiamo Napoli. Le divisioni interne del centro-sinistra ci hanno portato ad una situazione non necessariamente negativa, ma che poteva essere molto, ma molto più lineare: un po' di dialogo interno non avrebbe fatto male, probabilmente.
Anch'io preferivo Morcone, da certi punti di vista, ma presentarsi divisi con un avversario come Lettieri, in una città in cui non abbiamo fatto una bellissima figura, è semplicemente senza senso.

A proposito di cose senza senso. Tornando a casa, alla radio, ho sentito dire da Di Pietro che "l'IDV non è un partito di sinistra, è un partito post-ideologico". Sono frasi che mi lasciano sempre molto perplesso, come mi lascia perplesso il fenomeno del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo.
Io non credo che il M5S stia avendo un successo inaspettato. Non credo che sia così difficile raccogliere consenso tra delusi dal centro-sinistra e astenuti sulla base di programmi con qualche spunto interessante, faccette pulite e simpatiche e un picchiatore peso massimo come Grillo che ti spiana la strada. O esagero?
Dovranno decidere cosa fare da grandi, i ragazzi con la faccia pulita e la poca esperienza, e decidere se stare con la Moratti o con Pisapia, con Bersani o con Berlusconi. E non credo che il "siete tutti uguali, siete tutti morti" varrà per sempre.

Cosa ci aspetta il futuro? Questo non lo so. Una volta conclusi i ballottaggi, dovremo lavorare per costruire un nuovo Partito Democratico, come dicevo ieri. La segreteria Bersani rimane in piedi, ma la richiesta di assunzione di responsabilità con cui chiudevo il mio scorso post rimane valida e urgente.
E sì, continuo a sostenerlo: sia il PD la base della futura alleanza PD-IDV-SEL (-Fds? Ne riparliamo?), è la cosa naturale e necessaria per il paese, e per il centro-sinistra. Un'alleanza non si forma con ricatti e frasi dette a metà: si faccia un programma, si stabiliscano dei punti fermi, e gli altri si aggreghino, discutano, si confrontino.

C'è ancora tanta strada da fare.



domenica 15 maggio 2011

Voler bene al PD

Non sono io a dovervi dire l'importanza di andare a votare, e nemmeno mi interessano congetture e previsioni: voteranno le persone, e basta questo.
Credo che però si sia arrivati davvero ad un punto di svolta. Troppe cose sono "in transizione", specie nel centro-sinistra.

Ci stiamo giocando il futuro di un'intera parte politica, in questi anni. Il modello del Partito Democratico - erede del PCI, del PDS e bla bla bla -, quello di un grande partito che mira a costruire un aggregatore di forze che vengono da storie e culture diverse, ma con almeno alcuni punti fermi; una "sinistra/non sinistra", che è quell'area tutta particolare formata da Italia dei Valori e Movimento Cinque Stelle, e la "nuova sinistra" di Nichi Vendola, con posizioni più dure ma comunque responsabile, alla ricerca di un modello di governo compatibile con queste posizioni (e ce la faranno, ne sono convinto). Il modello di Rifondazione, anzi, meglio, della Federazione della Sinistra, è invece quello di cercare unità programmatica (secondo me impossibile, con questi dirigenti).

Io credo che, oggi, il Partito Democratico sia, nonostante tutto, il partito che meglio rappresenta l'elettore di sinistra. Ci sono tante mancanze, tanti errori, tante incomprensioni nella sua storia, anche recente, c'è una classe dirigente che ha decisamente fatto il suo tempo, episodi imbarazzanti e lacune nel programma (vedi quest'argomento qui).
In un mondo che è cambiato, in un' Italia diversa dove la rivoluzione ci dev'essere sì, ma dev'essere culturale, pacifica, antiberlusconiana. Antiberlusconiana, sì, perché l'antiberlusconismo non è rappresentato dalle dichiarazioni sguaiate di Grillo e, alcune volte, di Antonio Di Pietro: essere antiberlusconisti è essere diversi, evitare di urlare, di fare demagogia, e tenere bene a mente che noi, a fare così, perdiamo. Perché siamo diversi, cavolo, lo siamo sempre stati, con tutti i nostri sbagli - in un'Italia così c'è bisogno di un grande partito di centro-sinistra, inclusivo e davvero aperto. Questo è il PD, questo sarà il PD.

Un giorno ce ne renderemo conto, e rimpiangeremo gli applausi fatti ad Italo Bocchino (il più violento e sgradevole dei finiani), a Fini, le pacche sulle spalle e le occhiate complici a chi preferisce attaccare Bersani e non Berlusconi, quasi si sia dimenticato chi è davvero l'avversario. Rimpiangeremo i voti di protesta contro il PD, e penseremo che forse era meglio votare contro Berlusconi.
Non sarà quella sinistra/non-sinistra a cambiare il nostro profilo: la sinistra è garantista, alla sinistra non importano i processi, non importa la storia giudiziaria, non interessano gli attacchi strumentali. Se c'è da sostenere una missione militare in Libia non si voterà una mozione con cui non concordiamo "per far cadere il governo", perché non è la cosa giusta da fare.
Non diremo che sono tutti uguali, che sono tutti morti, sapremo fare autocritica: faremo la cosa giusta, e la faremo per il bene di tutta l'Italia.

Il Partito Democratico farà la cosa giusta, e la farà con tutti gli altri partiti di sinistra, se lo vorranno: ma sarà il PD a proporre, e gli altri ad aggregarsi.
Non è più tempo di farsi condizionare. Da lunedì inizia una fase nuova, di responsabilità. E soprattutto di assunzione di responsabilità, per tutti: dai dirigenti più anziani a quelli più giovani, che dovranno dare un segnale forte. Ne riparliamo lunedì sera, alla luce di qualche risultato concreto.


mercoledì 4 maggio 2011

Au Revoir Simone: Still Night, Still Light


Le Au Revoir Simone hanno tantissimi meriti: in primis permettono al titolare del blog di rilassarsi con una facilità disarmante; basta mettere su un disco a caso, per esempio The Bird of Music, quello del 2006, e il mondo acquista una luce diversa.
Di default il gruppo del "torno a casa in macchina, da solo, di notte", le sonorità così dilatate, così eteree, aggraziate, delicate sono una miscela di sintetizzatori, batteria elettronica e voce sognante.

Le tre ragazze - Erika Forster, Annie Hart ed Heather D'Angelo - sono belle, e sono brave. Costruiscono un'estetica fatta di vestitini svolazzanti e piedi scalzi, di natura, di provincia e di città (tutte viste in inverno), libera dall'inquietudine, dai problemi, dai dubbi: parlano di amore, di vita, di piccole cose, di momenti felici e riflessioni sui sentimenti. Sono un gruppo pop, nella migliore delle accezioni possibili.

A parte in Still Night, Still Light, il loro disco del 2009. Probabilmente frutto di una maturazione professionale e umana, le Au Revoir Simone mandano in stampa il loro lavoro meno accessibile, meno "facile" da ascoltare (non siamo dalle parti di un gruppo prog, ma insomma, ci siamo capiti), eppure anche quello più riuscito.
Still Night, Still Light è il racconto di una ragazza che ha messo via il diario delle superiori, quello con la foto del ragazzo conosciuto in vacanza, è il racconto delle separazioni, delle partenze, della lontananza, della ricerca di una felicità interiore. Lontana sì, ma certo ancora raggiungibile: ma gli ostacoli della vita sono tanti, e bisogna fare delle scelte.

E allora i ricordi si sporcano di blu scuro, e anche se la struttura è sempre la stessa - un pattern di batteria, le tastiere, le voci - qui tutto diventa più adulto, meno fiabesco. Più cupo, testi compresi. Shadows ne è un perfetto esempio: su una tastiera malinconica, una voce racconta di una separazione fisica tra una coppia di amanti - la scelta è dell'altro, potrà decidere se seguirla o meno. "Sto partendo, spero tu venga con me, perché non sono forte, senza di te. Non dare la colpa alle tue ombre, perché conosco tutto di te".

È diverso, semplicemente diverso, dalla voce che diceva, in Stars (da The Bird of Music): "mi fai venire voglia di misurare le stelle con una calcolatrice e un righello". C'è la voglia di raggiungere, come si diceva prima, uno stato d'animo migliore (Knight of Wand, ipnotica e notturna, dove il battito di mani che intervalla spesso le canzoni delle Au Revoir Simone diventa qualcos'altro), prese di coscienza (Only You Can Make You Happy), ritmi sincopati (Anywhere You Looked), strutture minimali (We Are Here).

Ma sono soprattutto le sensazioni regalate a rendere Still Night, Still Light il miglior disco delle Au Revoir Simone, e possibile capostipite di una scena musicale che, spero, non arriverà mai. Perché la loro è una miscela perfettamente calibrata, dove un elemento fuori posto può rendere stucchevole una composizione nel giro di un attimo.
Promosse a pieni voti, aspettiamo il prossimo disco.
Video live di Knight of Wand: andiamo, non le sposereste? Io sì. Tutte e tre.




lunedì 2 maggio 2011

"Quindi perché sei così triste?"

Quando sono crollate le Twin Towers avevo 9 anni compiuti da poco. A scuola ci fecero riflettere su questa cosa, ci chiesero di fare un disegno accompagnato da una didascalia.
Ricordo il mio disegno - bruttissimo, un tratto che non sapeva dove andare a parare, incerto, e che, soprattutto, non è mai migliorato - e la scritta: "spero che il colpevole venga catturato e che gli diano l'ergastolo". Le scritte di noi bambini erano molto interessanti, spero che la scuola le abbia conservate: c'era un po' tutto quello che potevi sentire in giro all'epoca. Le solite frasette patetiche e poco sentite (ma che in bocca a noi, però, un po' sentite lo erano), c'erano i pacifisti che dicevano "speriamo che non scoppi la guerra", c'era chi se ne fregava (comprensibilissimo), c'era pure il cospirazionista che diceva "è una montatura degli americani che vogliono prendersi il petrolio".

Fino alla campagna elettorale di Veltroni del 2008 sono stato sempre più a sinistra dei DS: per questo non avevo nessuna fascinazione verso gli americani, non sopportavo il concetto di guerra in Afghanistan e poi in Iraq, rabbrividivo al pensiero delle bombe, e pensavo che questi estremisti islamici fossero degli stronzi, e non sapevo esattamente cosa fare. Non volevo la guerra, ma non volevo nemmeno che questi la passassero liscia.
Non me ne intendevo molto di relazioni internazionali, guardavo Michael Moore e ridevo un sacco sulle gag in flash di Gino il Pollo, leggevo Il Manifesto, e mi ricordo pure la frase dell'allora direttore (o no?) Barenghi sui tagliatori di teste di Saddam e sugli americani, e lui che preferiva i secondi.

Anch'io preferivo i secondi, ma continuavo a essere critico verso questi conflitti, verso Bush (sembra passato un secolo), ricordo Blair, che tutti definivano "il maggior supporter di Bush", e in Italia i DS, i cori "chi si astiene non si oppone", le bandiere della pace (ne ho ancora due, da qualche parte), gli adesivi sulla macchina - "Io ripudio la guerra" - di un sacco di gente, e io che non sapevo proprio cosa fare.
Fahrenheit 9/11 visto a scuola alle medie, e la cosa dell'aereo con la famiglia Bin Laden dentro che vola via dagli USA negli attimi successivi agli attentati, una roba che poi moltissimi han detto che non era vera, ma io alle medie ci avevo creduto.

Ora Bin Laden è morto, e io non è che sia poi così felice. Non mi interessa il complottismo da quattro soldi di chi dice "eh, l'hanno beccato vicino alle elezioni", "eh, quanto tempo ci han messo": l' hanno ucciso oggi perché l'hanno ucciso oggi, e ci hanno messo tanto tempo, sì, come noi a beccare Totò Riina. Non mi interessano le sparate qualunquiste, come non mi interessano le feste in strada degli americani, le urla, gli schiamazzi: per quanto mi riguarda è morto un uomo, un morto spregevole, ma non mi interessa festeggiare la sua morte. Mi interessa ciò che succederà, quello sì, e ritengo che sia un giorno importante, e sono contento se ciò comporterà un riassetto di tutto quello che concerne il terrorismo e i rapporti internazionali.

Torno ad oggi. Guardo verso la Libia, la prima guerra di cui mi sento responsabile, e sono preoccupato, sento le cronache di quello che fa Gheddafi e rabbrividisco, e penso che il mio sostegno alle operazioni militari (primo sostegno di questo genere della mia vita, dato tra tante lacerazioni d'animo) non fosse sbagliato, non del tutto almeno: credo che il pacifismo fine a sè stesso lasci le donne e gli uomini libici ancora più soli, proprio visto ciò che stiamo leggendo.
Certo, non sono le notizie sulle violenze che devono far decidere o meno se sostenere le operazioni militari, ma ecco, io oggi sento moltissima pesantezza nel cuore, e ho molta paura per il futuro.

Spero che la morte di Bin Laden possa essere un colpo decisivo al terrorismo, che non siano solo parole, avrei voglia di fidarmi di Frattini, di Obama, di Sarkozy, ma non ce la faccio fino in fondo.

Questo era il mio post sulla guerra, sulle guerre: forse è un po' confuso, ma va bene così.

domenica 1 maggio 2011

Le linee sfocate

Ho aspettato un po' prima di scrivere qualcosa sul caso della pubblicità dell'IKEA: sapevo che avrebbe avuto una notevole eco, e poi volevo affrontare la cosa da un altro punto di vista.
The story so far: Ikea fa uscire una pubblicità con due maschi che si tengono per mano, di spalle. "Siamo aperti a tutte le famiglie" è lo slogan, idea carina ed efficace.
Fatto sta che Giovanardi, sottosegretario alla Famiglia, si indigna, dice che non va bene:

«Contrasta a gamba tesa contro la nostra Costituzione, offensivo, di cattivo gusto. L'Ikea è libera di rivolgersi a chi vuole e di rivolgere i propri messaggi a chi ritiene opportuno. Ma quel termine "Famiglie" è in aperto contrasto con la nostra legge fondamentale che dice che la famiglia è una società naturale fondata sul matrimonio, in polemica contro la famiglia tradizionale, datata e retrograda»

Che è una scemenza bella e buona, siamo tutti d'accordo. Makkox lo percula divinamente con una vignetta uscita sul Post la domenica di Pasqua, che trovate qui.
Poi escono le dichiarazioni di Giorgio Merlo, deputato del PD:

“Un conto è denunciare il fallimento del Governo sulle politiche per la famiglia e per l’infanzia. E’ appena sufficiente ricordare il pesante taglio deciso dal Governo Berlusconi a favore delle famiglie italiane. Altra cosa, invece, è ricordare e custodire il valore costituzionale della famiglia. Su questo terreno il sottosegretario Giovanardi ha ragione. Senza se e senza ma. E il messaggio pubblicitario dell’Ikea va denunciato. Almeno per chi crede nel valore costituzionale della famiglia”.

Che sono un colpo al cuore per ogni democratico, e che non vengono molto apprezzate, tanto che
lo stesso Merlo sarà costretto a provare a mettere una pezza cancellando il post sul suo blog, e poi una pezza alla pezza, quando tutti si accorgeranno della misteriosa sparizione (se ne occupa benissimo Metilparaben).

Francesca Fornario e Simone Salis (ma come dimenticare Luca Sappino e la sua interpretazione da Oscar?) si inventano questa cosa qui sotto:


Bella, vero? Si percepisce proprio l'amore tra Sappino e Salis. Comunque sia, la cosa fa il botto di visualizzazioni, e il passo successivo di Arcietero (a proposito, firmate la petizione!) è favorire la partecipazione attiva delle persone, con un flashmob - qui il servizio del TG3 - che dev'essere stato davvero divertente.

Nel frattempo arrivano anche le pubblicità di Eataly e easyJet, sulla scia di quella di Ikea. Anna Paola Concia, deputata del PD, fa uscire questo comunicato stampa:

La pubblicita' dell'azienda Eataly, pubblicata oggi su La Stampa, raffigurante due donne che si tengono per mano con a fianco la scritta 'Anche noi di Eataly siamo aperti a tutte le famiglie', 'e' sicuramente la giusta risposta a chi come Giovanardi, vorrebbe minare la coesione sociale, portando avanti idee discriminatorie nei confronti di una parte dei cittadini'. Lo dichiara Anna PaolaConcia, deputata del Partito democratico.

'Aziende come Ikea e Eataly, sanno perfettamente che le persone gay, lesbiche e trans contribuiscono a fare girare l'economia nel nostro paese e quindi sono consumatori al pari di tutti gli altri cittadini italiani, e non ultimo pagano le tasse. Il mio rammarico - continua la deputata - e' che come sempre accade in Italia, la societa' civile sia piu' avanti rispetto a una politica giurassica, che non sa governare il cambiamento e ha paura del futuro. Del resto come ci dicono tutti gli studi di settore, le aziende aperte verso le diversita' sono quelle che funzionano meglio e che hanno piu' successo sul mercato. Per questo motivo - conclude Concia - voglio fare un appello al mondo delle imprese italiane che so essere molto sensibile al tema dell'innovazione: seguite l'esempio di Ikea e di Eataly attraverso campagne pubblicitarie gay friendly che valorizzino la cultura dell'inclusione e del rispetto. Insieme possiamo costruire un Paese migliore e piu' moderno per tutti'. (ANSA).


Giusto, condivisibile, ma non sufficiente. Non basta la società civile, ci vuole la politica, e la politica, esattamente, dov'è? Dov'è Pier Luigi Bersani, dove sono tutti gli altri, perché non riusciamo a dire nulla che non sia quello che è stato detto da Giorgio Merlo (ovvero una cosa improponibile e imbarazzante)?
Qui c'è il punto che mi interessa particolarmente, ed è per questo che ritengo la faccenda dell'Ikea degna di una riflessione piuttosto seria: il cambiamento reale, quello che porta gli omosessuali a potersi sposare, non nasce da un'azienda. Non cammina sulle gambe della pubblicità, non può essere un'azienda di mobili, per quanto progressista, a sostituirsi alla politica. Ben vengano iniziative di questo tipo, sono utili a sensibilizzare, ma le svolte, quelle vere, quelle che portano a grandi cose, le deve fare il Parlamento. Lo so, è difficile crederci, ma senza un centrosinistra che crede in questo tipo di valori e fa una battaglia dentro il Parlamento possiamo fare tutte, ma proprio tutte le pubblicità del mondo, ma saranno tutte utili a una sola cosa: vendere meglio i prodotti in questione.

Su Facebook decido di scrivere una cosa, per vedere l'aria che tira.

Bene Ikea, bene Eataly, però ora i diritti dei gay li difendiamo noi del PD. O no, compagni, amici, democratici, 'nsomma, tutti?

E paradossalmente non arrivano le risposte che mi aspettavo ("forza, muoviamoci! dobbiamo fare di più, dobbiamo fare meglio!", cose così), anzi. Una di queste dice così:

mamma mia.....sembra si stia parlando della protezione dei pellerossa.....qui van garantiti i diritti di liberta' alla persona. E basta, o no? altro che compagni, amici, democratici, io direi, persone, relazioni, liberta'. buona serata. Un liberale saluto.

E poi, ancora, sempre dallo stesso amico di Facebook

Enrico, scusa se mi permetto. Ma non e' possibile sia un partito a doversi ergere a garante dei diritti di qualcuno.....un sistema intero dovrebbe farlo, appunto attrraverso la promozione dei diritti alla persona....

Come per le aziende, allo stesso modo è difficile pensare, oggi, in Italia, con questa classe politica, ad "un sistema intero", per citare il mio amico, capace di garantire a tutti gli stessi diritti: senza nessuna lotta, senza nessuno scontro parlamentare, senza che una parte politica (la sinistra, possibilmente, grazie) prenda in mano le cose e decida che quella è la cosa giusta da fare. Ma è una bella idea, eh: solo ne riparliamo tra vent'anni, quando avremo finito di ricostruire tutto dalle macerie.
L'omofobia si può arginare e fermare, ma è una strada lunga, e sarebbe meglio che cominciassimo noi. Da ieri, possibilmente.

Il PD, SEL, l'IDV, Rifondazione, i Socialisti, i Radicali, insomma, i partiti progressisti "partano insieme", non perdano l'occasione e mostrino la loro capacità di cogliere il presente. Se ce l'hanno.
Perché a stare dietro a Giovanardi e Giorgio Merlo si finisce male.