domenica 17 aprile 2011

Una vita col cinema: dall’alba alla notte

(Questo è un lavoro che ho spedito alla rivista di cinema con sede a Bologna “Fuorivista”. Il concorso si chiama “Il Lampo della Comunicazione”. Lo metto qui, male non fa.)




Una delle cose che il cinema ha sempre cercato di raccontare è la vita, nelle sue innumerevoli sfaccettature.

I cambiamenti sociali, culturali, politici, i riferimenti ideologici, le rivoluzioni estetiche: il cinema è uno dei media più indicati per fissare su schermo, in maniera indelebile, tutte queste piccole o grandi trasformazioni.

Con questo saggio proveremo a mostrare, in maniera efficace, gli elementi che rendono due pellicole - Scott Pilgrim vs. The World di Edgar Wright e Thank You For Smoking di Jason Reitman - due veri e propri lampi comunicativi, la loro stratificazione, e il perché potrebbero cambiare un certo modo di fare cinema.

Come nel più bel disco degli Smashing Pumpkins, “Mellon Collie and the Infinite Sadness” sublime opera rock degli anni ’90 (una decade molto cara ad entrambi i film), partiremo definendo due periodi: se lì, insieme, rappresentavano l’arco di una giornata, qui vedremo l’arco di un’intera vita.
Scott Pilgrim sarà la nostra guida alla gioventù, e Nick Naylor ci farà riflettere sull’età adulta, e sul mondo del lavoro.


Scott Pilgrim vs The World: perché siamo tutti Scott Pilgrim, perché tutti tifiamo per lui, perché tutti lottiamo per una Ramona.


Scott Pilgrim vs. The World (d’ora in poi SPVTW) è una pellicola che nasce da un fumetto, e che non riesce a staccarsi dalla sua fonte d’ispirazione. Ma soprattutto non vuole.

Una trama semplicissima: il giovane Scott si innamora della splendida Ramona Flowers, apparentemente ricambiato. Ma, per ottenere fino in fondo il suo amore, dovrà sconfiggere i sette malvagi ex di Ramona, liberandola dal peso di un passato che non la lascia andare via.

L’intuizione è fulminante: prende una situazione che tutti conoscono e la rende una sfida impossibile, qualcosa che solo un grande eroe può fare.

Scott è un eroe: il cartellino di presentazione a inizio film ci avverte - è “Awesome”. Squattrinato, con la testa tra le nuvole, una soglia di attenzione bassissima, una maglietta degli Smashing Pumpkins sempre addosso (“Zero”, il grido di una generazione) e una grande determinazione nell’ottenere ciò che vuole: l’amore di Ramona.

Ramona, invece, è un personaggio più complesso. Un passato burrascoso, tante storie d’amore “mordi e fuggi”, arriva a Toronto - la città di Scott - per lasciarsi alle spalle il passato, e iniziare da capo. Apatica, poco espressiva, un personaggio che fa quasi temere che Mary Elizabeth Winstead, l’attrice, non fosse semplicemente a proprio agio nel ruolo: in realtà è solo incapace di essere felice, perché, forse inconsapevolmente, ha portato con sé il suo fardello a Toronto.


SPVTW è un fumetto, ma è anche un videogioco e un videoclip: è tutte queste cose insieme, prima ancora che un film.
A livello estetico giunge il primo, geniale lampo della comunicazione: tutto il film è ispirato all’estetica dei fumetti e dei videogiochi, e lavora incessantemente sulla colonna sonora per comunicare qualcosa in più

E’ un ragazzino con la bici nuova che impenna tutto il tempo per farti vedere cosa sa fare, con quella bici appena comprata: nei titoli di testa vediamo già i primi segnali. Onomatopee (il “ONE! TWO! THREE! FOUR!” di Kim, quando attacca a suonare, e i lampi che escono dal basso di Scott), la colonna sonora creata in gran parte dalle band che si avvicendano sui vari palchi e, soprattutto, le battaglie con i sette malefici ex.

Prendendo spunto dalle battaglie con i “boss di fine livello” dei videogames, Wright gira un film che, in molti punti, diventa un videogioco: appare su schermo la scritta “vs.”, la barra d’energia, il contatore delle “combo” (il numero di colpi assegnati senza contrattacco da parte dell’avversario). L’effetto è assolutamente strepitoso, nuovo e veloce: chiunque abbia mai visto anche solo di sfuggita un videogioco è in grado di riconoscere quest’estetica, e riesce a sospendere l’incredulità, sempre in agguato nel vedere un Michael Cera - il ragazzotto di Juno - intento a combattere in maniera coreografica, manco fosse in un film di Bruce Lee.

Tutti gli elementi sono coerenti, e mentre i contendenti combattono lo spettatore accetta - e anzi, apprezza - saette, fulmini, salti di diversi metri, combattimenti in volo, e la geniale idea della “caduta delle monetine”, con conseguente innalzamento dello score, ogni volta che Scott sconfigge un nemico.

Scott affronta tutto come fosse - appunto - un videogame, forse in maniera leggermente apatica, come è normale per la generazione del 2000, compresa la sua morte, che avviene a tre quarti del film.
Dopo aver ottenuto la “spada dell’amore”, necessaria a sconfiggere l’ultimo, malvagio ex... Scott perde, e muore. Ma l’aver recuperato una “vita” in più, proprio come nei videogiochi - quando Scott afferra con un gesto deciso l’icona della vita gli viene chiesto “What are you doing?”, e lui risponde “Getting a life”, giocando con l’accusa principale gettata addosso ai ragazzi, quella di non avere una vita “C’mon, get a life!” - ecco, l’aver preso una “vita” gli permette di ricominciare, di riprovare la stessa sequenza. Con l’aiuto della “spada dell’amor proprio” riuscirà a ottenere l’amore di Ramona, andando incontro a uno splendido happy ending.


Ma se a livello estetico, come è possibile vedere dal corredo iconografico, siamo su un piano totalmente nuovo, anche la rielaborazione di una classica storia d’amore si presenta come una gran bella novità: fresca, innovativa, leggera.

Scott ama Ramona, e Ramona ama Scott: si parlano poco, ma noi capiamo tutto. E qui abbiamo un’altro lampo della comunicazione: quando Scott riapre gli occhi e Ramona lo bacia di sorpresa vediamo dei teneri cuoricini svolazzare tutt’intorno, e all’inizio della loro storia li vediamo attraversare di corsa una porta sbucata dal nulla, come per indicare che no, non si sa da dove venga l’amore e dove porti, ma noi ci si corre dentro a tutta velocità, superando anche i nostri limiti, le nostre ansie, le nostre paure. I sette malvagi ex sono quelli che ognuno di noi ha dovuto affrontare, sconfiggere: anche quello che, per lei, “ha aperto un cratere sulla luna con un pugno”, e per farlo dobbiamo appellarci a tutte le nostre forze: all’amore, e all’amor proprio.

Scott racconta l’amore, e le dinamiche dei teenager. Nick Naylor, invece, lavora: e nel suo lavoro specula sul cancro.


Thank You For Smoking: perché Nick Naylor è un bastardo, e perché vince sempre.


Nick Naylor ci viene presentato attraverso un talk show. Si discute dei pericoli del fumo: ospiti il vice di un inflessibile governatore, due rappresentanti di associazioi per la tutela dei cittadini, un quindicenne col cancro, e lui: lobbysta per la Big Tobacco, la compagnia più importante nel campo delle sigarette.

Se Scott gioca ai videogiochi, Nick guarda - e fa - televisione: lo stile di Thank You For Smoking è televisivo, patinato, tutto giocato sull’apparenza.

Naylor rappresenta “un’industria che uccide 1200 esseri umani al giorno”, e lo fa con disinvoltura.

TYFS parla del lavoro, e dell’etica del lavoro, della pubblicità, dell’ipocrisia, e di una società che specula sulla morte degli esseri umani.
Naylor non è un personaggio malvagio: è solo furbo, e bravo a parlare. Non pensate male, non lo fa per guadagnare, o per avere grande fama: è semplicemente il suo lavoro.

TYFS analizza, con grande efficacia, due elementi, che ora vedremo in due scene:


La scena del gelato (http://www.youtube.com/watch?v=LNi-HUdoFIk) ci permette di vedere come la comunicazione sia un’arma potentissima, come si possano convincere milioni di persone che una cosa dannosa per la loro salute - fumare - sia in realtà innocua, anzi piacevole, uno status, semplicemente usando un po’ di abile retorica.
Il nostro è un mondo che si basa completamente sulla comunicazione e sulla manipolazione: quando le vendite delle sigarette calano, Nick è costretto a correre ai ripari, andare ad Hollywood e cercare un accordo “vecchio stile”.
Infilare le sigarette nei film: una scena di sesso nello spazio tra Brad Pitt e Catherine Zeta-Jones farebbe schizzare la vendita di sigarette alle stelle.

Ma cosa è lecito, nel mondo del lavoro? E’ giusto quello che fa Naylor? Lui si difende, sostenendo che per farlo non sia necessario essere dei mostri, ma solo persone “con una moralità flessibile”: ma in fondo gli assassini, “anzi, peggio, gli assassini di bambini” non hanno diritto di essere difesi?

TYFS pone delle domande, e le lascia in sospeso: allo spettatore il compito di giudicare l’operato di Naylor, il suo cinismo.

Scott e Nick non potrebbero essere più diversi, eppure sono le due facce della medaglia: uno è un ragazzo, e ancora prigioniero di uno spirito fanciullesco, l’altro è adulto, cinico e spietato. Ma questa è la vita, e la vita è fatta di amore, di lavoro, di vizi, di sconfitte, di morti e, perché no, di resurrezioni. Il lampo della comunicazione è tutto qui: nell’aver creato due opere in grado di parlare di noi, e di farci capire qualcosa in più su quello che siamo, su quello che potremo essere, o su quello che saremmo potuti essere, e avercelo fatto capire parlandoci con un linguaggio nuovo, capace di scavare in profondità e coinvolgerci ancor più.

Il cinema, il nuovo cinema, ci racconta una vita intera: ora sta a noi ascoltare.

martedì 12 aprile 2011

Zeitgeist, la quasi recensione

Mesi e mesi fa ho scritto una cosa su Zeitgeist, il disco degli Smashing Pumpkins. Poi l'ho inviata a Mattia Ravanelli, che l'ha trascurata per tutto questo tempo.
Ora l'ha ritrovata e pubblicata sul suo blog a tema zucche: è qui, buona lettura!