sabato 25 settembre 2010

venerdì 24 settembre 2010

C'era prima il signore col fumogeno

Succede che volevo andare ad accudire la fidanzatina malatina a casa, mentre i Genitori di Lei mi andavano al cinema (ehi, voi che ridacchiate in fondo, vi sento)
E così, a un primo responso negativo dei suddetti personaggi, ho inviato il seguente sms:

Gentili E. ed E., noi, nel senso di Enrico e di Procopio, si voleva accudire la fidanzatina vagamente malaticcia in vostra assenza. Confidiamo in un vostro spontaneo assenso: siamo pronti a discutere qualunque eventuale trattativa, ci sediamo al tavolo. Mica come la FIOM.

Vi aggiorno, se mi dicono di sì.

Update delle 18.06: sono in consiglio per decidere, aspettiamo.
Update delle 18.14: non si fanno sentire. Ho paura, sono nervoso, mi scattano pensieri brutti. Vado a urlare "Veltroniani avete rotto il cazzo" per strada se non mi dicono niente. Tanto abito in campagna.
Update delle 18.27: non si sa ancora nulla, l'ansia sale.
Update delle 18.32: si va. Si conclude, con molta felicità, questo microliveblogging.

giovedì 16 settembre 2010

Manic Street Preachers - Postcards From A Young Man


Mi sono chiesto per giorni e giorni se fosse il caso di proporre una mia recensione di Postcards From A Young Man, il decimo disco in studio dei Manic Street Preachers.
Io adoro i Manics. Conosco (quasi) a memoria ogni loro disco, e la mia vita è scandita dalle loro note. Ho cantato fino alla morte Motorcycle Emptiness, ho imparato ad amare ogni loro disco, eccezion fatta per quel Send Away The Tigers che proprio non mi va giù.

Questo album è una resa dei conti. Journal For Plague Lovers è stata una splendida parentesi, con il "ritorno" di Richey James Edwards ai testi. Se ne sono dette di ogni: i Manics approfittatori? Ma intanto Journal è ancora lì nel lettore, a testimoniare la bontà di quel lavoro e la ritrovata freschezza di una band che usciva da quel davvero poco esaltante Send Away The Tigers.
Postcards From A Young Man è "l'ultimo colpo alle comunicazioni di massa", è l'album più pop della carriera dei Manics, e forse anche il più difficile (sì, più difficile di Everything Must Go. E di Know Your Enemy).

Eccessivo, a volte quasi pacchiano. Archi, cori gospel, chitarre ultrapompate, con le rullate di Moore tenute a bada dal songwriting di Braidfield. Divido il pezzo in un "track by track", e poi passiamo alle conclusioni.
(It's Not War) Just The End Of Love, l'ho già detto, è un pezzo commercialmente perfetto, come è perfetto per aprire l'album. L'attitudine di Postcards sta tutta lì: nella voce sempre (sempre!) su toni sforzatissimi di Braidfield, nelle chitarre, nelle giravolte d'archi, nell'assolo orecchiabile.
La title-track è tronfia. Tronfia, pomposa, come può essere pomposa una canzone in stile Queen fatta dai Manics. Eppure al quarto ascolto diventa irresistibile: forse la sezione d'archi poteva essere tenuta a bada, come gli inserti di piano (ma è un problema di tutto il disco), ma suona incredibilmente onesta. La chiusura, una strana fine "rotolata", è tutta da sentire.
Forse il miglior pezzo dell'album è il successivo, Some Kind Of Nothingness, con la voce bassa bassa di Ian McCulloch a fare da contrasto ai toni altissimi di Braidfield. Gli si perdona anche la bruttura del testo: "like an old school photograph" è banalissima. Nicky, ma dov'era l'ispirazione?
I Manics perdono mordente proprio nei pezzi simil-Send Away The Tigers (d'ora in poi SATT): The Descent (Pages 1&2) semplicemente non funziona. E' eccessiva, rock da stadio, e la sezione d'archi è francamente irritante. Un intro alla Oasis lascia spazio ad un buon incedere della batteria, ma la sensazione dell'ascoltatore è proprio da "non ci siamo, non ci siamo".
Hazelton Avenue è la nuova Autumn Song: l'apertura del riff, la struttura della canzone rimanda proprio all'ottimo pezzo uscito da SATT. Non ha lo stesso appeal, ma funziona bene, più che bene, e ha un'ottima sezione intermedia che porta a una risoluzione apprezzabile sul finale. Promossa.
Auto Intoxication rischia paradossalmente di ricadere nella categoria dei "riempitivi". Dico paradossalmente perché è forse il pezzo più "studiato" e sperimentale del disco: cambi di ritmo, sezioni sognanti, un richiamo alle cose di Journal e, ma qui si esagera, The Holy Bible (io ci sento Virginia State Epileptic Colony, o anche Yes). Ma non ce la fa davvero, troppa poca coerenza e troppa poca grinta.
Golden Platitudes è, senza mezzi termini, il pezzo più convincente dell'album. Un testo ispiratissimo, una sezione musicale finalmente solida e che amalgama bene chitarra (Nicky, ma hai suonato il basso?), batteria, cori gospel e archi. Le parole, poi, sono davvero commoventi, e andrebbero fatte ascoltare ai dirigenti del PD per molto tempo ("La sinistra liberale ha distrutto ogni pezzo della mia gioventù", o ancora "perché colonizzare la Luna quando ogni tipo di disperazione esiste in ogni singola casa?", "dov'è andato il sentimento? Quand'è che tutto è andato storto?"). E' il pezzo che introduce alla parte migliore di Postcards, e lo innalza sopra la soglia (finora solo sfiorata) della sufficienza piena.
Il mandolino apre I Think I've Found It, e il pezzo si muove bene. Non ci sono grandi emozioni, ma il mandolino e l'elettrica si amalgamano benissimo, e Braidfield ci mette passione: niente di nuovo, ma l'ascolto è piacevole.
In A Billion Balconies Facing The Sun suona pure Duff McKagan, o come si scrive, comunque quello dei Guns N' Roses. Ed è un bel sentire, perché il brano ha un tiro fantastico, e i Manics sembrano mostrare i muscoli.
All We Make Is Entertainment, a un certo punto, è "Sarà Perché Ti Amo", e la cosa mi piace. E' un pezzo cazzone, musicalmente, e drammatico nelle parole. Ma il ritornello c'è tutto, e la si canticchia anche tutto il giorno. Promossa, è la nuova Your Love Alone Is Not Enough.
Tiriamo un sospiro e affrontiamo la realtà: Nicky Wire canta in The Future Has Been Here 4Ever. Nicky non sa cantare, c'è poco da fare, ma il pezzo è ottimo: Sean suona la tromba (supposizione mia, ma scommettiamo?), il coro aiuta Nicky fino a sommergerlo, e il brano porta a acasa una pienissima sufficienza.
E si chiude con Don't Be Evil, il pezzo rockettone onesto, con powerchords e la voce di James tirata al massimo a scandire tutto. Postcards From A Young Man finisce qui, ma la recensione no.

Che impressioni lascia il disco? Era esattamente quello che mi aspettavo: un disco pompato, anche troppo. Richey è morto, le sue parole ci hanno allietato con Journal ma ora basta, tutto è cambiato.
Bisogna farsene una ragione, e accettare questo percorso musicale fatto di quello che è, in ultima analisi, un rock da stadio adatto a tutti. Eppure è Manics al 100%, perché l'attitudine è sempre la stessa, perché James ha sempre la stessa voce (grazie a Dio) e perché l'impronta è sempre di sinistra, e questo conta tanto.

Non si può valutare con un voto superiore al 7 un album come questo. Introspettivo nella prima parte (ma senza le giuste qualità) ed esplosivo solo verso la fine, è però più che onesto e con momenti brillanti. I Manics sono sempre qui, e io con loro.

lunedì 13 settembre 2010

Ritorno a scuola for dummies

Come si passa l'ultimo pomeriggio delle vacanze estive?
La mia ricetta è:
  • Alessia
  • Una tazza di thé
  • Pioggia (brutto tempo, comunque)
  • Year Zero dei Nine Inch Nails
Secondo me è il miglior programma di sempre.

domenica 12 settembre 2010

Rimbocchiamoci le maniche: ci sto.

Bersani dice così: rimbocchiamoci le maniche. Noi lo si prende in parola, da ste parti: si parte. Finalmente? Sì, ma dai che si va.
Domani io, la sexyDebora e un altro po' di gente in gamba siamo a volantinare davanti alle fabbriche della zona, e non abbiamo intenzione di fermarci lì.
Noi ragazzi di Budrio non saremo Giovani Turchi, ma ci muoviamo bene lo stesso...

giovedì 9 settembre 2010

Dev'essere stato il concerto dei Manic Street Preachers...

...fatto sta che Fidel Castro si sta rifacendo il trucco. E siccome, per me, non c'è personaggio più complesso e sfaccettato di Fidel (lo sto studiando da tanto), l'analisi che il Post riporta mi pare molto interessante.
Una buona lettura, in attesa della mia esclusiva recensione di Postcards From A Young Man.

domenica 5 settembre 2010

La difficoltà di essere di sinistra

Contestazione. Contestazione.
Quando ero in prima elementare contestai il voto datomi per un disegno di un leone ("Sufficiente"), dicendo "non sono mica Picasso, sai?".
In terza media il Preside decise che gli alunni erano troppo rumorosi, e che quindi avrebbero dovuto trascorrere i dieci minuti di intervallo in classe. Organizzai una protesta coi fiocchi, con tutte le classi dell'istituto che uscirono nello stesso momento, e con un plotone di coraggiosi andammo pure dal Preside a chiedere la revoca della circolare. Per la cronaca, funzionò alla grande.
In vita mia non ho mai zittito nessuno. Mai. Ho sempre fatto parlare tutti, anche chi diceva stronzate. Al massimo gli ho consigliato di tacere, ma non ho mai prevaricato nessuno.
Ho sentito di tutto. Ho sentito inneggiare al Duce, ho sentito leghisti che tuonavano contro gli immigrati (contro la colf a casa però no), gente che difende Berlusconi a oltranza. Ma mica in tv: questi parlavano con me.
Non li ho mai zittiti, non ho mai parlato più forte. Ho sempre aspettato il mio turno, poi ho parlato e li ho demoliti. Punto per punto, ho spiegato loro cosa non funzionava nel loro ragionamento. Io faccio sempre così: li ascolto, e poi smonto le loro convinzioni. Li zittisco con la forza delle argomentazioni.
In qualche modo, da quando sono nel PD, la cosa è più difficile: in alcuni casi sei costretto a beccarti le contestazioni e a non sapere bene cosa rispondere. E allora le risposte te le procuri da solo. Al Grillino che mi ha detto "il PD si è scordato gli operai!" ho risposto così.

Intendiamoci: io non scendo a compromessi. Su alcuni valori - difesa della Costituzione, laicità, diritti degli omosessuali, per dirne alcuni - non sono intenzionato a indietreggiare, mai. Non sono disposto a farli calpestare da nessuno.
Detto questo, io non avrei fischiato Dell'Utri e Schifani. Ma è un problema mio, perché non sono capace di farlo, sono timido, mi vergogno anche solo ad alzare la mano per fare una domanda (poi però prendo fiato e la alzo, tranquilli).
Non condanno chi ha fischiato: aveva sostanzialmente ragione.
Poi ho letto questo:

Le proteste nei confronti di Dell'Utri sono un segnale positivo, nonostante si cerchi di sminuire l'accaduto con le solite analisi all'italiana. La presa di coscienza della popolazione è sempre più forte. E se personaggi come Dell'Utri vengono cacciati a suon di fischi dalle piazze, forse il risveglio sociale non è poi così lontano. C'è ancora un'Italia capace di indignarsi. Ed è proprio da qui che si deve ripartire.Iniziamo a zittire quelli come Dell'Utri in tutte le piazze d'Italia, perché non è lì che dovrebbero stare, ma in galera.

Sono parole di Antonio Di Pietro. Le ho lette venti volte.
E ho pensato che qualcosa non va.
Perché la contestazione è giusta. La contestazione sistematica e organizzata, un po' meno. Andare piazza per piazza a zittire chi dice cose che tu non pensi è squadrismo.
Facciamo l'analisi parola per parola, vi va?
"Le proteste sono un segnale positivo". Giusto.
"La presa di coscienza della popolazione è sempre più forte". Sì?
"E se personaggi come Dell'Utri vengono cacciati a suon di fischi dalle piazze, forse il risveglio sociale non è poi così lontano". Ah, davvero? E' lo stesso risveglio dei fischi a Prodi? Forse quelli volevano svegliare Prodi.
"Iniziamo a zittire tutti quelli come Dell'Utri in tutte le piazze d'Italia, perché non è lì che dovrebbero stare, ma in galera". Quindi io devo zittire Dell'Utri perché dovrebbe stare in galera? Andare piazza per piazza a zittirlo?
Non è questo il risveglio della popolazione, no. Nello specifico, Dell'Utri è stato invitato a parlare della stronzata dei diari di Mussolini. Se io decidessi di contestarlo lo contesterei perché sta dicendo stronzate, non perché "dovrebbe stare in galera".
Sono impopolare, ma anche chi dovrebbe stare in galera, per me, ha il diritto di parlare liberamente. E, se dice cose false, di essere contestato.

Capitolo Schifani. Ci sono diverse cose da mettere in chiaro, e provo a farlo ora.
Schifani era alla Festa del PD di Torino. Io non l'avrei invitato. Io avrei cercato altre persone con cui dialogare, non certo Renato Schifani. Ma io non decido nulla, e quindi hanno deciso di chiamare Schifani, e posso anche capire e quasi condividere questa scelta, facendo grossi sforzi. In generale, come ho scritto, i miei sforzi sono tesi a mandarlo a casa, non a negargli l'invito alla Festa.
Sono arrivati contestatori - scrivono i giornali - del Popolo Viola (anche se non ho ben capito come si distinguano le persone del Popolo Viola, visto che teoricamente lo sono anche io) e dei Grillini.
L'hanno fischiato, avevano pure le agende rosse, fuori la mafia dallo Stato. E' una cosa giusta, teoricamente, e il messaggio è lodevole.
Ma ieri hanno vinto loro, hanno vinto loro, cioè ha vinto Schifani. Ha vinto Schifani, perché il loro progetto è diventato pienamente operativo. Hanno innescato la guerra civile, hanno incattivito la sinistra, l'hanno compressa e l'hanno fatta esplodere.

E il Pd è colpevole, perché non ha un leader in grado di incanalare questi umori e di farli confluire nella direzione giusta. E a chi fischia e dice cose giuste non sa dare risposte, e fa la figura del complice. E io li sento ridere, Schifani e co., nelle loro oscure stanze del potere (politico, mediatico e ora culturale).
La sinistra non è questo: non sono le dichiarazioni di Beppe Grillo, non sono le dichiarazioni di Di Pietro. La sinistra è quella dichiarazione che non c'è, quella che a Schifani ribatte colpo su colpo. E gli chiede qualcosa sulla mafia.

Update: ora sull'Unità online!

sabato 4 settembre 2010

Orpolà #4: confronti

«Questo è solo l'inizio. Devono rendersi conto che è finita. Che si blindino con i poliziotti antisommossa, chiamino Maroni e l'esercito. Paghino la gente che va ai comizi per applaudirli. Oppure se ne vadano a casa»

Beppe Grillo, detto "V".

«Il dibattito politico, anche il più aspro deve segnare un confine netto con la prepotenza e la prevaricazione. Le nostre feste vivono come luoghi aperti di incontro e di discussione politica. Così le abbiamo volute, così sono e saranno. Qualcuno si levi dalla testa di poterci intimorire o farci derogare da questa scelta».

Pierluigi Bersani, detto "non ci rompere il cazzo".



Il Fatto Quotidiano, detto "sparala più grossa,"

Singing Hallelujah with the fear in your heart

Non potevo non postarla anche qui. Dai, compagna Francesca, ai dEUS facciamo la reunion.

giovedì 2 settembre 2010

Il meccanismo della risata

Lo so, dovrei occuparmi di faccende ben più serie (ma poi, perché?). Ma sono ore che rido come uno scemo davanti allo schermo.
Il fatto è che Zave ha postato questa meravigliosa cosa sul suo blog. E se la foto del Gattino rock non è divertente subito, la didascalia è qualcosa di delizioso.
Oh, che ci volete fare, Alessia è al mare.

Tutte le donne della mia vita: Elisabeth Shue


La notte porta consiglio? Ma neanche per niente. Complice una visione notturna di "Karate Kid", l'originale, qui ci si ricorda dell'amore provato per Elisabeth Shue.
(Ve lo state chiedendo? Comunque la risposta è sì, mi piace anche oggi)