domenica 29 agosto 2010

Senza titolo

John McClane continua a non scrivere per Mondadori

Da un po' di giorni c'è su internet una campagna per convincere gli autori "di sinistra", o comunque antiberlusconiani a smettere di pubblicare con Mondadori/Einaudi.
Il mezzo è "boicottare i libri Mondadori". Ora, "boicottare i libri" secondo me è una gigantesca stronzata, a prescindere dall'intento. C'è già troppa gente che boicotta i libri, e alcuni siedono pure in Parlamento.
Ho scritto un post tempo fa che incitava Roberto Saviano ad andarsene dopo gli sgradevoli attacchi di Berlusconi, e chiedevo conto a gente come Ignazio Marino e Massimo D'Alema della loro scelta di pubblicare con Berlusconi.
Ma mai mi sognerei di mandare a gente come Lucarelli, Augias, Guccini, Cugia (Diego Cugia!!!) una lettera del genere, come da iniziativa:

Caro,
come saprai il Parlamento ha approvato una norma con la quale la casa editrice Mondadori, presso la quale tu pubblichi, potrà risparmiare di versare 350 milioni di euro di imposte all'erario italiano. Una norma "ad-aziendam" rivolta ad una società della famiglia Berlusconi. Per questo dal sito www.mondadorinograzie.org, abbiamo fatto partire una campagna di sensibilizzazione e di pressione nei confronti della mondadori e dei suoi autori. Ti volevo informare che - da oggi in poi - io non comprerò più libri o prodotti della Mondadori. Neanche quelli scritti da te. Per questo ti chiedo di partecipare anche tu a questa campagna raccogliendo il nostro appello a non pubblicare per la Mondadori. In attesa di una tua risposta, ti ringrazio.


Perche è un pessimo modo di presentarsi, con un brutto tono e quella sgradevole cosa del "Ti volevo informare che i libri non te li compro", oltre che portatrice di un'importante scorrettezza culturale: i libri da boicottare. E se Lucarelli è conciliante:

Caro,
ti ringrazio per avermi scritto, condivido la tua indignazione per l’ennesima
legge-porcata contro la quale, come per tutte le altre, non mi risparmierò
dall’esprimere il mio dissenso e la mia rabbia, ma non farò quello che mi
chiedi, e ti dico perché.

Non voglio lasciare un patrimonio di cultura, di civiltà e di
democrazia come è il catalogo Einaudi e in gran parte anche Mondadori nelle
mani di quello che anch’io considero una delle grandi sciagure di questo
paese.

Il mio posto dentro quella storia non è suo, e io intendo difenderlo con
tutte le mie forze, e finché potrò scrivere al meglio e in piena libertà e
sarò in compagnia di gente che si riconosce in quei valori (autori, editor e
lavoratori a vario titolo) io resisterò assieme a loro.

Rispetto tutte le posizioni individuali di chi intenda fare una scelta
diversa, ma andarmene, come mi chiedi, per me sarebbe solo una fuga, un
gesto facile, buono far bella figura e a farsi pagare meglio da un’altra
parte, ma inutile, incoerente e per di più dannoso.

Ti ringrazio ancora per avermi scritto, spero che potrai ricominciare a
leggermi quando questa situazione si sarà risolta, magari anche grazie a
quei nostri libri, e ti saluto con affetto.

Diego Cugia non lo è affatto.

Da qualche giorno il mio indirizzo di posta elettronica è bersagliato da centinaia di mail dallo sgradevole tono intimidatorio. Mi si chiede, insieme a un altro sparuto manipolo di scrittori, politicamente all’opposizione, di smettere di pubblicare libri con la Mondadori. Il motivo è noto. Riguarda un indecente risparmio sulle imposte dovute dalla casa di Segrate, grazie a un provvedimento emanato dal governo Berlusconi, il quale, come tutti sappiamo da quasi vent’anni, ha maestosi interessi confliggenti con quelli di un uomo al servizio dello Stato, e che comprendono, fra l’altro, la Rai, Canale 5, Italia 1, Rete 4, (ma anche Telecinco, una delle prime Tv spagnole per ascolti) tutti i giornali di cui è editore, la casa editrice Mondadori, la Einaudi, la Sperling & Kupfer, assicurazioni come Mediolanum, la Medusa film, istituti di credito, Vogue, il Milan, la Standa, il Teatro Manzoni, intere città come Milano 2, i fumetti della Walt Disney e il centro commerciale di Milano 3, compresa la rivendita di pizza al taglio e Blockbuster. Come a dire che se questo weekend mi affitto il dvd di “C’era una volta in America”, il mio film preferito, e mi porto a casa un trancio di pizza Margherita, sono colpevole di foraggiare un presidente del consiglio plurimiliardario che si cuce leggi “ad personam”.

Sono antiberlusconiano dalla prim’ora, precisamente dal 26 gennaio 1994, data della sua discesa in campo politica, perché ero assolutamente certo che il proprietario delle principali tv commerciali, una volta al governo, avrebbe facilmente controllato anche il servizio pubblico RAI, diventando, di fatto, il “grande fratello” orwelliano. Ritengo che questo massiccio “controllo delle menti”, condotto con sofisticate tecniche di marketing pubblicitario, non solo nei servizi giornalistici ma soprattutto nella programmazione d’intrattenimento, abbia purtroppo centrato il bersaglio. Un leader populista televisivo è una minaccia seria per ogni democrazia. Se Berlusconi fosse stato di sinistra, di estrema sinistra, verde o biancocrociato, l’avrei pensata nell’identico modo.

Per questa modesta ma netta opinione, ribadita in tanti programmi radiofonici e televisivi, articoli, interviste, saggi, fiction e persino romanzi pubblicati con Rai-Eri, la Bompiani e, soprattutto, con la stessa Mondadori (che edita anche i libri del subcomandante Marcos) ho pagato un caro prezzo, perché negli ultimi anni i miei rapporti di lavoro si sono ridotti a un decimo e ora sono quasi a zero. Attualmente, tra l’altro, non ho alcun contratto con la mia casa editrice, la Mondadori. Nessuna idea o proposta, dopo il programma “Alcatraz”, è stata più accolta dai dirigenti di via Asiago, la radio pubblica con la quale ho collaborato per 25 anni. Lo stesso con la Tv. Delle due l’una: o nel mio mestiere sono diventato improvvisamente un idiota o la libera opinione nel nostro Paese è stata blindata e con parecchi giri di vite. Con tutto questo non me la tiro da martire, e non mi lamento perché sono un uomo libero, povero, ma libero. Anche se finalmente potessi riavere un microfono in Rai (governata in larga parte, e assai più della Mondadori, da fedelissimi berlusconiani) o trovassi lavoro come commesso alla Standa, sempre di sua proprietà. Libero. Libero anche se mi assicurassi con la Mediolanum, mi godessi un film distribuito dalla Medusa, o mi leggessi un fumetto di Walt Disney, edito dal presidente del Consiglio. Libero. Perché tutte queste attività, secondo una logica liberticida che s’ispira a un’infantile “coerenza assoluta”, tipica proprio delle menti dispotiche, entrerebbero, tal quale allo scrivere per Mondadori, in “conflitto d’interessi” con l’essere uomini di sinistra o antiberlusconiani.

In Italia siamo arrivati al paradosso che il pazzesco conflitto d’interessi del capo del governo sia stato legittimato e avallato dalle forze dell’opposizione, e si pretenda, da isolati scrittori, di rescindere i loro contratti con la più grande casa editrice italiana (ammesso che li abbiano) perché sarebbero “loro” in conflitto d’interessi con la propria libera opinione. Ma siamo seri! Anche perché la serietà, oggi, come diceva Flaiano “è il solo umorismo accettabile.” Io non mi azzarderei mai a scrivere una lettera a un cassiere di Banca Mediolanum, sincero simpatizzante del Pd, chiedendogli di dimettersi immediatamente dal suo posto di lavoro. Non mi salterebbe mai in testa di invadere la posta elettronica di una maschera del Teatro Manzoni ricordandogli cupamente che ogni volta che illumina con la pila una fila di poltrone per far accomodare uno spettatore ritardatario sta, in realtà, contribuendo alla lunga marcia di un despota. Ma soprattutto -e questa è la cosa che ritengo più grave- non inciterei mai un popolo che deve proprio alla sua malinconica ignoranza la situazione in cui versa, a “boicottare” l’immenso e meraviglioso catalogo della Mondadori. Perché non ci trovo questa gran differenza con la propaganda dell’Associazione degli studenti nazional-socialisti tedeschi, nel 1933, che portò alla pubblica messa al rogo dei libri ebraici, marxisti, pacifisti.

Per questo considero la campagna “Boicotta i libri Mondadori” un’iniziativa dispotica come una legge “ad personam” e ogni volta che ricevo una mail col “copia e incolla”, che attacca con un “Caro Diego, non scrivere con Mondadori” e prosegue “Ti volevo informare che – da oggi in poi – io non comprerò più libri o prodotti della Mondadori. Neanche quelli scritti da te”, mi corre un brivido lungo la schiena. Innanzitutto perché mi offende. Poi è sciocca. È una lettera offensiva perché, minacciando di non comprare più i suoi libri, si tratta uno scrittore da mercenario, servo del denaro, facendo leva proprio sui portafogli fra i più sguarniti del mondo. Ed è sciocca perché, cambiato editore, poniamo la Rizzoli, l’indomani stesso Berlusconi, gatton gattoni, si compra la Rizzoli. (Non sta già trattando l’acquisto dei periodici?) O, attraverso una fiduciaria alle isole Cayman, acquista un pacchetto di azioni della Longanesi. E che si fa, il gioco dell’oca? Lo scrittore va in prigione, perde un giro, e riparte dai murales mentre questo si compra pure i muri?

La Mondadori non mi ha mai censurato, altrimenti me ne sarei andato. Punto. Boicottare i libri è un delitto che si compie ogni giorno in tutte le librerie italiane semideserte. Nessuno, mai, ha conquistato il potere con i libri. E arricchirsi scrivendo equivale a centrare il Superenalotto.

Come mai, visto che la Mondadori era sua, Berlusconi non ci tempesta ogni giorno con dichiarazioni e proclami politici pubblicati sui Meridiani e sui Tascabili? E come mai, nel mio piccolissimo, non mi fanno avvicinare a un microfono ma se voglio scrivere le identiche cose che direi in Tv o alla radio la Mondadori me lo lascia fare? Sveglia. Non è uccidendo un topolino che si salva un paese dalla peste. Né oscurando Mediaset, boicottando la Rai, non comprando i giornali degli editori avversi. Al contrario, occorre che gli uomini realmente liberi siano messi in grado di esprimere il proprio pensiero, soprattutto se in contrasto con l’opinione dominante. Per questo c’è bisogno dello sforzo di tutti i veri democratici di questo Paese. Grandi aziende come Mediaset, la Rai, il gruppo Repubblica-L’Espresso, quello Rizzoli-Corriere della Sera, i network radiofonici, tutti, di qualsiasi fede politica, dovrebbero essere pressati dall’opinione pubblica, quotidianamente, incessantemente, a rivoluzionarsi, ad aprirsi a una ventata di opinioni nuove, di pensieri liberi, di progetti innovativi, di conoscenza. Questo è ormai culturalmente un paese per vecchi. C’è un fetore di stantio, di finestre chiuse, di poteri che si passano di mano come fossero mazzette, e di poltrone pubbliche che si ereditano di padre in figlio, come quelle dei notai. Boicottare libri era davvero l’ultima cosa da fare.

Non ha tutti i torti. Quella di pubblicare con Berlusconi rimane comunque una scelta personale, anche se io non la condivido assolutamente. Essere pagato dall'uomo che tanto disprezzo mi infastidirebbe molto, moltissimo.
Quindi per me sbagliano Cugia e Lucarelli a non andarsene, perché il loro rappresenterebbe un gesto eclatante e forte, l'esempio di come il giochino si sia rotto. Ma mai mi sognerei di boicottare una persona come Diego Cugia, per dire.

Io, se posso, compro libri in altre edizioni, semplicemente perché ritengo giusto privilegiare diverse case editrici (a me piace la Guanda) rispetto a quelle di Silvio Berlusconi. E continuo a non capire la scelta di Roberto Saviano, che ha subito accuse da voltastomaco, e ripeto: quando e se vi censureranno, lamentarsi non servirà, perchè avranno ragione loro.
Ma, nel frattempo, appena esce, il nuovo libro di Cugia lo compro.

sabato 28 agosto 2010

Arriva l'Unione Sovietica (e delle magliette poco maschie)

E' uscito finalmente il video di (It's Not War) Just The End Of Love, primo singolo (già postato anche troppe volte) di Postcards From A Young Man, il decimo disco in studio dei sempre mitici Manic Street Preachers.
Lo trovate qui.
Per quanto mi riguarda è una specie di sogno ad occhi aperti.
Siamo negli anni '70, si sta disputando una partita di scacchi (e siamo a due cose meravigliose). Michael Sheen (terza cosa meravigliosa) si crede Kasparov, Anna Friel (quarta quinta sesta cosa meravigliosa) è la campionessa sovietica, bellissima e con gli occhiali grossi.
James e Sean sono i giudici (settima cosa meravigliosa), Nicky Wire sposta le pedine sul tabellone.
Michael Sheen è Kasparov, quindi si agita come un pazzo, Anna Friel è fermissima e serissima.
Poi lei gli fa piedino sotto il tavolo (JACKPOT!), proprio quando c'è l'arpeggio e sta per partire l'assolo. E allora gli tira la cravatta e e si baciano sulla scacchiera, e scatta l'ammmore anche per chi guarda. Lui le butta per terra gli occhiali (e questa cosa ci ricorda che è tutta finzione). E il video si chiude così, in un abbraccio tra amanti di diverse culture in una specie di effetto flou che fa molto Unione Sovietica.
Capolavoro.

PS. Ho ordinato l'edizione superspeciale del disco. Se vi interessa è qui, in tutta la poca eterosessualità della maglietta


sabato 21 agosto 2010

Il pallone è mio

Premessa: a me il Fatto Quotidiano non dispiace affatto. Gli avevo anche mandato una mail chiedendogli se volevano farmi scrivere, ché il progetto era interessante, poi un'altra, poi un'altra ancora. Non mi hanno mai risposto, ma io continuo.
Oggi c'è un titolone in prima pagina: "UN ALTRO AUTOGOL DEL PD CHE FA FESTA CON SCHIFANI". Roba grossa: c'è da immaginare un megafestone, tipo che casa di D'Alema è libera, la Finocchiaro e Schifani che si scambiano effusioni sul divano e il barilotto di birra Heineken da 5lt., quello che 2,5 lt. son di schiuma, e quando inizi a bere ti accorgi che la Heineken fa schifo.
E invece, a quanto pare, Schifani andrà a fare un dibattito alla Festa Democratica di Torino con Piero Fassino. Fermiamoci un attimo, definiamo i ruoli.
Renato Schifani è la seconda carica dello Stato Italiano, uomo politico del PdL sicuramente controverso. Piero Fassino è un dirigente alto alto del Pd. Lo so, lo so, non è esattamente eccitantissimo, ma si è visto di peggio.
Al Fatto Quotidiano non piace. Invitare il Presidente del Senato a un dibattito è, dunque, un autogol. Perché? Ma perché su Schifani ci sono un sacco di ombre, e mica hanno torto Caselli nell'articolo e Travaglio nel corsivo.
E però. Però Schifani è, incidentalmente, anche il Presidente del Senato. Non è stato invitato per un bagno di folla, per sostenerlo politicamente, per farci accordi, per gli inciuci: è stato chiamato per discutere. In politica si fa anche questo: si discute.
Massimo Donadi dell'Idv ci fa sapere che non l'avrebbe invitato a una manifestazione dell'Idv. Buono a sapersi, Massimo, ora spostati e fatti i fatti tuoi.

Questo è uno degli esempi della difficoltà del più grande partito d'opposizione italiano. La diciamo brutale? Non va mai bene un cazzo. Chiami Schifani? Autogol. Non chiami Schifani? Hai paura del confronto.
Travaglio riporta un articolo di Claudio Rinaldi in occasione della vittoria di Bush. Scriveva Rinaldi: "Gli eccessi di cordialità con l'avversario vanno evitati". Kerry non invita Bush a parlare, Bush non invita Kerry. Benissimo, ma Bersani non è Kerry e Schifani non è Bush, il momento politico è diverso, l'occasione è diversa. Non è campagna elettorale, questa, è solo un dibattito. Bersani non invita Berlusconi ai propri comizi: quello sì, che sarebbe stupido. Mica uno scandalo, eh, si può pure fare, è solo un po' sciocco.

Arriviamo al punto. I miei consigli al centro-sinistra italiano sono:
  • Pd: fare una scelta e crederci fino in fondo. Invitate Schifani? Benissimo, venga Schifani, ma non lasciatevi mettere in crisi da giornali e partiti amici.
  • IdV: decidere se il Pd fa schifo o no. Decidere se assumere una linea di responsabilità e agire in una logica di coalizione o se si vuole prendere facili voti in più con le elezioni anticipate.
  • SeL: Nichi, dicci che vuoi fare. Sappiamo che ci sei, ma dicci qualcosa in più. Noi ti si ascolta, eh.
  • Movimento 5 Stelle: fateci sapere se vi interessa il bene della sinistra o se, come Grillo, la odiate.
  • Federazione della Sinistra: io vi ho voluto bene, ragazzi, ma ora è il momento di rialzare la testa e assumersi le proprie responsabilità.
Ma, in definitiva, è ora di mandare Schifani a casa. E farlo senza negargli l'invito alla Festa.


venerdì 20 agosto 2010

Cose da fare

Cosa si può fare in sei mesi? Cosa si può fare dopo sei mesi? Si può partire, e vivere ai piedi della montagna.
"Potremmo stare lì, e non tornare mai più."

mercoledì 18 agosto 2010

Ingannare l'attesa

Le poste, si sa, son lente. E' per questo che, in attesa del nuovo album Postcards from a Young Man, i Manic Street Preachers ci regalano un pezzo gratis. Si chiama I'm Leaving You for Solitude, ed è la cosa più di maniera che si possa fare: un pezzo "alla Beatles". Giuro.


Il pezzo è gradevole e ben fatto, ma non resterà nella storia: è un'interessante canzone b-side. E intanto l'hype, da queste parti, sale.

Qualcosa vorrà pur dire

La signorina in questione esce con Marilyn Manson. Marilyn. Manson.

Trent, torna da me.

Chissà, magari ritrova l'ispirazione e ci fa un buon disco.

domenica 15 agosto 2010

Stanotte finisce l'amore (ma non è guerra, stanotte)

Su Youtube ho trovato un commento che mi ha fatto riflettere.
Skoalfyfan dice una cosa curiosa:

Nonostante mi siano sempre piaciuti i Manics, sembra che qui abbiano imparato a suonare Tonight, Tonight degli Smashing Pumpkins con un po' di distorsione.

Che secondo me è una cazzata, però è sempre una scusa per riproporre (It's Not War) Just the End of Love e Tonight, Tonight. Il primo mi piace sempre di più, in ogni caso.


venerdì 13 agosto 2010

Orpolà #3

Ma io non voglio stare 5 anni all’opposizione. Per questo non escludo un’intesa anche con la sinistra e con Vendola

Fabio Granata. E vabbè, rega, allora ditelo.

Repetita Iuvant

giovedì 12 agosto 2010

"I'll be your stumbleine"

"Ma tipo gli ombrelloni sono tutti in fila, assurdo."
"Che infanzia infelice che ho avuto. Ma il pennarello si toglie?"
"E che problema c'è? Basta mettere l'ombrellone"
"Ma poi urlano, capito? Sono grassi e urlano, insopportabili"
"Adesso mi alzo, dai, che essendo in sala poi magari tua mamma vuole uscire e si fa scrupolo"
"Quella ha il culo basso, ti dico che ha il culo basso"
"Mi dicono che sei del PD"
"Ma ora facciamo le primarie e siamo a posto"
"Questo è Prochi"
"Che poi, ma chi cazzo lo beve un succo alla banana?"
"Ma non è che poi la vigilanza ci spara?"
"Dai, non hai capito? Quella coi piedi belli!"
"Ci sarà qualcosa di meglio dei piedi, no?"
"Io non ho dei bei piedi"
"I finiani si son svegliati solo ora"
"La crepes è buona, ma è un po' dura"
"Comunque 'sti ombrelloni in fila, mah"
"...si vede tantissimo cazzo"

"Alessia, ma tu mi vuoi bene?"

lunedì 9 agosto 2010

Tornare a casa

Il Post racconta bene, usando come fonte il New York Times, il banchetto di Ahmadinejad per convincere gli espatriati a tornare a casa, mettendo in luce le contraddizioni e l'effetto boomerang dell'iniziativa.

domenica 8 agosto 2010

Orpolà! #2


"Purtroppo la sinistra italiana vive un inesausto contenzioso, un irrisolto conflitto, con la sovranità popolare. Vi è una difficoltà culturale ad accettare che il vincitore delle elezioni possa governare e che l'opposizione debba costruire il suo ritorno al governo solo attraverso il voto degli elettori. Per noi è inconcepibile l'idea che la democrazia sia come un videogame, in cui con il joystick sposti a piacimento i protagonisti da una parte o dall'altra dello schermo."

Angelino Alfano - senza commento.

Non è guerra (è solo il nuovo singolo)


E' uscito il primo singolo da Postcards from a Young Man, il nuovo lavoro dei Manic Street Preachers che arriva a pochissimo tempo di distanza da Journal for Plague Lovers.
Da queste parti c'era attesa per questo singolo, se non altro per fugare le perplessità nate in seguito ad alcune dichiarazioni di James e Nicky.

Che dire? E' un singolo, e sembra uscita da un ideale incrocio tra Send Away the Tigers ed Everything Must Go. Your Love Alone is not Enough numero 2? Forse. A giudicarlo in sè, però, non è che le cose vadano male, anzi. A parte la risoluzione "in archi" dell'intro e nel pre-chorus, James è in gran forma dal punto di vista della voce, e il feeling generale c'è. Quell'esagerata giravolta d'archi che si ripete prima di ogni ritornello forse poteva essere evitata, ma in fondo va bene lo stesso.
Il primo passo c'è, ora aspettiamo il resto con un po' più di fiducia.

sabato 7 agosto 2010

I dischi che mi vergogno: The Early Years, The Early Years

Tutto scuro.


In un mondo più giusto, tutti ascoltereste i The Early Years.
Ma siccome questo non è un mondo più giusto voi quella piccola gemma che è il disco omonimo del 2006 non l'avete comprato, e adesso i The Early Years fanno concerti per gente che si spara cannonate stoner/psichedeliche in faccia tutto il tempo. Bene, bravi, continuate così.
Comunque sia, nel 2006 è uscito un disco bello, nero nero, che già prima di metterlo su capisci che non hai comprato un disco dei Coldplay (li distribuiva la Beggars, per dire).

Tutto inizia con All Ones and Zeros, un arpeggino minimale, molto Hallogallo!, molto NEU!, un e-bow e una batteria che non sembra avere intenzione di cambiare ritmo. Una voce lamentosa chiude un quadro acido e poco rassicurante, e nella mente di chi ascolta si cominciano a formare immagini di luci soffuse e veloci che squarciano un velo di oscurità, un quadro urbano. Gli strati di chitarra e i cambi di arpeggio esplodono in un finale noise che colpisce e risolve egregiamente il pezzo d'apertura, ed è quasi subito la soluzione più semplice.
Nel senso che il secondo pezzo viene proprio prima di The Simple Solution, si chiama Things: una cosa di chitarra slide e arpeggi, di ritmica elementare: "I feel down", dice il cantato, e il pezzo sta lì, sospeso in una specie di limbo, con la slide e gli arpeggi che risolvono in un accordo, e poi in un altro, e poi il pezzo cresce e il batterista comincia a suonare, ma il colore è sempre quello, è nero come la pece, e quelle poche scariche sono luci al neon che vanno e vengono e poi vengono del tutto. "Take me out", e il pezzo finisce.
La soluzione più semplice, come si diceva prima, è quella del terzo pezzo, che all'inizio è il meno riuscito dell'intero album: l'impressione è quella di un suono già standard a nemmeno metà del disco, ma poi il bridge di e-bow e suoni dilatati fa capire che c'è la voglia di creare uno standard, c'è un voler bene alle cose di Klaus Schulze e anche dei Joy Division, c'è la voglia di pestare e regalare un suono corposo. Forse non è proprio la soluzione più semplice.
Brown Hearts segue lo stesso schema, ma quasi non ce ne si accorge - o forse nemmeno ce ne importa molto. Il sapiente uso di suoni prolungati a riempire gli spazi di un arpeggio dilatato, la voce dolce ma carica di emozioni e il grande crescendo finale aprono la strada a un pezzo gemello, quasi una versione per accordi del pezzo precedente (Song for Elizabeth), ma se a un certo punto pare di arrivare a vedere un raggio di sole ecco spuntare una risoluzione che pesca a piene mani nella psichedelia più nera: un "fade out", suoni cupi e dissonanti. Poi la band riprende il controllo, e si torna a suonare rabbiosi. Ma è una rabbia senza speranza, intervallata dall'oscurità e che finisce nella strumentale Musik Der Fruhen Jahre.

La seconda parte del disco è meno monolitica, So Far Gone spezza l'atmosfera e porta - di nuovo - i NEU! tra noi, con chitarre multistrato e linee elementari. Necessario per passare ai pezzi successivi, ma è qui che il gioco rischia di spezzarsi: deve arrivare la conclusione con This Ain't Happiness per spazzare ogni dubbio - quelli che erano venuti con High Times e il suo essere fin troppo monocorde e simile al nostro immaginario "Lato A".
Ma il tutto si chiude con la splendida chitarra acustica e le entrate ad effetto di chitarre acide, e anche se è l'ennesima chiusura noise fa lo stesso, si può chiudere un occhio.

Qui sotto, alcuni video di loro in studio.

The Simple Solution:

All Ones and Zeros

venerdì 6 agosto 2010

Orpolà! #1

Ed ecco la nuova rubrica di Sochus: "Orpolà!"
Tutte le cose altisonanti che trovo e che mi fanno ghignare sono raccolte qui. Ma non ci metto tanto Bossi, sennò il giochino è facile.

Vai con un Di Pietro mica male:

Non esiste, e non può esistere, che l’attuale classe dirigente del Partito democratico si unisca a noi dell’Italia dei Valori, o alla Sinistra e Libertà di Vendola, per fare squadra insieme. Lo ha ripetuto Letta l’altro ieri e lo ha ribadito D’Alema ieri. I maggiorenti del Pd vedono me e Vendola come fumo negli occhi e, se potessero, ci farebbero fuori prima e peggio di Berlusconi. Il Pd sta lavorando per costruire una nuova coalizione con l’Udc e con la resuscitata “balena bianca”, e ha già risposto picche alla mia proposta di costruire con l’IdV la coalizione del centrosinistra. A Vendola faranno di peggio: renderanno un inferno la sua attività di governatore della Puglia, anche se, ovviamente, negheranno e smentiranno sdegnati. Senza contare quel che hanno fatto e faranno a Luigi De Magistris che non considerano della famiglia del centrosinistra solo perché ha fatto il suo dovere fino in fondo.


Duro e puro, cazzo. E ancora:

E del Pd che ne facciamo, dirai tu. Non tutto è perduto. I maggiorenti del Pd conoscono solo la legge del più forte e noi dobbiamo sfidarli proprio su questo campo. Lavoriamo da subito alla costruzione di questa “coalizione alternativa” e vedrai che la “paura” di essere affiancati e superati da forze più fresche e più risolute li porterà a più miti consigli.Anche loro sanno, come tutti noi dobbiamo sapere e avere ben presente, che è prioritario, per il bene del Paese, liberarci del clan piduista che fa capo a Silvio Berlusconi. Quindi dobbiamo tutti rassegnarci a convivere tra noi per arrivare all’obiettivo. Alla fine, arriveranno, speriamo non a tempo scaduto, anche i pachidermi del Pd.

Ma come, scusa, aveva detto l'opposto! Nello stesso articolo!

E poi come bisogna dirglielo che Grillo non li vuole? E che c'entra Vendola?

E arriva Bersani:

Ora, amichevolmente, sono io a fare qualche domanda a Casini, Vendola, Di Pietro [...] Il leader dell'Udc vuole fare il terzo polo o il secondo che può diventare il primo? Cos'è precisamente la sua area di responsabilità nazionale? Di Pietro vuole cavalcare tutte le tigri capaci di dividere irrimediabilmente l'opposizione o dare una mano a far cadere Berlusconi? La narrazione di Vendola prende la forma di una compiuta responsabilità di governo? Sono loro a doverci delle risposte.

Bravo! Però, per cortesia, uno dei 4 risponda a uno degli altri. Che noi aspettiamo, eh


Non vorrai mollare adesso?


Scopro con notevole ritardo che Christopher Hitchens, il mio eroe, ha un cancro all'esofago.
Non so esattamente dove voglio andare a parare, con questo post, ma sento la necessità di dire quanto mi dispiace. La notizia mi ha davvero sconvolto, forse perché ho sempre pensato ad Hitchens come un uomo di ferro, la cui forza di volontà e le grandi idee che esprime ogni giorno nei suoi articoli gli dessero la forza necessaria per andare avanti, contro tutto e contro tutti.
Poi ho visto il post di Matteo Bordone e un po' mi è venuto da piangere. Strano come si possa star male per una persona che non si conosce, eh?

Christopher Hitchens è il mio eroe per diverse ragioni. Mi piacciono le sue idee, in primis. Non tutte, certo, ma anche nelle cose più "sbagliate" (perlomeno per me) riesco sempre a trovare un briciolo di ragione, uno spunto interessante. Penso alla sua difesa della guerra in Iraq, alla sua vicinanza - solo in alcuni casi - ai neo-con americani, alla sua lotta contro gli islamofascisti (totalmente giustificata e da riprendere, in certi casi).
Ciò che mi interessa meno di Christopher Hitchens è Dio non è grande. Assieme a Richard Dawkins, Hitch è forse il più grande intellettuale ateo attualmente esistente (cioè, lo dico io che magari sono ignorante, però secondo me è così), ma rispetto a Dawkins ha una maggiore capacità di uscire dal solo dibattito scienza vs. fede, fornendo sempre spunti interessanti. Ma ripeto, quella parte mi interessa meno.

Io sono grato ad Hitch per Consigli a un giovane ribelle, che è il libro che mi ha reso quello che sono. Cioè una persona di sinistra (lui non lo è più, credo, ma non importa) che non ha paura di dire quello che pensa e di restare solo, se necessario. Senza darmi pacche sulle spalle da solo, posso dire che se ho sviluppato delle convinzioni forti che non ho intenzione di abbandonare è solo grazie a Christopher Hitchens.
E quindi spero che si riprenda, che c'è tanto da fare, e io ho ancora bisogno di una guida come la sua.

martedì 3 agosto 2010

Dix-huit ans sans lumière

Gli Arcade Fire trasmetteranno un concerto in streaming su Youtube Giovedì 5 agosto, il giorno del mio compleanno.
Il più bel regalo di compleanno che si possa ricevere.

domenica 1 agosto 2010

Imparare il mestiere


Non sono un critico musicale, e qui non parlo da fan. Però ecco, quando si scrive di musica bisognerebbe ascoltare bene il disco da recensire. Magari più di una volta, se possibile. Poi si può iniziare a scrivere, e criticare quanto si vuole. Ecco, ci siamo: il passo finale è argomentare. Non è una cosa da trascurare.
Sennò poi si finisce a scrivere questo.
PS. Lì c'aveva ragione Telese, però.