martedì 29 giugno 2010

Avanti tutta (ma anche un po' indietro)

Visto che mi è arrivato il primo EP del mastodontico nuovo album degli Smashing Pumpkins mi sembra giusto citare (con colpevole ritardo) quello che scrive Mattia a proposito del mio disco preferito - conosciuto grazie a lui, che ne aveva scritto sulle pagine di Nintendo La Rivista Ufficiale. Ringraziamo di nuovo quell'acido di un Ravanelli e rimandiamo al suo blog tematico. Poi vi racconto quanto mi sfotte per sto post.

Mellon Collie and the Infinite Sadness” è un doppio album che col 1995 ha poco a che fare. Come sempre ha dimostrato la band di Corgan. Qui al suo massimo in quanto a produttività: ventotto tracce, ennemila maxi-singoli ed EP, innumerevoli b-side, anche di grande prestigio, che andranno poi a raccogliersi in un cofanetto un anno più tardi. Gli Stati Uniti impazziscono, l’Europa segue convinta. Nessuno dovrebbe voler così bene a un’opera che degli anni novanta ha un po’ di pedali delle chitarre e la voce nasale e agguerrita o nasale e depressa o nasale e melodiosa, pur sempre nasale.

Tutto il resto è un meltin’ pot di anni ’70 e chissà che altro. Di epica rock e sensibilità pop. Ci sono tutte le influenze del lungagnone di Chicago: dai Pink Floyd ai Black Sabbath, dai Cure ai Cheap Trick. C’è tutta una giornata, dall’alba alla luce delle stelle. C’è l’inossidabile potenza e l’estro jazz della batteria di Chamberlin. Ci sono, addirittura, le voci e le canzoni di James Iha e i cori di D’Arcy. Un universo maleducato o raffinatissimo, un volerci provare a tutti i costi anche quando potrebbe essere troppo. Nessun calcolo, solo il flusso creativo con splendida punteggiatura. Chi per sbaglio capisce che quello è il disco che fa per lui e quello è il gruppo capace di mettere in musica quei modi di sentirsi, è fregato a vita.

Chi incrocia e sorride a “Mellon Collie and the Infinite Sadness”, non ne esce vivo. Anche quindici anni dopo, in un ufficio con la maglietta a maniche lunghe dell’anti-eroe Zero. Come ha chiamato il suo gatto. Certa gente non sa dove stia di casa la vergogna, ma sa dove sta di casa tutta una fetta della sua vita.



giovedì 24 giugno 2010

Tutte le donne della mia vita volume 1: Kylie Minogue

C'è sempre quella storia dell'immaginario gay, ma Body Language era un disco di quelli buoni. Poi le altre cose pure, ma quello era proprio bello. Il prossimo esce tra poco e si chiama Aphrodite.



La Carfagna cinguetta

La preparazione di un incontro al Circolo del Partito Democratico di Budrio su Internet e Facebook ha fatto sì che io abbia scoperto il blog di Mara Carfagna (tutto grazie a Marco Orlandi).
Ora, io lo so che lei è un Ministro e avrei dovuto leggere attentamente i suoi post, ma la prima cosa che ho fatto è stata fiondarmi nella sezione "Galleria".
Il mio disappunto per aver trovato molte, troppe foto della suddetta con La Russa e Cicchitto è stato in parte sanata dalla genuina risata che la foto che vedete qui sotto ha fatto scattare in me.

L'uccellino che strizza l'occhiolino, la faccetta sorridente della Carfagna che cinguetta:
Tolleranza zero contro la pedofilia http://tinyurl.com/pedofilia12 #pedofilia #politica #italia
mi ha proprio divertito. Non so perché, eh, ma volevo dirlo a qualcuno.

mercoledì 23 giugno 2010

Io & Benito

Bella la traccia psichedelica della maturità di quest'anno, vero? Io non le avevo mica lette tutte con la stessa attenzione. Mi era sfuggita (in realtà non mi era sfuggita, ho solo realizzato dopo) questa cosa:
ARGOMENTO: Il ruolo dei giovani nella storia e nella politica. Parlano i leader.
DOCUMENTI
«Ma poi, o signori, quali farfalle andiamo a cercare sotto l’arco di Tito? Ebbene, dichiaro qui, al cospetto di questa Assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto. (Vivissimi e reiterati applausi — Molte voci: Tutti con voi! Tutti con voi!) Se le frasi più o meno storpiate bastano per impiccare un uomo, fuori il palo e fuori la corda; se il fascismo non è stato che olio di ricino e manganello, e non invece una passione superba della migliore gioventù italiana, a me la colpa! (Applausi).
Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere! (Vivissimi e prolungati applausi — Molte voci: Tutti con voi!)»
Benito MUSSOLINI, Discorso del 3 gennaio 1925 (da Atti Parlamentari – Camera dei Deputati – Legislatura XXVII – 1a sessione – Discussioni – Tornata del 3 gennaio 1925 Dichiarazioni del Presidente del Consiglio)
Riassumiamo: sulla traccia d'argomento storico-politico troneggia una citazione di Benito Mussolini. Non è necessariamente strano o sbagliato: Mussolini è un pezzo di storia, una pagina nera dell'Italia. Però, ecco, ci tengo a ricordare che Mussolini era un dittatore, il suo regime è stato violento e terribile.
Nel 2010 si parla di Benito Mussolini come un "leader". Un "leader", come "leader" erano Palmiro Togliatti, Aldo Moro e Giovanni Paolo II. Tutti insieme, in questo bel calderone, ad autoannientarsi ideologicamente.
Perché, messi così in fila, uno dietro l'altro, a me sembra una bella banalizzazione. E' da un po' che vedo questo tentativo di normalizzare il Fascismo. Non di giustificarlo apertamente, di normalizzarlo. "Ehi, alla fine non era poi così male".
Mi pare che quest'ultimo episodio si inserisca perfettamente in questo meccanismo perverso. Qui il PD, la sinistra e gli intellettuali dovrebbero intervenire.
Francesca Puglisi, responsabile PD Scuola (giusto?) scrive questo:
Le tracce dei temi proposti per la prima prova degli esami di maturità mi lasciano perplessa, poiché non sempre si riesce a studiare in modo approfondito il ‘900 con tutto il seguito di tragedie alimentate dal rancore per le persecuzioni subite.

Se l’intento fosse stato quello di unire il Paese nella memoria delle tragedie del 900 e non di dividerlo, questi temi avrebbero dovuto invitare i ragazzi ad una riflessione su tutto il periodo storico. Inoltre, accostamenti arditi di “leader” come Mussolini, Togliatti, Moro e Giovanni Paolo II -con l’assenza di figure femminili a cui poter fare riferimento nel tema dedicato ai giovani e la politica-, indicano chiaramente qualche retro pensiero di troppo in un esame di Stato.

Confido però nel l’intelligenza dei ragazzi e delle ragazze e nella capacità degli insegnanti di aver sviluppato lo spirito critico degli studenti, educandoli alla libertà, alla riflessione e all’attaccamento ai valori democratici. Ripudiando la violenza e la faziosità, da qualsiasi parte provengano.

Le teste ben fatte del nostro Paese, sono il capitale più importante che abbiamo, e la libertà di insegnamento un bene prezioso che ci viene consegnato dalla nostra Costituzione e che dobbiamo preservare.
Tutto vero, tutto bello, tutto giusto, condivido. Ma non basta essere "perplessi". "Qualche retro pensiero di troppo in un esame di Stato" non deve essere fatto passare alla leggera. Non si può sempre dire che siamo migliori di chi ci governa: bisogna dire perché siamo migliori, dove sbaglia questo governo.
Altrimenti tutto come al solito, tutto regolare. E intanto Mussolini diventa un leader.
Incazzatevi, per la miseria, che se parlo io non mi credono. La solita vecchia storia del ragazzino che si lamenta.

Update Luca Rizzo Nervo scrive su Facebook:

“Aver predisposto, da parte del Ministero dell’Istruzione, una traccia d’esame contenente una frase di Mussolini, per altro senza chiarire il contesto in cui fu pronunciata, è un fatto estremamente grave che non può rimanere sotto silenzio. E’ grave parlare di un dittatore che ha instaurato un regime nel nostro Paese, come un leader al pari di autorità religiose, di statisti e servitori dello Stato come Giovanni Paolo II, Togliatti e Moro . E’ ancor più grave farlo in riferimento ad un tema d’esame che affrontava la complessa questione del rapporto fra giovani e politica, che chiede innanzitutto di dire parole di verità sulla nostra storia.

E’ grave ma non stupisce più di tanto. Si tratta infatti di un ulteriore contributo a quel processo di rivisitazione del ventennio fascista che, già da anni, avviene nel nostro Paese, con il contributo significativo di esponenti di centrodestra e dell’attuale Governo.

Ma noi, insieme alle forze civili e democratiche di questa città, medaglia d’oro al valor militare per la Liberazione antifascista, non siamo assuefatti e coltiviamo l’indignazione di fronte a questo ennesimo tentativo di revisione della storia, che promuove una doppia verità.

Questa città però, sa che la verità è una, tragica, testimoniata da centinaia di storie di eroi civili, che hanno dato la vita per la libertà di tutti, anche di chi non si rassegna a dividere un Paese che avrebbe invece bisogno di composizione e senso comune.”


Io l'ho aggiunto agli amici.

martedì 22 giugno 2010

Se avessi fatto la maturità quest'anno

Avrei scelto la traccia più psichedelica di sempre, avrei pensato a un bel tema, l'avrei chiamato "Io e Stephen Hawking" e sarebbe stato più o meno così.

Essere così giovani, ed essere così inutili (lettera ad un'amica)


Avevo in programma un post sui Manic Street Preachers. Poi è successa una cosa.
Domani, alle 20 e 45, noi Giovani Democratici incontreremo il nuovo Segretario del Circolo PD di Budrio. Chi poteva ha votato e l'ha eletto, si chiama Daniele Bortolotti ed è uno bravo.

Nel fare il solito giro di convocazioni e di comunicazioni, non so poi perché, scrivo alla compagna (vedi sotto) Marianna un messaggio semplice semplice: Marianna, ci sei domani?
Mi risponde così:
Ci sarebbe un piccolo problema: io sono totalmente all'oscuro delle proposte politiche del Pd. [...] l'unica cosa che potrei e vorrei dire è che sono nel Pd perchè è quello più vicino a me e che sposa di più le mie idee. Che mi sento in dovere di fare qualcosa ma non ne ho i mezzi. Ciò che direi è che il partito di sente poco, non come vorrei io. Che la politica non deve essere quella che stanno facendo LORO, destra o sinistra che sia, chi si salva? Che le mie idee seppur ancora superficialmente rivoluzionarie non possono appoggiare un partito del genere. E non mi sento, o non mi sento ANCORA (si spera) di appoggiarlo.
Questa sarebbe l'unica cosa che posso dire.
Io, che devo uscire, le rispondo un po' in fretta che ci deve essere, di fidarsi di me, che l'incontro serve esattamente a questo.
Al che lei mi scrive:
In ogni caso, mi piace molto quella frase di sochus "E' forse la vergogna che ci fa tenere la testa bassa, la vergogna di essere così giovani e così inutili?". Questo è quello che provo esattamente, e nel partito non trovo una valvola di sfogo, ecco. Avevamo detto entrambi "Ok, starci dentro servirà a costruire qualcosa." Ok, questa è l'intenzione, assolutamente niente di sbagliato, ma sento che sono tutte energie buttate via. Anche se la tenacia ci sarebbe.
E per il discorso di esserci o non esserci. ok, ci sarò. Ma lui potrà benissimo dire "allora informati", ma a quel punto non avrebbe tanto senso. Se non mi è arrivato quasi niente significa che nella politica del partito deve esserci qualcosa di sbagliato, forse che non c'è concretezza. O forse che fermarsi a ribattere ciò che dice la maggioranza come stupidi bambini poppanti non serve poi a tanto. Potrò anche sembrarti altezzosa, ma... dov'è il Pd? Forse tu lo vedi, io no.
E io penso che queste parole dovrebbero essere sbattute in faccia a vent'anni di dirigenti di centro-sinistra.
Che ha un bel da dire il sempre bravo Matteo Maltinti quando mi parla della necessità di uno spirito Ulivista, Prodiano.
Io lo spirito Prodiano, Ulivista, Dalemiano, Veltroniano non lo voglio più vedere, di nessun genere. Non voglio l'aria paciosa e i sorrisi. Non voglio le strategie, i cantieri. Io voglio lavorare per un Partito capace di essere davvero innovativo perché crede in quello che propone.

Noi dobbiamo crederci. Sai da dove viene la frase che tanto ti piace, quella che sta sotto al titolo del blog? Viene proprio da una canzone dei Manic Street Preachers.
La canzone si chiama If You Tolerate This Your Children Will Be Next, ed è una delle più belle mai scritte.
Il testo dice cose forti, fortissime, ma quella frase non deve riguardarci. Noi non dobbiamo essere giovani e inutili. Noi dobbiamo cambiarlo, questo partito.
Non saranno energie sprecate, se avremo bene in testa che stiamo lavorando per questo: Marianna, vieni alla riunione e riportiamo tutto ciò che pensi al Segretario. E quando viene Bersani a Mezzolara lo diciamo anche a lui.

Non perdere la fiducia, non perdere la fiducia in noi, in Debora, nei ragazzi, nella politica. E, scusa se te lo scrivo, anche in me, che qualcosa provo pure a farla. E a dirla. Ma non è facile.

(Richey James Edwards, lo scomparso chitarrista dei Manic Street Preachers, rispose ad un giornalista che gli chiedeva dell'autenticità di ciò che scriveva nei testi infliggendosi una ferita con una lametta. Sulla ferita c'era scritto "4 REAL", "X DAVVERO". Non posso fare un gesto così plateale. Ma lavorare assieme giorno per giorno, quello sì)

lunedì 21 giugno 2010

Non guardate me, non c'entro nulla

All'indomani del miglior discorso mai sentito pronunciare da un dirigente del PD, l'unica cosa che hanno da dire i giovani dirigenti (non è l'unica, dite?) è "non chiamateci compagni". No, ma, davvero, sarà mica questo il nuovo che avanza?
Per la cronaca: non ho mai chiamato nessuno "compagno". Ma non mi sognerei mai di dire cose del genere.

(una volta se ci cliccavi sopra si ingrandiva, ora no. riporto giù)

Era il 1998, Stati generali della Sinistra, nascevano I Ds
Come ha scritto Francesco Cundari solo qualche settimana fa:
"Unico intervento di quel congresso che fece davvero discutere fu quello del leader dei Cristiano sociali, Ermanno Gorrieri, che suscitò vibranti proteste chiedendo che nel nuovo partito, affinché ciascuno potesse sentirsi a casa propria, la si smettesse di chiamarsi “compagni”
Ancora una volta, con Gifuni alla platea del Pd, a farci andare indietro, persino rispetto ai Ds, ci aiutano i ceti medi riflessiìvi..
Stefano Ceccanti
Sono sonore stronzate. Non è con Gifuni che si torna indietro, è con questa politica penosa fatta di piccole cose, di puntigliosità inutile, di remare contro e di lontananza da quello che pensa non dico l'opinione pubblica - non sappiamo nemmeno cosa sia - ma quelli del tuo circolo che si torna indietro. Ceccanti, ma che dici? Ecco, è così che si perde.

giovedì 17 giugno 2010

Ora serve solo uno che mi spieghi Bolzaneto


"Niente può portare indietro coloro che sono stati uccisi. Ma spero - come ha detto uno dei familiari - che la verità che sta emergendo possa renderli liberi"

martedì 15 giugno 2010

"Monk" a me come cognome faceva riderissimo

Alla fine è successo davvero.


Premessa: non sono imparziale. Daniele Luttazzi è una persona a cui devo molto. Se io sono così, se ho deciso di fare determinate scelte invece che altre è proprio grazie a lui. Daniele Luttazzi è uno di quei pochi*, grandi uomini con cui vorrei bere una birra. Quindi io non sono imparziale: penso che DL sia un grande, una delle poche figure in questo paese che seguo sempre con piacere e rispetto, anche quando non sono d'accordo con lui.

In breve: la cosa è che Luttazzi copia. E io voglio esaminare tutti i differenti aspetti di questa vicenda, perché mi sta a cuore. Note: 1) metto i link a tutta la roba che ho trovato, perché il blog da cui parte tutto è illeggibile 2) userò spesso parole come "copiare", "plagiare", "rubare". Prendetele con le pinze, che poi vediamo il motivo.

Parte I

Se tutto è chiaro, la storia parte da questo blog. Se deciderete di cliccare lì, troverete l'archivio con le battute "copiate" da Luttazzi. E un sacco di altra roba, ma andiamo con ordine.
Il punto è questo: DL ha preso le battute di una lunga serie di comici. Gente tipo Hicks, Bruce, Carlin: "comici" più che famosi all'estero, da noi molto, molto meno.
Cominciamo a ragionare su questo punto: questi "comici" sono grandi e stimati autori di satira, in alcuni casi compianti mostri sacri del loro genere di spettacolo. DL li conosce benissimo questi autori, ha una cultura micidiale e, quando non è "in scena" a recitare i suoi spettacoli, è possibile leggere sul suo blog interessanti riflessioni sui meccanismi della satira.

Il suo post Mentana a Elm Street è una cosa che molti dei suoi accusatori (soprattutto quelli della prima ora) dovrebbero leggere. Lì dentro c'è spiegato il concetto di "satira fascistoide", ma non solo: c'è un modo di intendere la civiltà occidentale, il rispetto, il cambiamento della morale e dei "valori" con un'umiltà e un'onestà intellettuale impressionante. Luttazzi mette a nudo, in poche (relativamente) righe la sua arte e ne offre un'analisi schietta e asciutta.
Ecco il primo punto: Daniele Luttazzi non ha mai nascosto le sue fonti d'ispirazione. La sua citazione quasi ossessiva della regola di Lenny Bruce ("comicità=tragedia+tempo") è un esempio del suo modo di fare.

Direte voi, avendo letto qualche battuta: "Ma la sostanza non cambia, Luttazzi ha copiato". Secondo me non è proprio del tutto vero, DL non ha "semplicemente" copiato, ha citato. Magari molto, ma ha citato. Tutti noi siamo influenzati da ciò che amiamo, in particolar modo se studiamo i nostri interessi e ci rivolgiamo a loro in maniera scrupolosa e manichea. Luttazzi è un grande analista della comicità e dei meccanismi della risata. Neanche le sue teorie sono originali, ma è praticamente impossibile creare un impianto strutturale capace di reggere una nuova genesi della risata.
Se parliamo di repertorio, la cosa è diversa. Daniele Luttazzi ha però preso le battute di altri e le ha modificate, le ha rese diverse, ha cambiato bersaglio e le ha anche amplificate, oppure le ha semplicemente
migliorate. La battuta di Luttazzi su Ferrara che gli sarebbe costato il licenziamento era ripresa da Bill Hicks, che è uno dei miei personalissimi eroi.

La battuta in questione la trovate qui, e se avete letto il post di Luttazzi avrete sicuramente capito che quella è una battuta fascistoide. "Doesn't Rush Limbaugh remind you one of those GAY guys [...]?". L'epiteto gay è stato eliminato da Luttazzi, che ha anche limato le esagerazioni scatologiche e ha reso una battuta affilata e funzionale. Questo è ciò che fa Luttazzi: non copia, si ispira (in alcuni casi) e adatta. E non è poco.
Nello specifico, DL coinvolge alcuni degli elementi peggiori della società e della politica e ne enfatizza gli aspetti caratteristici: Ferrara come un individuo lascivo e perverso, la Santanchè in completo sadomaso, Berlusconi e Dell'Utri e Previti colti nell'atto sublime di spregio delle regole e della dignità degli altri. Cagano e pisciano addosso a Giuliano Ferrara. L'effetto è potentissimo, molto più efficace e corretto di quello della battuta di Hicks. Alla faccia del copiare.

Parte II



Francesca Fornario, che è una in gamba, scrive un articolo sulla questione. Una lettera aperta, scritta da un'autrice di satira tra le migliori di tutte. Ma a sto giro c'è ben poco da ridere. Le sue accuse sono precise, e sono quelle che fanno male, perché sono quelle che vengono da una fan delusa. Poi la Fornario è pure carina, quindi fossi in Luttazzi ci sarei rimasto male, ma male male male.
Comunque sia, FF (mi va di usare le sigle) riprende le accuse fatte dal blog e ne scrive sull'Unità. Colpevolmente dico che non so se le cose siano state scritte sul sito o sul giornale, perché non ho preso l'Unità nell'ultima settimana: mi scuso dunque per l'imprecisione.
Il caso comincia a montare,
scrive anche Matteo Bordone (ma la sua critica è meno efficace, pur se puntigliosa, perché si perde con quel punto sui pezzi di carne che mamma mia come conosce la cultura pop), poi i Wu Ming.
Sono tutti e tre pareri molto interessanti. Mi sento di concordare molto di più con quello dei Wu Ming, che però sul finale tiran fuori quella pippata un po' mistica che stona di brutto. Ma va bene così.
Francesca è risentita, Matteo è arrabbiato, i Wu Ming difendono l'uomo-Luttazzi.

La vera bordata gliela tira Recchioni, che in molte meno righe spiega cosa non va: Luttazzi copia, lo fa bene, ma non lo fa alla luce del sole.
Qui, per uno come Luttazzi che mette in piedi un autentica macchina di cultura della risata, la faccenda comincia a farsi pesante.
Ma Luttazzi non è che abbia nascosto molto. Ha sempre detto quali sono i suoi maestri: il post che ho linkato sopra ne è un esempio. Trovo poco interessante la cosa della Caccia al Tesoro, il quasicontest messo in piedi da lui, con cose del tipo "trova quali artisti ho citato", necessario a detta sua per difendersi dalle accuse. Ma ehi, scelta di Luttazzi, quella.

Ma dalle critiche "ideologiche" si passa presto a qualcosa di più. DL parla della Caccia in due post: questo e questo. I ragazzi del blog da cui è partita l'accusa hanno scoperto, tramite Web Archive, che la pagina sarebbe stata creata in una data differente da quella riportata da Luttazzi. "Non è così", si legge qui.
La Fornario, in una
nota scritta lunedì, ci fa però sapere che:

La vicenda dei post - fatto tra le opinioni - e così importante in questa vicenda che venerdì Daniele mi ha scritto: «Francesca, leggi qua: http://puntofisso.net/techblog/?p=168»
E ha postato il link sul suo blog scrivendo più o meno: "Un blogger esperto di informatica sbugiarda la prova principale degli accusatori di Luttazzi". Per me non era "La prova principale", a me non me ne fregava un cacchio, per me non si può copiare in quel modo e basta, nemmeno dichiarandolo, ma per lui quella era "La prova principale".
Gli ho risposto così:
«Caro Daniele, leggilo tu. I commenti spiegano quello che io stessa avevo verificato: i post sono stati alterati per avvalorare la tesi della caccia. Imagino che gli informatici smanettoni si divertiranno ad aggiungere prove su prove come hanno già fatto sul blog - non sul tuo, dato che non pubblichi i loro commenti - ma non me ne rallegro affatto né mi interessa, perché come ti ho scritto trovo ridicola la scusa della caccia al tesoro a prescindere da quando l'hai tirata fuori ("Si ho copiato, ma lo avevo detto". Cosa vuoi, la prescrizione?). Come ti ho scritto, trovo mortificante a prescindere l'ipocrisia di accusare Bonolis di averti copiato una battuta che tu stesso avevi capiato (peggiorandola, secondo me. Ehi, non puoi mica darti i voti da solo come fa Berlusconi: "Sono il miglior presidente degli ultimi 150 anni". "Chi lo ha detto?". "Io"), trovo deprimente l'aver dichiarato che non ti saresti divertito a recitare una battuta scritta da altri per poi farlo a manetta, e aver plagiato quintali di gag senza mai citare la fonte e pagare i diritti, sfruttando cinicamente la posizione l'artista perseguitato ("ehi, sono costretto a copiare, così posso difendermi"). Infine, mi avvilisce che tu abbia censurato il video che provava la copiatura a tuo dire leggittima, proprio tu che sei stato vittima di una così insopportabile censura. Se mi hai mandato questo link che non prova niente perché vuoi continuare il dibattito sul sito dell'Unità lo pubblico volentieri. Se invece me lo hai mandato per riconquistare la mia stima, la mia e quella dei fan delusi, allora avrei preferito una giustificazione accettabile. ti abbraccio.
Francesca»
Che casino. E così entriamo nell'ultimo, vero punto di quest'analisi fiume.
Daniele, ci hai imbrogliati?

Parte III


Io non mi sento imbrogliato da Luttazzi. Non mi sento preso in giro.
La storia di Daniele Luttazzi è costellata di eventi non proprio facili: ha pagato l'editto bulgaro, è stato completamente estromesso dalla TV, è tornato per poi essere cacciato.
Luttazzi copia? Detta brutalmente, sì, Luttazzi copia. E' un male? Non proprio.
L'unico vero "male" è forse quello di aver mantenuto un atteggiamento da purista della risata, da quello che sì, cita, ma se gli rubano la battuta si incazza, spiega che il comico se gli fregano la battuta proprio non lo sopporta. Parla di Bonolis che gli frega la battuta della scoreggia della mosca, ma lui l'ha presa da Carlin. L'atteggiamento è un po' dubbioso. La sua difesa è questa (dall'intervista al Fatto Quotidiano):

Certo un bel paradosso... non era proprio lei che aveva criticato Grillo perché avrebbe ricalcato una sua battuta...

Quella su Wojtyla dai terremotati. Il rimprovero non è mai perché te le rubano... lo fanno di continuo, in pratica è come se dalla tv non me ne fossi mai andato. È perché te le “bruciano”. Se io ho una battuta in repertorio e un comico molto più famoso la dice prima che io l’abbia detta in tv, quella battuta non posso più dirla, la sanno già.

Ma la battuta non era l'oro del comico?

Lo è. Come un fraseggio jazz. Con la differenza che quando un musicista come Fred Hersch cita Thelonious Monk, nessuno ci scrive su un blog dicendo: ‘Hersch copia Monk!’. Farebbe la figura del fesso. Chi capisce di jazz, si gode il rimando. Chi è inesperto, è il caso che si metta a studiare. E Schubert sapeva che c’era qualcosa di potente nel quintetto per archi in re maggiore K. 593 di Mozart: lo citò quasi nota per nota nel suo quintetto per archi.

E mi sembra si possa dire che ci sia un fondo di verità. Penso che un artista come DL non possa permettersi il lusso di un "già sentito", perché lui in tv non ci può tornare.
E quindi si ritorna sempre lì: è una polemica utile? Magari sì, ma forse no. Perché fare le pulci a Luttazzi va bene, ma poi bisogna mantenerli questi standard. Voglio inchieste così su tutto.

Daniele Luttazzi continua ad avere la mia stima. E' una persona coraggiosa che ha vissuto un momento molto difficile, sentendosi attaccato come artista e facendo errori profondi (le censure, in primis). Ma non è uguale a Berlusconi. E io, un programma di Luttazzi in tv, lo vorrei. Pure se copia Hicks.


Update: avevo colpevolmente ignorato la cosa che ha scritto Concita De Gregorio, come al solito sensibile e intelligente.