lunedì 24 maggio 2010

Le cose zozze


Succede che arrestano una pornostar. Arrestano una pornostar perché è andata a fare uno spettacolo in una discoteca, uno spettacolo porno, tipo che si spogliava e la gente la toccava.
C'erano anche dei minorenni, dei minorenni tipo quello che scrive su questo blog. Questi minorenni, - un po' perché fessi, un po' perché Brigitta Bulgari spogliata non è che la vedi tutti i giorni, un po' perché sono minorenni e allora sai, viva la figa - fanno la scemenza: riprendono e mettono su Facebook i video.

La arrestano. Nel senso che la mettono in carcere perché ha fatto il proprio lavoro, e c'erano i minorenni.
Un po' per gag, un po' per scherzo, un po' molto sul serio, ho creato un gruppo su Facebook: "Comitato di Liberazione di Brigitta Bulgari".
L'hanno arrestata il 24 maggio 2010. Il. 24. Maggio. 2010. Oggi: in Italia c'è l'arresto di una donna adulta che si spoglia a pagamento in un locale.
L'hanno arrestata perché i cittadini di Fossato di Vico si sono lamentati con i carabinieri: l'accusa è di pornografia minorile.
La situazione è paradossale: voi ce la vedete Brigitta Bulgari che ferma lo spettacolo perché, buttando l'occhio, nota che il ragazzo che le tocca la tetta forse non ha 18 anni?
Perché me la prendo tanto? Perché è l'ennesimo sopruso nei confronti della libera sessualità in Italia. E' la dittatura del buongusto.
Per uno come me è inaccettabile. Sia chiaro: non sarei andato a vedere Brigitta Bulgari, pur essendo parecchio sensibile alle belle ragazze (domanda:"sì, e allora perché non ci vai?" risposta: "perché ritengo squallido toccare una donna con degli stramaledetti maniaci di fianco"), ma non importa. Qui c'entra la libertà sessuale.
E poi da qui possiamo partire a parlare di regolamentazione della prostituzione, ma magari un'altra volta.
Ora l'importante è liberare Brigitta. BRIGITTA LIBERA! :D


venerdì 21 maggio 2010

I dischi che mi vergogno: Baustelle - I mistici dell'occidente



Terza puntata dell'ormai consolidata rubrica di Sochus: i dischi che mi vergogno. Oggi si parla di un disco che davvero mi vergogno, ed è un peccato, perché la cosa poteva (e forse doveva) essere diversa.

"I Baustelle! Il mio gruppo italiano preferito!": questa è la frase che amavo ripetere sempre a chiunque dicesse il nome "Baustelle" nel raggio di 100 metri da me. La Malavita, che disco: a cavallo tra le medie e il liceo l'ho ascoltato così tanto da averlo irrimediabilmente graffiato (devo decidermi a fare delle copie, lo so).
E sono andato pure a vederli a Bologna durante il tour di Amen, altro disco che mi era piaciuto, a parte un paio di pezzi: Panico!, oggettivamente una roba poco riuscita, e Alfredo, che è il punto di svolta del mio rapporto coi Baustelle. Perché uno poi cresce, e il corvo Joe poi comincia a sembrarti una ruffianata per fregarti, magari sei lì che soffri e quella canzone di maniera ti sembra molto profonda.
Ma insomma, va bene lo stesso. Va meno bene quando Bianconi comincia a dire queste scemenze, per esempio: luoghi comuni sbagliati, ammantati di quel po' di fare ruffiano che permette di far dire di sì a tutti quelli convinti di essere "di sinistra" (ma non lo siete, fidatevi, non lo siete), detti pure male.

E poi esce quest'ultimo disco, I Mistici dell'Occidente. Lo ascolto senza pregiudizi, affrontando i Baustelle con tutta la dignità che meritano: volete fare i grandi, già dal titolo? Bene, sono pronto, partiamo.
L'indaco. Bello il titolo, e non solo: duetto Bianconi-Bastrenghi, che (almeno su disco) sono sempre molto bravi. Bianconi fa il vocione, la Bastrenghi regge bene, "quando passa il carro funebre fallo passare). Il pezzo si costruisce pian piano, la batteria arriva dopo, ma non convince fino in fondo. C'è questa sensazione di "rarefatto", ma non fai in tempo ad assaporarla che parte subito San Francesco. "Sono in fiore, sono vergine": c'è la chitarra distorta e un arpeggio sotto, ma la distorsione non convince, specie quando attacca la parte orchestrale. Il testo, poi, è davvero pretenzioso, "sono un cane, temo gli uomini [...] San Francesco parla ai passeri, sono andato, sono ancora qui [...] sono la vita violenta, San Francesco si diventa" Un po' troppa roba, e il pezzo diventa un pastone, specie nelle linee vocali di Rachele dietro.
E poi la titletrack, che accentua la vena western che comincia in Amen. Il pezzo funziona, è bello, Bianconi fa il De Andrè della situazione ma il testo è ancor più fastidioso: "noi ci salveremo disprezzando la realtà, e questo mucchio di coglioni sparirà". I Baustelle non sono snob, ma questa la spiego dopo.
Le Rane, il pezzo che mi piace di più: orecchiabile, veloce, parla della giovinezza come loro hanno sempre saputo fare, un pezzo che parla del tempo che passa, "ci pensi ogni tanto, alle rane?". Però, anche qui, una cosa fa storcere il naso (magari a voi no, a me sì): perché la "gioia corsara"? Che senso ha, in un pezzo così ben costruito e, per una volta, sincero?
Sull'inutilità de Gli Spietati, e del video, potrei parlare per ore: un pezzo che sembra uscito da Amen, senza alcun dubbio, facile, sicuramente ben assemblato ma davvero poco originale. I Baustelle sembrano aver trovato la giusta formula, almeno per i fan.
Avanti veloce: Groupies è l'altro pezzo smaccatamente Morricone, L'Estate Enigmistica ha un filtro alla voce di Bianconi che davvero non sopporto, Follonica e quelli che mancano ve li sentite da voi, perché c'è da far la Rivoluzione.

La Canzone della Rivoluzione è il punto più basso dell'intero album, forse dell'intera carriera dei Baustelle. Musicalmente accettabile, ha un testo che mette in mostra tutta la pochezza ideologica del gruppo (dell'ultimo periodo?): ve lo metto qui integrale:

Il mio amore è muto e parla solo coi corvi
profeti e il sindacato non lo ascoltano più
ragazzini attenti non battete le mani
col cianuro nei sogni la visione si sgonfia e cade giù

mio fratello è nudo e vive sotto la neve
tu non credere ai giornali, sputa e tirati su
lo hanno programmato a dovere
le villette dei più furbi ci riflettono tanta luce

avanti amore perduto in mare trent'anni fa
fatti canzone rivoluzione vamos a matar

fallo contro i cori dei mercanti nel tempio
per i cristi assassinati senza una verità
per i vivi e i morti che santifica il caso
per il pene e la vagina e per quel che era sacro e non è più

fallo perchè gli ultimi diventino i primi
per la tua coscienza lurida lavata a metà
per andrea di mestre o per maria di matera
per il pane e la gallina che non ci sono più

avanti amore perduto in mare trent'anni fa
fatti canzone rivoluzione vamos a matar
fiorisci fiore col dito al cuore senza pietà
suona canzone rivoluzione vamos a matar

Quanta pochezza, quanti luoghi comuni, citazioni random possono stare in una canzone? Tutto e niente, per un pezzo che vorrebbe dire tanto e invece non dice nulla, il pene, la vagina, Andrea di Mestre, vamos a matar. Quanta confusione nella testa dei Baustelle. E non funziona l'alibi della profondità, non funziona più dire che c'è un forte ermetismo: il giochino si è rotto.

I Baustelle avrebbero potuto fare grandi, grandissime cose, e invece no. Si sono accontentati di dare al loro pubblico quel che vogliono. I migliori auguri, ma per me, almeno per adesso, basta.

Ps. Ovviamente io sono tra quelli che aspetta con ansia il post delle Malvestite, ma Betty sembra essere scomparsa

E il cuoricino?

giovedì 20 maggio 2010

Finalmente!


Signori, la battaglia per il rinnovamento del Partito Democratico è finita. Jan mi fa sapere che c'è una luce, in fondo al tunnel.

I fatti: Luigi Gambino, un sindaco del PD di vicino Genova, ha detto "la mia massima aspirazione è trombarmi una diciottenne".
Appoggio la mozione Gambino e aspetto ansioso le nuove proposte, ma che dico proposte, le nuove piattaforme programmatiche!

"Berlusconi a noi ce la suca", per chi dice che Di Pietro è l'unico che fa opposizione
"Sta legge gliela faccio firmare a tua mamma" per le sedute parlamentari
"E' facile fare il ricchione col culo degli altri" per la questione dell'omofobia
"Le donne sono tutte puttane tranne la mamma e la sorella" per la difesa della famiglia
"Giudica mo' sto grandissimo cazzo" per il problema della giustizia

Pensate che la Serracchiani c'è rimasta male: ma che vuole, dico io? Lei ha avuto una chance ma poi ha deciso che era meglio fare le cose alla vecchia maniera, tutta educatina, e Berlinguer bla bla bla, non ha fatto manco vedere una tetta! Eccheppalle, non può certo far parte del rinnovamento. Bocciata, è roba vecchia.
Era ora che giungesse un po' di politica nuova, altro che Vendola. Il futuro del PD, anzi, della sinistra tutta, è Luigi Gambino.

Ooh, mica solo io

Allora è vero: Federico Zampaglione ha copiato Jacob's Ladder (Allucinazione Perversa) per il suo Shadow (che per me è roba di buona qualità, intendiamoci). Lo dice anche Roberto Recchioni!

venerdì 7 maggio 2010

I dischi che mi vergogno: Zu - Carboniferous


La non più nuova rubrica di Sochus: i dischi che mi vergogno. Mi vergogno di amare, di odiare, di aver comprato e di non aver comprato. Tutti qui. Oggi si parla di un disco che ho sottovalutato per troppo tempo: non ne avevo mai capito l'importanza. E' italiano, oltretutto! (la prima puntata è qui)

C'è stato un momento, nella mia vita, in cui non sapevo più bene bene cos'ero. Avevo un po' messo da parte la ricerca musicale, il rock duro che tanto amavo e mi ero spinto verso il metal estremo. Non che ci sia niente di male, intendiamoci, ero semplicemente rimasto affascinato dal "lato oscuro", dalle cose che non avevo mai sentito in vita mia, e quindi via di Cannibal Corpse, Sepultura, Meshuggah. Band che tutt'ora apprezzo, rispetto e seguo.
Ma dov'era finito il rock alternativo? E l'elettronica? E soprattutto, il jazz? Ci voleva qualcosa che mi riportasse indietro.
Per fortuna, passando da Ricordi, mi sono imbattuto in Carboniferous. Che è un disco che in Italia non hanno comprato in tantissimi (forse, non sono capace di trovare i dati di vendita), ed è un peccato. Perché gli Zu ci sanno veramente fare.
Gli Zu sono tre italiani (sì, cazzo!) che fanno un bel casino. Ma è un casino studiato, una roba che combina jazz, metal, alcune soluzioni punk e cambi stilistici difficilmente prevedibili.
Mettendo su Carboniferous si viene accolti da Ostia, che forse è il pezzo meno riuscito dell'album. Cinque minuti di strumentale in ritmo tra metal ed elettronica, e uno stacco da paura nella seconda metà del brano, ma il risultato è compromesso da una eccessiva disomogeneità. Un esercizio di stile, bello e coinvolgente, ma i pezzi grossi sono altri.
E appena parte Chtonian si comincia ad entrare nel vivo dell'album. Quest'ultimo è gigantesco, monolitico, quasi "faticoso". Odio l'espressione, ma è necessaria: non è un disco "facile". C'è un basso distorto a formare la struttura di quasi tutti i pezzi, un sax impazzito e una batteria dalle ritmiche mai fuori luogo. La chitarra è tenuta a freno, la suona a volte King Buzzo dei Melvins, a volte Giulio Ragno Favero, e il risultato è esplosivo. Beata Viscera è un pezzo tra i migliori mai composti dalla band, così come Soulympics, con uno straordinario Mike Patton alla voce (anche in Orc).
Ma ancor più che un ottimo disco, Carboniferous è il disco che mi vergogno di aver sottovalutato per così tanto tempo: mi ha permesso di ritrovare una strada che avevo abbandonato. Devo molto agli Zu, e in qualche modo dovevo dirlo.