mercoledì 24 marzo 2010

Mi infastidisce spesso

Ma a volte Facci se ne esce con delle meraviglie, davvero. Secondo me è uno dei personaggi più intelligenti sulla scena giornalistica italiana, e a volte mi capita pure di concordare con lui. Aggiungo però che la storia dell'odio con Travaglio è per me priva di interesse.

Ma quando ti fa un intervento di 10 minuti citando dati e classifiche - prendendo in esame pure tutti i parametri - e poi conclude:

Finisce qui il mio intervento tecnico su argomenti che non conosco.
Non puoi non volergli dare una pacca sulla spalla e dirgli bravo.

martedì 23 marzo 2010

Musica per una gita

Con la scuola, in Grecia. Giusto così, per esorcizzare il terrore di non riuscire a guarire in tempo dall'influenza, sto preparando l'iPod da portare in gita. Ci ho messo dentro:

A-Ha - Foot of the Mountain
Alice In Chains - Black Gives Way To Blue
Alice In Chains - Dirt
Cynic - Traced In Air
Daft Punk - Discovery
Kyuss - Blues For The Red Sun
Manic Street Preachers - Generation Terrorists
Manic Street Preachers - Journal For Plague Lovers
Manic Street Preachers - Send Away The Tigers
Manic Street Preachers - The Holy Bible
Metallica - St. Anger
Nine Inch Nails - Year Zero
Pearl Jam - Ten
Queens Of The Stone Age - Era Vulgaris
Queens Of The Stone Age - Lullabies to Paralize
Queens Of The Stone Age - Queens of the Stone Age
Queens Of The Stone Age - Rated R
Queens Of The Stone Age - Songs For the Deaf
Silver Jews - Lookout Mountain, Lookout Sea
System Of A Down - System Of A Down
The Black Angels - Directions To See A Ghost
The Smashing Pumpkins - Adore
The Smashing Pumpkins - Machina
The Smashing Pumpkins - Mellon Collie And The Infinite Sadness
The Smashing Pumpkins - Zeitgeist
Them Crooked Vultures - Them Crooked Vultures
White Zombie - La Sexorcisto: Devil Music Vol. 1
Zu - Carboniferous

Update: L'iPod ha tutte le copertine sballate. Ten su Zeitgeist! Black Gives Way To Blue su Foot Of The Mountain!

domenica 21 marzo 2010

Monthly Shoes: questo mese sulle mie scarpe

Nasce ufficialmente la nuova rubrica di Sochus, quella che serve a svecchiare l'immagine di un blog tenuto da un diciassettenne che parla di politica: Monthly Shoes!
Ho comprato un paio nuovo nuovo di All-Star, e subito mi è venuta voglia di impiastricciarle con i nomi dei musicanti: da qui la nuova, fantastica serie di post. Ogni mese potrete vedere cosa c'è in ascolto sui miei piedi!




Si parte da due pesi massimi: Smashing Pumpkins sul piede destro e Alice In Chains sul piede sinistro, giusto per festeggiare la bellezza di Black Gives Way to Blue e il progressivo arrivo del monumentale Teargarden by Kaleidyscope, oltre che per ricordare tutte le belle cose vecchie.

Shattered Memories e un eroe diverso

Tra me e Silent Hill c’è sempre stato un rapporto particolare: ho sempre apprezzato l’horror, ma difficilmente ho trovato un titolo che riuscisse a soddisfare la mia voglia di vivere una trama complessa e “matura”. Silent Hill era uno di questi pochi titoli. Il secondo capitolo, in particolare, rappresentava il punto più alto di una saga che ne aveva parecchie, di cose da dire.
E’ stato con grande interesse che ho inserito il disco di Shattered Memories nel Wii: una delle mie saghe preferite stava per sbarcare su console Nintendo, e lo stava per fare con premesse tutto sommato positive – un reboot del primo capitolo.

Il pirmo impatto con Silent Hill: Shattered Memories è familiare: ci si ritrova davanti a un menu simile a quello di un videoregistratore – ah, gli anni ’90! – si inserisce il proprio nome e si inizia a giocare.
E’ uno psichiatra ad accoglierci quando ancora scorrono i titoli di testa: un personaggio che appare all’inizio ambiguo, a dispetto dei suoi tentativi di metterci a nostro agio. Stiamo per iniziare un viaggio, una seduta di terapia: dopo un iniziale questionario incomincia l’avventura vera e propria.

Harry Mason, il protagonista, sta riportando a casa la figlia Cheryl, quando improvvisamente l’auto sbanda e finisce fuori strada. Harry sviene, ma dopo un po’ rinviene. Solo che Cheryl non c’è più. Il suo viaggio inizia qui, alla ricerca di sua figlia – e di risposte.
La telecamera è posizionata esattamente “alla Resident Evil 4”: sopra la spalla, e se all’inizio si cerca di premere i pulsanti per vedere cosa succede, se c’è un menu, un inventario si va incontro ad un nulla di fatto. Ci sono solo un uomo, Harry Mason, la sua torcia e un cellulare, degno sostituto della radiolina dei vecchi Silent Hill.
L’inverno, a Silent Hill, pare davvero rigido: è scomparsa la nebbia, ma c’è molta neve, troppa neve.

Harry si aggira per le ambientazioni brandendo la sua torcia, mostrando una buona realizzazione tecnica, una delle migliori viste su Wii: anche zoomando con il tasto B non si notano texture sgranate, solo qualche bocca animata senza troppa cura. Il sistema di illuminazione è efficace, e riesce a sostenere il peso di un’avventura vissuta attraverso un cono di luce; il sonoro, sempre a cura di Akira Yamaoka, compositore storico della serie, è inizialmente un po’ sottotono: ma passo dopo passo, ambiente dopo ambiente si rivelerà in tutta la sua bellezza.
Ecco, gli ambienti sono quelli tipici di Silent Hill: è sempre un piacere ritornare alla Midwich High School, rivedere l’ospedale , ma stavolta è diverso.
Ci sono bastoni, tubi e spranghe, ma non possiamo raccoglierli: i nemici non sembrano esserci. Ci sono, tranquilli, ma non potremo combatterli: Harry è un uomo qualunque, non un eroe, non è in grado di lottare contro mostri, può solo scappare.
Quando le ambientazioni si ghiacciano – letteralmente – il cellulare comincia a segnalare interferenze: è il momento di correre, di correre forte alla ricerca di un posto sicuro, sperando che l’incubo finisca presto.
Sta al giocatore scegliere come affrontare queste sezioni: può correre a perdifiato (come ha fatto chi scrive) oppure intervallare la corsa con la ricerca di un nascondiglio, similmente a come accadeva in Clock Tower. Ecco forse il più grosso difetto di Shattered Memories: la divisione schematica del gioco in due parti distinte – fuga ed esplorazione. Quest’ultima caratterizzata non da complessi enigmi, come sarebbe lecito aspettarsi, ma da azioni tutto sommato “normali”, quotidiane: spostare barattoli, cercare chiavi, sezionare rane sono movimenti completamente eseguibili via Wiimote, sistema che rende l’esplorazione piacevole, anche se certe volte il sistema è un po’ impreciso.

Questo, in ogni caso, non è un normale Silent Hill: ci sono molti elementi distanti anni luce dalla tradizione della serie, tanto da farlo sembrare “qualcos’altro”.
Ma se si scava più in profondità si arriva a comprendere la vera essenza di Shattered Memories: il suo essere un’ esperienza avvolgente e psicologica, divisibile inizialmente in due piani ben distinti.
Le sezioni con lo psichiatra sono ambigue e stranianti: il dottore proporrà al suo paziente – il giocatore? – una serie di test psicologici necessari a tracciare un profilo della psiche. Senza rivelare nulla, sono cose simili alle tipiche macchie di colore viste in centinaia di film, “Cosa vedi?”. Test da non prendere assolutamente alla leggera, se si vuole vivere l’esperienza al 100%: è necessario ponderare ogni risposta con molta calma, perché il profilo di Silent Hill – e di chi la abita – cambierà in base a ciò che decideremo, modificando l’avventura di Harry.
Un’avventura angosciante, senza dubbio. Eliminato quel gusto giapponese che permeava i vecchi capitoli, i Climax fanno muovere Harry attraverso Silent Hill, ma non c’è nessun improbabile “culto”, e Valtiel non abita qui.
C’è un uomo comune, uno scrittore, capace di alzasi e cercare le risposte di cui ha bisogno. Non c’è la rabbia, la foga: c’è un senso di straniamento, di disperazione, c’è l’alienazione. Harry è più simile al James di Silent Hill 2, ma anche qui ci sono delle differenze: la sua storia è ridotta, vissuta attraverso quel fascio di luce procurato dalla torcia. I mostri, poi, sono solo i suoi: se riusciranno a sopraffarlo, facendolo finire a terra, non lo sbraneranno come gli zombie di un Resident Evil qualunque. Sembra quasi che lo accarezzino: la morte è consolatoria, è un taglio del nodo gordiano – se si muore, le sofferenze finiscono. Ma c’è un viaggio da finire, un viaggio dove la verità è un faro in un mare in tempesta. E’ il fine ultimo, ma non per forza piacevole.

La longevità è ridotta: quattro o cinque ore di gioco. Ma i diversi finali garantiscono ore di gioco in più. Non è un titolo semplice da affrontare, emotivamente parlando, ma ne vale davvero la pena.

Procovalutazione: 4 cuoricini su 5, ma io non so farli.


(Per il blog di Zave)

giovedì 18 marzo 2010

Facciamo "gattino"?

Tutti quelli che mi conoscono sanno del mio amore per Jena (nel senso di Riccardo Barenghi), ma desta quantomeno perplessità il fatto che riesca a prendersela sempre e solo col PD, e le battute su Berlusconi siano di una banalità disarmante. Le facevo meglio io alle medie, Jena.

martedì 16 marzo 2010

Endorsement

Brutta come parola, lo so. Ma si dice così, che ci posso fare.
Io, nel senso di Enrico Procopio, sostengo la candidatura di Antonio Mumolo all'Assemblea Regionale dell'Emilia-Romagna.
E' del PD, è bravo, è attento ai temi del sociale: prendo dalla presentazione che c'è sul sito
Credo nell’impegno civile e dedico una grande parte della mia vita al volontariato. Sono socio fondatore e attivista dell’associazione Amici di Piazza Grande Onlus, socio fondatore e Presidente dell’Associazione Bologna Kurdistan, socio fondatore e Presidente dell’Associazione Avvocato di strada Onlus. Per la mia attività di tutela dei diritti dei più deboli ho vinto il Premio Nazionale del Volontariato ed ho ottenuto un riconoscimento dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
Oh, pare uno niente male. Avvocato di strada, poi, è proprio una bella cosa.
"Sì, ma che vuol fare, 'sto Mumolo?" Bella domanda. Giusto oggi, il nostro ha messo sul sito tre cartoline che sintetizzano altrettante proposte. Ve le metto qui, che sono pure belle - e già c'è da votarlo: vedeste tutti i volantini PD che vedo io... Roba per stomaci forti! Tutta roba sua, io non aggiungo niente.


> Diritto al latte
“Come Presidente del Forum Consumo del PD Bologna ho contribuito ad elaborare diverse proposte che possono trovare attuazione in tutti i comuni della regione: tra queste l’incentivazione della vendita dei prodotti sfusi, che favorisce l’ambiente e consente un notevole risparmio per i cittadini, e l’installazione in città di colonnine elettriche per ricaricare mezzi di trasporto ecologici”.


> Diritto al pane
“In Regione mi batterò per l’affermazione dei diritti dei più poveri e dei più deboli e per un welfare regionale innovativo che risponda alla crisi economica, anche garantendo una quota degli appalti pubblici alle cooperative o ai privati che assumano persone in difficoltà”.



> Diritto al talento
Proporrò che la Regione si faccia parte attiva di progetti finalizzati a riqualificare gli immobili delle aree dismesse per destinarli all’imprenditoria giovanile e femminile, con particolare riguardo ai laboratori artigiani ed alle nuove tecnologie, soprattutto a quelle ecosostenibili.”


Tre cose concrete, fattibili ma che possono portarci avanti. Qui non ci sono promesse vuote, non ci sono "spot": c'è la voglia di cambiare le cose. E Antonio Mumolo vuol farlo rispettando l'ambiente e tendendo una mano alle associazioni e ai giovani. Alla maniera del PD, quella che dovremmo seguire. Sempre.

mercoledì 10 marzo 2010

Comunicazione di servizio

Ho messo in fondo il player che si trova sul sito di un certo gruppo che a me piace tanto. L'ho messo sotto perchè di fianco non riuscivo a farcelo stare, e poi così regala al blog quell'aria anarcoide e disordinata che a me piace tanto tanto. Se non l'avete fatto sentitevi i pezzi, che poi un post lo faccio appena arriva pure il quarto

sabato 6 marzo 2010

Giuro che

Se dice di nuovo "ah, ma tanto poi me lo ripresentavano e lo dovevo firmare per forza" mi incazzo.


"It's fair to say that nothing was keeping you here"

mercoledì 3 marzo 2010

Questa è la mia verità, dimmi la tua (cose che penso, con colonna sonora)

Avvertenza: post pieno di rabbia e di Manic Street Preachers

Parte I: Il tuo amore, da solo, non è abbastanza (e neanche le firme, pare)

A un certo punto di This is my truth tell me yours dei Manic Street Preachers, più precisamente in Tsunami, c'è James Dean Bradfield che canta "Disco dancing with the rapists" - "Ballare in discoteca con gli stupratori". Sfido chiunque a trovare un'immagine più adatta per l'Italia degli ultimi dieci - facciamo venti? - anni.
Pensateci: una bella signora - magari un po' avanti negli anni, quello sì - che non ricorda più quello che era, che ha perso la dignità, e pur di ballare, di divertirsi, si fa accompagnare da chi non ha nessun interesse a ballare con lei, a farla sentire bella, ma semplicemente ne approfitta.
Un po' desolante, quello sì, ci hanno rubato il sole dal cuore. Ma ehi, si sono sempre saputi truccare da gente "del fare", quelli capaci - gli altri, bleah, un'èlite di snob che grida sempre all'emergenza democratica, intellettuali da salotto o rozzi giustizialisti.
I fatti degli ultimi giorni ci fanno capire che le cose non stanno esattamente così, e mettono in mostra tutta l'incapacità della destra, oltre a demolire il loro apparire coesi e "monolitici": non sono capaci di presentare le liste per le elezioni regionali.
Sembra poco -vabbè, che c'entra, sono casi isolati - ma non è così. L'arroganza e la tracotanza del capo che manda a puttane un progetto costruito nel tempo - la candidatura Polverini - per i suoi cambi di lista, per i giochetti interni tra lui e Fini. Fossi un militante PdL del Lazio, beh, sarei molto confuso. Contrariato, oserei dire. Mi chiederei: "ma questi mi prendono in giro?". Sì, caro militante del PdL, per loro non conti nulla. Non hanno alcun rispetto per te che li voti, che magari ai loro proclami, alle loro urla, ci credi pure - e quindi compi uno sforzo sovrumano, e hai tutto il mio rispetto (sì, ciao). Tu li hai legittimati, governano grazie a te, e ora (finalmente?) puoi vedere come sono veramente: dei gradassi che non rispettano le regole. L'onestà intellettuale non è contemplata, c'è solo un po' di vittimismo e ammiccamenti al PD - che però non ci sta, e meno male. Il solito copione. Non ho nulla da aggiungere.

Parte II: Io sono la Purezza, e mi chiamano pervertito

E il PD come sta messo, in quanto a candidati? Beh, loro le firme le hanno raccolte tutte, e sono pure valide (in numero sufficiente, perlomeno). Ma chi hanno candidato? Errani è al terzo mandato ma è carismatico, piace, è stato bravo. E passi. Poi Burlando, la Bresso, Bonino in Lazio e Vendola in Puglia, dai che van tutti bene.
Poi c'è lui: Vincenzo De Luca. Il mio amico Matteo Maltinti scrive così in una nota:
Il rinnovamento del PD deve essere coraggioso e fermissimo, senza paura di dire no a despoti locali che pure portano molti voti al partito (come con dignità abbiamo fatto in Campania candidando De Luca, storico avversario della gestione di Bassolino nel PD campano).
Non mi sembra che il modello di Vincenzo De Luca sia il modello da seguire per ricercare "il rinnovamento del PD", anzi. Mi sembra che candidare uno sceriffo - uno che si mangia Cofferati a colazione, per dire - sia esattamente la cosa peggiore che si possa fare. Una persona fondamentalmente "di destra" come De Luca non può essere il candidato PD in Campania. Badate, non mi riferisco alla famosa frase sulla destra, ma al fatto che lui dice cose di destra e, per giunta, le porta pure a compimento. Posso dire che non mi piace chi ordina gli sgomberi dei campi rom, chi se la prende con le fasce più deboli? Posso dire che non mi piace chi si trincera dietro il rigore quando in realtà il suo è razzismo?
Non mi piace chi non la manda a dire, chi ha modi bruschi: la mia sinistra è fatta di persone pulite e senza avvisi di garanzia, che non sgomberano i campi rom, anzi: la mia sinistra sogna ancora un futuro migliore per gli immigrati, i poveri e i clochard. Io non voto i leghisti, nemmeno se sono del PD.
Vincenzo De Luca non è la risposta. Non è utile nemmeno in funzione antibassoliniana, serve solo a confermare che il PD, al Sud, ha dei dirigenti pessimi, impresentabili e, soprattutto, invotabili. Quasi quasi preferisco Loiero. Brr.


martedì 2 marzo 2010

Certo che

se ascolti Journal for Plague Lovers prima di The Holy Bible perdi un sacco di cose belle.
E' la mia colonna sonora dell'ultimo periodo: accompagna le immagini dell'incapacità totale della destra italiana. Domani scrivo il post lungo, giurin giurello.