domenica 19 dicembre 2010

Caro Segretario

siamo due giovani democratici che questa mattina, tra un’influenza e l’altra, si sono trovati a commentare con sgomento la sua intervista di ieri comparsa su Repubblica e quella di oggi rilasciata all’Unità. Noi capiamo la situazione di emergenza in cui si trova il paese e non vogliamo essere “schizzinosi”: semplicemente non ci fidiamo di chi ha contribuito con le sue scelte politiche a consegnare il paese in mano a Berlusconi portandoci sull’orlo del baratro in cui siamo ora.Ci fidiamo di lei però e vorremmo chiederle di essere accorto: prima il PD faccia scelte programmatiche chiare e forti per il paese, poi proponga le alleanze. Siamo così sicuri che chi è stato sodale di Berlusconi in passato sia così disponibile ad accettare la nostra linea? Che prezzo dovremmo pagare per questa alleanza? Forse quello di rinunciare alla nostra storia, quella di un partito che raccoglie la migliore tradizione democratica italiana? Non ci faccia questo, segretario, non ci costringa a non votare più il partito che abbiamo scelto di contribuire a costruire, per il quale in questi mesi abbiamo fatto il Porta a Porta sotto la pioggia, che abbiamo difeso nei dibattiti con i nostri coetanei cercando di spiegare, cercando di essere noi la risposta all’assalto mediatico di cui siamo vittime da anni, per il quale siamo venuti a Roma solo una settimana fa svegliandoci nel cuore della notte, non ci privi anche lei della speranza di poter lavorare per cambiare questa Italia, ci lasci il PD come spazio per farlo.

Per una volta voi, che siete i nostri dirigenti, ascoltateci: ascoltate noi che dobbiamo votarvi, dateci retta e noi vi stupiremo: vi faremo finalmente vincere. Vinceremo tutti insieme, ma solo con tutti gli altri partiti che condividono le nostre radici e i nostri valori e la strada che il PD deciderà di tracciare. Questi anni sono stati duri per il popolo del centro sinistra, sono stati duri e bui soprattutto per noi giovani, da quando voi avete scelto di inseguire una chimera centrista ci siamo indeboliti sempre di più, e i primi a pagarne le spese siamo stati proprio noi che andiamo ancora in scuole malfunzionanti o in università distrutte, noi che non troviamo casa, lavoro, noi che siamo senza i diritti fondamentali. Noi che abbiamo assistito all’esclusione dal parlamento di quelle forze che avevano le nostre stesse radici a favore di personaggi che, al momento opportuno, hanno pugnalato il partito che li ha candidati e gli elettori che li hanno votati. Noi adesso vi chiediamo di cambiare strategia.: lo chiediamo a voi perché siamo perfettamente coscienti del fatto che il PD sia l’unico partito che potrebbe davvero vincere, se solo riuscisse a ritrovare la giusta voglia di vincere, senza tatticismi esasperati, senza arrampicarsi sugli specchi, senza cercare alchimie che è impossibile trovare. Con Fini e Casini il PD non vince, perché non è quello il suo posto. Il suo posto è in un centro - sinistra democratico, lo stesso posto in cui si trovano i suoi elettori. Pensateci, in fondo non avete nulla da perdere: perché fino ad ora percorrendo questa strada è andata sempre peggio, cambiando radicalmente strategia può solo migliorare. Fidatevi di noi, fidatevi del vostro popolo, prendete coraggio e, siamo sicuri che alle prossime elezioni noi vi stupiremo e potremo finalmente festeggiare insieme la fine di questo incubo.

Enrico Procopio e Cecilia Alessandrini.


Update: ora sull'Unità online!

lunedì 6 dicembre 2010

Poliziotti fuori tema?


C'è qualcosa che non funziona nell'ultimo film di Kevin Smith. O meglio: c'è qualcosa che non funziona in tutta la filmografia di Kevin Smith.
Kevin Smith è, incidentalmente, uno dei miei registi preferiti: ho amato Clerks, Clerks II e Dogma alla follia. Ho apprezzato Chasing Amy, ho riso di gusto nella prima metà di Zack & Miri make a porno.

La verità fa male, ma prima o poi bisogna farci i conti: Kevin Smith non sa girare. Kevin Smith sa creare personaggi splendidi, dialoghi brillanti, riferimenti che noi un po' così si coglie, sa muovere la macchina negli interni, si sa arrangiare con due soldi ma no, girare non è il suo forte.
E' un grosso problema? Sì, in teoria, ma non per Kevin Smith. Lui ha un suo modo di fare cinema che non prevede grandi tecnicismi: a lui servono altri elementi per fare un buon film.

Poliziotti Fuori è un film di Kevin Smith, la mano si vede: la gestione dei tempi, alcune inquadrature in interno sono proprio tipiche di Smith. Il modo di dirigere gli attori, la fisicità di Bruce Willis messa a freno in favore di un approccio più dialogico, alcune gag che paiono davvero estemporanee, come se fossero uscite strada facendo, elementi (forse un po' forzatamente) scorretti fanno di Poliziotti Fuori un film perfettamente ascrivibile nella filmografia del tizio grasso.

Poliziotti Fuori ha, più che altro, un grosso problema di identità. Vorrebbe essere una commedia d'azione, quelle col poliziotto bianco infastidito e l'amico nero casinista, vorrebbe essere un film d'azione più serio, ma al contempo avere i dialoghi divertenti quasi in ogni momento.
E poi c'è quel problema lì: Kevin Smith non sa girare le scene d'azione.
Le scene d'azione sono fiacche, gli inseguimenti sono lenti (nonostante l'entrata al cimitero con la macchina): l'ha fatto apposta? Un tratto distintivo, una sorta di firma, "ehi, io non mi chiamo Michael Bay"?

La risposta è una sola: boh. E non importa molto.
La cosa che importa è che, come film, Poliziotti Fuori funziona discretamente. Le battute sono grezze e ignoranti al punto giusto, Tracy Morgan regge la scena da solo, Bruce Willis è sempre un grande e Sean Williams Scott fa una parte che, vi giuro, secondo me l'hanno chiamato dentro perché l'hanno incontrato per strada, e quelle sono le sue cose migliori.
C'è molto dello spirito di Smith nel film, anche se la sceneggiatura non è opera sua. E per chi non lo conosce... Beh, rimane un film divertente, giusto un po' lento (Hot Fuzz gestisce meglio il ritmo, per dire) e decisamente folle, anche per gli standard del film col poliziotto nero e poliziotto bianco.

Un film sicuramente sufficiente, sicuramente meno "Smith" di Zack & Miri ma sempre a fuoco. Forse è una piccola occasione sprecata per Smith (il budget, gli attori, i soldi: li rivedrà?), ma non per chi guarda.
Certo, a patto che sia maschio, nerd e apprezzi il cinema d'azione. Un target un pelo più ristretto di quello di Clerks.

giovedì 25 novembre 2010

Il mio Segretario

La più bella foto di Bersani.

Abbiamo perso


Perché hanno vinto loro, come sempre. Vincono sempre loro.
Vincono loro, e noi perdiamo.
Noi perdiamo, ma non perché prendiamo le botte.
Hanno voluto la violenza, l'hanno cercata, hanno spinto un Paese nel peggiore dei mondi possibili.
Ce l'hanno fatta.
Hanno vinto loro.
Abbiamo perso.

Ma se le manganellate hanno colpito solo quelli delle prime file, la sconfitta no, quella no.
Quella ha colpito tutti, giovani e adulti.
Noi onesti abbiamo perso.
E la colpa di questo ricadrà su una generazione intera: quella che ha perso un'occasione, la più grande.
L'occasione di dimostrare che noi siamo migliori di loro.

mercoledì 24 novembre 2010

Ok, si torna

Eccomi, eccomi, ci sono, riprendiamo a scrivere.
In realtà l'ho già fatto, ho scritto una cosa sugli Smashing Pumpkins per il blog di Zave.
Si ricomincia!

martedì 9 novembre 2010

Promesso

Torno a scrivere presto, sistemo un po' di compiti in classe e arrivo

domenica 24 ottobre 2010

Lo Sport e Zave (e un po' io)

C'è uno splendido post sul blog di Mattia Ravanelli che parla del suo rapporto con il calcio dei piccoli. Il calcio è stato uno degli sport che ho provato - perché ci ho provato, eh, a fare sport: poi ho capito che preferivo fare altro, come scrive Mattia (che però, si deduce, qualcosa in più di me l'ha fatta).
E boh, non lo so, è bellissimo e voi dovreste davvero leggerlo.

venerdì 15 ottobre 2010

The loneliness of the ciccione con le bacchette

Sochus: un blog che ospita foto di ciccioni incapaci sudati

Si può essere fan degli Smashing Pumpkins essendo nati nel 1992? Non è una domanda retorica. Sono diversi i fattori da tenere in considerazione: non ti ricordi decentemente gli anni '90, avevi tre anni quando Mellon Collie usciva nei negozi e, in generale, quella vita che faceva un Mattia Ravanelli non la puoi proprio sapere.

Si può essere il batterista degli Smashing Pumpkins essendo nati nel 1990? E' una domanda retorica: certo che si può essere il batterista degli Smashing Pumpkins essendo nati nel 1990. Almeno in teoria: se ti chiami Mike Byrne, le cose cambiano.

Mike Byrne è il nuovo batterista degli Smashing Pumpkins, nuovo nel senso che ha sostituito Jimmy "Naso" Chamberlin quando questo ha detto a Billy "Braccio Scartellato" Corgan "torno tardi, non aspettarmi per cena".
Byrne ha vinto un'audizione, se non ricordo male, e Corgan l'ha scelto: il migliore tra tutti quelli che si sono presentati.

Ragioniamo su questo. Mike Byrne è il migliore dei batteristi sentiti da Corgan: "sì, ma come suona Mike Byrne?", direte voi.
Così, vi dico io:


Lo sentite anche voi? "a love that's min... TUKTUKTUKTUKTUKTUK". Quella cosa lì è il drumming di Mike Byrne. Quelle rullate imbarazzanti dopo il pezzo di tastiera sono il nuovo batterista degli Smashing Pumpkins.


In Astral Planes è ancora peggio. Qui c'è ancora più confusione, se chiudete gli occhi potete benissimo vedere quel ciccione (sudato) che si guarda spaurito in giro, non sapendo bene cosa fare.

Billy, facci un favore: caccia sto incapace. Vuoi regalargli un sogno? Tienitelo vicino mentre registri, ma ti prego: la batteria falla fare a qualcun altro. Va bene anche una batteria elettronica, ma questo coso, qui, non si riesce proprio ad ascoltarlo. Te lo chiedo da fan nato nel 1992, due anni dopo Mike.

martedì 12 ottobre 2010

Signora mia

Non ci sono più i poliziotti di una volta, a Genova.

lunedì 11 ottobre 2010

Zak Goes Wylde: la busta 7

Le domande le ho fatte, come dicevo. E a quanto pare le risposte arrivano: Zak parte da quella che mi sta più a cuore.
Il CdA del blog, dopo essersi riunito, ha deciso che sì, la risposta da queste parti piace. Nei modi e nei contenuti. Poi spiego meglio.
Nel frattempo, eccola qui:


sabato 9 ottobre 2010

Le domande io le ho fatte

Ho fatto meno di dieci domande a Benedetto Zacchiroli, che è il candidato figo a Sindaco di Bologna. Dai, che se accetta poi posto le risposte. E se prova a usare il politichese lo sputtaniamo!
In ogni caso, le domande sono queste qui:

1. Pensi di essere in grado di rendere Bologna una città meno grigia? Io sono di Budrio, e ogni volta che scendo dal treno mi prende una gran depressione. Sei capace di ricolorare Bologna?
2. La sai valorizzare la cultura a Bologna? Sei in grado di fare le scelte giuste, di rendere una città come questa ancor più aperta alle influenze di tutto il mondo?
3. Sei uno di quelli che, in nome del "decoro" o della "sicurezza", renderà la vita ancor più difficile a tutti gli alternativi e i disadattati (per scelta o necessità)?
4. Sei in grado di abbandonare la politica del cane di Pavlov e pensare sul lungo periodo? Sai conciliare le esigenze del momento con una visione d'insieme più grande? Sacrificare il vantaggio immediato per qualcosa di più "alto"?
5. Sei disposto a puntare così in alto da rischiare di perdere tutto? Sei pronto a fare un taglio netto col passato, o ti cullerai nel ricordo dei bei tempi di Bologna? Io non li ho mai conosciuti, questi tempi: sei disposto a tagliare i ponti col passato (e con le disastrose esperienze di questi ultimi anni) per farli vivere anche a me?
6. In generale: la tua è sempre la solita sbobba? Cos'hai di diverso?
7. Sei capace di non piegare la testa di fronte alle gerarchie ecclesiastiche? Quali sono le tue idee in materia di diritti civili, di laicità dello Stato?
8. Hai ascoltato l'ultimo disco dei Manic Street Preachers? Qual è l'ultimo film che hai visto, l'ultimo fumetto che hai letto?
9. Vuoi bene a Bologna?

giovedì 7 ottobre 2010

Perché vado alla manifestazione di domani

Premessa: io sono al limite del radical chic. Difficilmente vado alla manifestazione di turno.
Stavolta no, stavolta vado.
Domani, che è venerdì 8 ottobre 2010, io sarò in piazza a Bologna.

Perché bisogna combattere, oltre che le manovre del governo, anche l'indifferenza degli studenti.
Chiariamoci, ci sono i giusti motivi: il comunicato dell' UDS è osceno. Ma in questa fase, con un governo che sta cadendo, è decisamente consigliato scendere in piazza e manifestare. Manifestare, credendoci: e se qualcuno ti dice che il PD in piazza non c'è fargli ciao con la manina.

Ci si vede domattina.

sabato 25 settembre 2010

venerdì 24 settembre 2010

C'era prima il signore col fumogeno

Succede che volevo andare ad accudire la fidanzatina malatina a casa, mentre i Genitori di Lei mi andavano al cinema (ehi, voi che ridacchiate in fondo, vi sento)
E così, a un primo responso negativo dei suddetti personaggi, ho inviato il seguente sms:

Gentili E. ed E., noi, nel senso di Enrico e di Procopio, si voleva accudire la fidanzatina vagamente malaticcia in vostra assenza. Confidiamo in un vostro spontaneo assenso: siamo pronti a discutere qualunque eventuale trattativa, ci sediamo al tavolo. Mica come la FIOM.

Vi aggiorno, se mi dicono di sì.

Update delle 18.06: sono in consiglio per decidere, aspettiamo.
Update delle 18.14: non si fanno sentire. Ho paura, sono nervoso, mi scattano pensieri brutti. Vado a urlare "Veltroniani avete rotto il cazzo" per strada se non mi dicono niente. Tanto abito in campagna.
Update delle 18.27: non si sa ancora nulla, l'ansia sale.
Update delle 18.32: si va. Si conclude, con molta felicità, questo microliveblogging.

giovedì 16 settembre 2010

Manic Street Preachers - Postcards From A Young Man


Mi sono chiesto per giorni e giorni se fosse il caso di proporre una mia recensione di Postcards From A Young Man, il decimo disco in studio dei Manic Street Preachers.
Io adoro i Manics. Conosco (quasi) a memoria ogni loro disco, e la mia vita è scandita dalle loro note. Ho cantato fino alla morte Motorcycle Emptiness, ho imparato ad amare ogni loro disco, eccezion fatta per quel Send Away The Tigers che proprio non mi va giù.

Questo album è una resa dei conti. Journal For Plague Lovers è stata una splendida parentesi, con il "ritorno" di Richey James Edwards ai testi. Se ne sono dette di ogni: i Manics approfittatori? Ma intanto Journal è ancora lì nel lettore, a testimoniare la bontà di quel lavoro e la ritrovata freschezza di una band che usciva da quel davvero poco esaltante Send Away The Tigers.
Postcards From A Young Man è "l'ultimo colpo alle comunicazioni di massa", è l'album più pop della carriera dei Manics, e forse anche il più difficile (sì, più difficile di Everything Must Go. E di Know Your Enemy).

Eccessivo, a volte quasi pacchiano. Archi, cori gospel, chitarre ultrapompate, con le rullate di Moore tenute a bada dal songwriting di Braidfield. Divido il pezzo in un "track by track", e poi passiamo alle conclusioni.
(It's Not War) Just The End Of Love, l'ho già detto, è un pezzo commercialmente perfetto, come è perfetto per aprire l'album. L'attitudine di Postcards sta tutta lì: nella voce sempre (sempre!) su toni sforzatissimi di Braidfield, nelle chitarre, nelle giravolte d'archi, nell'assolo orecchiabile.
La title-track è tronfia. Tronfia, pomposa, come può essere pomposa una canzone in stile Queen fatta dai Manics. Eppure al quarto ascolto diventa irresistibile: forse la sezione d'archi poteva essere tenuta a bada, come gli inserti di piano (ma è un problema di tutto il disco), ma suona incredibilmente onesta. La chiusura, una strana fine "rotolata", è tutta da sentire.
Forse il miglior pezzo dell'album è il successivo, Some Kind Of Nothingness, con la voce bassa bassa di Ian McCulloch a fare da contrasto ai toni altissimi di Braidfield. Gli si perdona anche la bruttura del testo: "like an old school photograph" è banalissima. Nicky, ma dov'era l'ispirazione?
I Manics perdono mordente proprio nei pezzi simil-Send Away The Tigers (d'ora in poi SATT): The Descent (Pages 1&2) semplicemente non funziona. E' eccessiva, rock da stadio, e la sezione d'archi è francamente irritante. Un intro alla Oasis lascia spazio ad un buon incedere della batteria, ma la sensazione dell'ascoltatore è proprio da "non ci siamo, non ci siamo".
Hazelton Avenue è la nuova Autumn Song: l'apertura del riff, la struttura della canzone rimanda proprio all'ottimo pezzo uscito da SATT. Non ha lo stesso appeal, ma funziona bene, più che bene, e ha un'ottima sezione intermedia che porta a una risoluzione apprezzabile sul finale. Promossa.
Auto Intoxication rischia paradossalmente di ricadere nella categoria dei "riempitivi". Dico paradossalmente perché è forse il pezzo più "studiato" e sperimentale del disco: cambi di ritmo, sezioni sognanti, un richiamo alle cose di Journal e, ma qui si esagera, The Holy Bible (io ci sento Virginia State Epileptic Colony, o anche Yes). Ma non ce la fa davvero, troppa poca coerenza e troppa poca grinta.
Golden Platitudes è, senza mezzi termini, il pezzo più convincente dell'album. Un testo ispiratissimo, una sezione musicale finalmente solida e che amalgama bene chitarra (Nicky, ma hai suonato il basso?), batteria, cori gospel e archi. Le parole, poi, sono davvero commoventi, e andrebbero fatte ascoltare ai dirigenti del PD per molto tempo ("La sinistra liberale ha distrutto ogni pezzo della mia gioventù", o ancora "perché colonizzare la Luna quando ogni tipo di disperazione esiste in ogni singola casa?", "dov'è andato il sentimento? Quand'è che tutto è andato storto?"). E' il pezzo che introduce alla parte migliore di Postcards, e lo innalza sopra la soglia (finora solo sfiorata) della sufficienza piena.
Il mandolino apre I Think I've Found It, e il pezzo si muove bene. Non ci sono grandi emozioni, ma il mandolino e l'elettrica si amalgamano benissimo, e Braidfield ci mette passione: niente di nuovo, ma l'ascolto è piacevole.
In A Billion Balconies Facing The Sun suona pure Duff McKagan, o come si scrive, comunque quello dei Guns N' Roses. Ed è un bel sentire, perché il brano ha un tiro fantastico, e i Manics sembrano mostrare i muscoli.
All We Make Is Entertainment, a un certo punto, è "Sarà Perché Ti Amo", e la cosa mi piace. E' un pezzo cazzone, musicalmente, e drammatico nelle parole. Ma il ritornello c'è tutto, e la si canticchia anche tutto il giorno. Promossa, è la nuova Your Love Alone Is Not Enough.
Tiriamo un sospiro e affrontiamo la realtà: Nicky Wire canta in The Future Has Been Here 4Ever. Nicky non sa cantare, c'è poco da fare, ma il pezzo è ottimo: Sean suona la tromba (supposizione mia, ma scommettiamo?), il coro aiuta Nicky fino a sommergerlo, e il brano porta a acasa una pienissima sufficienza.
E si chiude con Don't Be Evil, il pezzo rockettone onesto, con powerchords e la voce di James tirata al massimo a scandire tutto. Postcards From A Young Man finisce qui, ma la recensione no.

Che impressioni lascia il disco? Era esattamente quello che mi aspettavo: un disco pompato, anche troppo. Richey è morto, le sue parole ci hanno allietato con Journal ma ora basta, tutto è cambiato.
Bisogna farsene una ragione, e accettare questo percorso musicale fatto di quello che è, in ultima analisi, un rock da stadio adatto a tutti. Eppure è Manics al 100%, perché l'attitudine è sempre la stessa, perché James ha sempre la stessa voce (grazie a Dio) e perché l'impronta è sempre di sinistra, e questo conta tanto.

Non si può valutare con un voto superiore al 7 un album come questo. Introspettivo nella prima parte (ma senza le giuste qualità) ed esplosivo solo verso la fine, è però più che onesto e con momenti brillanti. I Manics sono sempre qui, e io con loro.

lunedì 13 settembre 2010

Ritorno a scuola for dummies

Come si passa l'ultimo pomeriggio delle vacanze estive?
La mia ricetta è:
  • Alessia
  • Una tazza di thé
  • Pioggia (brutto tempo, comunque)
  • Year Zero dei Nine Inch Nails
Secondo me è il miglior programma di sempre.

domenica 12 settembre 2010

Rimbocchiamoci le maniche: ci sto.

Bersani dice così: rimbocchiamoci le maniche. Noi lo si prende in parola, da ste parti: si parte. Finalmente? Sì, ma dai che si va.
Domani io, la sexyDebora e un altro po' di gente in gamba siamo a volantinare davanti alle fabbriche della zona, e non abbiamo intenzione di fermarci lì.
Noi ragazzi di Budrio non saremo Giovani Turchi, ma ci muoviamo bene lo stesso...

giovedì 9 settembre 2010

Dev'essere stato il concerto dei Manic Street Preachers...

...fatto sta che Fidel Castro si sta rifacendo il trucco. E siccome, per me, non c'è personaggio più complesso e sfaccettato di Fidel (lo sto studiando da tanto), l'analisi che il Post riporta mi pare molto interessante.
Una buona lettura, in attesa della mia esclusiva recensione di Postcards From A Young Man.

domenica 5 settembre 2010

La difficoltà di essere di sinistra

Contestazione. Contestazione.
Quando ero in prima elementare contestai il voto datomi per un disegno di un leone ("Sufficiente"), dicendo "non sono mica Picasso, sai?".
In terza media il Preside decise che gli alunni erano troppo rumorosi, e che quindi avrebbero dovuto trascorrere i dieci minuti di intervallo in classe. Organizzai una protesta coi fiocchi, con tutte le classi dell'istituto che uscirono nello stesso momento, e con un plotone di coraggiosi andammo pure dal Preside a chiedere la revoca della circolare. Per la cronaca, funzionò alla grande.
In vita mia non ho mai zittito nessuno. Mai. Ho sempre fatto parlare tutti, anche chi diceva stronzate. Al massimo gli ho consigliato di tacere, ma non ho mai prevaricato nessuno.
Ho sentito di tutto. Ho sentito inneggiare al Duce, ho sentito leghisti che tuonavano contro gli immigrati (contro la colf a casa però no), gente che difende Berlusconi a oltranza. Ma mica in tv: questi parlavano con me.
Non li ho mai zittiti, non ho mai parlato più forte. Ho sempre aspettato il mio turno, poi ho parlato e li ho demoliti. Punto per punto, ho spiegato loro cosa non funzionava nel loro ragionamento. Io faccio sempre così: li ascolto, e poi smonto le loro convinzioni. Li zittisco con la forza delle argomentazioni.
In qualche modo, da quando sono nel PD, la cosa è più difficile: in alcuni casi sei costretto a beccarti le contestazioni e a non sapere bene cosa rispondere. E allora le risposte te le procuri da solo. Al Grillino che mi ha detto "il PD si è scordato gli operai!" ho risposto così.

Intendiamoci: io non scendo a compromessi. Su alcuni valori - difesa della Costituzione, laicità, diritti degli omosessuali, per dirne alcuni - non sono intenzionato a indietreggiare, mai. Non sono disposto a farli calpestare da nessuno.
Detto questo, io non avrei fischiato Dell'Utri e Schifani. Ma è un problema mio, perché non sono capace di farlo, sono timido, mi vergogno anche solo ad alzare la mano per fare una domanda (poi però prendo fiato e la alzo, tranquilli).
Non condanno chi ha fischiato: aveva sostanzialmente ragione.
Poi ho letto questo:

Le proteste nei confronti di Dell'Utri sono un segnale positivo, nonostante si cerchi di sminuire l'accaduto con le solite analisi all'italiana. La presa di coscienza della popolazione è sempre più forte. E se personaggi come Dell'Utri vengono cacciati a suon di fischi dalle piazze, forse il risveglio sociale non è poi così lontano. C'è ancora un'Italia capace di indignarsi. Ed è proprio da qui che si deve ripartire.Iniziamo a zittire quelli come Dell'Utri in tutte le piazze d'Italia, perché non è lì che dovrebbero stare, ma in galera.

Sono parole di Antonio Di Pietro. Le ho lette venti volte.
E ho pensato che qualcosa non va.
Perché la contestazione è giusta. La contestazione sistematica e organizzata, un po' meno. Andare piazza per piazza a zittire chi dice cose che tu non pensi è squadrismo.
Facciamo l'analisi parola per parola, vi va?
"Le proteste sono un segnale positivo". Giusto.
"La presa di coscienza della popolazione è sempre più forte". Sì?
"E se personaggi come Dell'Utri vengono cacciati a suon di fischi dalle piazze, forse il risveglio sociale non è poi così lontano". Ah, davvero? E' lo stesso risveglio dei fischi a Prodi? Forse quelli volevano svegliare Prodi.
"Iniziamo a zittire tutti quelli come Dell'Utri in tutte le piazze d'Italia, perché non è lì che dovrebbero stare, ma in galera". Quindi io devo zittire Dell'Utri perché dovrebbe stare in galera? Andare piazza per piazza a zittirlo?
Non è questo il risveglio della popolazione, no. Nello specifico, Dell'Utri è stato invitato a parlare della stronzata dei diari di Mussolini. Se io decidessi di contestarlo lo contesterei perché sta dicendo stronzate, non perché "dovrebbe stare in galera".
Sono impopolare, ma anche chi dovrebbe stare in galera, per me, ha il diritto di parlare liberamente. E, se dice cose false, di essere contestato.

Capitolo Schifani. Ci sono diverse cose da mettere in chiaro, e provo a farlo ora.
Schifani era alla Festa del PD di Torino. Io non l'avrei invitato. Io avrei cercato altre persone con cui dialogare, non certo Renato Schifani. Ma io non decido nulla, e quindi hanno deciso di chiamare Schifani, e posso anche capire e quasi condividere questa scelta, facendo grossi sforzi. In generale, come ho scritto, i miei sforzi sono tesi a mandarlo a casa, non a negargli l'invito alla Festa.
Sono arrivati contestatori - scrivono i giornali - del Popolo Viola (anche se non ho ben capito come si distinguano le persone del Popolo Viola, visto che teoricamente lo sono anche io) e dei Grillini.
L'hanno fischiato, avevano pure le agende rosse, fuori la mafia dallo Stato. E' una cosa giusta, teoricamente, e il messaggio è lodevole.
Ma ieri hanno vinto loro, hanno vinto loro, cioè ha vinto Schifani. Ha vinto Schifani, perché il loro progetto è diventato pienamente operativo. Hanno innescato la guerra civile, hanno incattivito la sinistra, l'hanno compressa e l'hanno fatta esplodere.

E il Pd è colpevole, perché non ha un leader in grado di incanalare questi umori e di farli confluire nella direzione giusta. E a chi fischia e dice cose giuste non sa dare risposte, e fa la figura del complice. E io li sento ridere, Schifani e co., nelle loro oscure stanze del potere (politico, mediatico e ora culturale).
La sinistra non è questo: non sono le dichiarazioni di Beppe Grillo, non sono le dichiarazioni di Di Pietro. La sinistra è quella dichiarazione che non c'è, quella che a Schifani ribatte colpo su colpo. E gli chiede qualcosa sulla mafia.

Update: ora sull'Unità online!

sabato 4 settembre 2010

Orpolà #4: confronti

«Questo è solo l'inizio. Devono rendersi conto che è finita. Che si blindino con i poliziotti antisommossa, chiamino Maroni e l'esercito. Paghino la gente che va ai comizi per applaudirli. Oppure se ne vadano a casa»

Beppe Grillo, detto "V".

«Il dibattito politico, anche il più aspro deve segnare un confine netto con la prepotenza e la prevaricazione. Le nostre feste vivono come luoghi aperti di incontro e di discussione politica. Così le abbiamo volute, così sono e saranno. Qualcuno si levi dalla testa di poterci intimorire o farci derogare da questa scelta».

Pierluigi Bersani, detto "non ci rompere il cazzo".



Il Fatto Quotidiano, detto "sparala più grossa,"

Singing Hallelujah with the fear in your heart

Non potevo non postarla anche qui. Dai, compagna Francesca, ai dEUS facciamo la reunion.

giovedì 2 settembre 2010

Il meccanismo della risata

Lo so, dovrei occuparmi di faccende ben più serie (ma poi, perché?). Ma sono ore che rido come uno scemo davanti allo schermo.
Il fatto è che Zave ha postato questa meravigliosa cosa sul suo blog. E se la foto del Gattino rock non è divertente subito, la didascalia è qualcosa di delizioso.
Oh, che ci volete fare, Alessia è al mare.

Tutte le donne della mia vita: Elisabeth Shue


La notte porta consiglio? Ma neanche per niente. Complice una visione notturna di "Karate Kid", l'originale, qui ci si ricorda dell'amore provato per Elisabeth Shue.
(Ve lo state chiedendo? Comunque la risposta è sì, mi piace anche oggi)




domenica 29 agosto 2010

Senza titolo

John McClane continua a non scrivere per Mondadori

Da un po' di giorni c'è su internet una campagna per convincere gli autori "di sinistra", o comunque antiberlusconiani a smettere di pubblicare con Mondadori/Einaudi.
Il mezzo è "boicottare i libri Mondadori". Ora, "boicottare i libri" secondo me è una gigantesca stronzata, a prescindere dall'intento. C'è già troppa gente che boicotta i libri, e alcuni siedono pure in Parlamento.
Ho scritto un post tempo fa che incitava Roberto Saviano ad andarsene dopo gli sgradevoli attacchi di Berlusconi, e chiedevo conto a gente come Ignazio Marino e Massimo D'Alema della loro scelta di pubblicare con Berlusconi.
Ma mai mi sognerei di mandare a gente come Lucarelli, Augias, Guccini, Cugia (Diego Cugia!!!) una lettera del genere, come da iniziativa:

Caro,
come saprai il Parlamento ha approvato una norma con la quale la casa editrice Mondadori, presso la quale tu pubblichi, potrà risparmiare di versare 350 milioni di euro di imposte all'erario italiano. Una norma "ad-aziendam" rivolta ad una società della famiglia Berlusconi. Per questo dal sito www.mondadorinograzie.org, abbiamo fatto partire una campagna di sensibilizzazione e di pressione nei confronti della mondadori e dei suoi autori. Ti volevo informare che - da oggi in poi - io non comprerò più libri o prodotti della Mondadori. Neanche quelli scritti da te. Per questo ti chiedo di partecipare anche tu a questa campagna raccogliendo il nostro appello a non pubblicare per la Mondadori. In attesa di una tua risposta, ti ringrazio.


Perche è un pessimo modo di presentarsi, con un brutto tono e quella sgradevole cosa del "Ti volevo informare che i libri non te li compro", oltre che portatrice di un'importante scorrettezza culturale: i libri da boicottare. E se Lucarelli è conciliante:

Caro,
ti ringrazio per avermi scritto, condivido la tua indignazione per l’ennesima
legge-porcata contro la quale, come per tutte le altre, non mi risparmierò
dall’esprimere il mio dissenso e la mia rabbia, ma non farò quello che mi
chiedi, e ti dico perché.

Non voglio lasciare un patrimonio di cultura, di civiltà e di
democrazia come è il catalogo Einaudi e in gran parte anche Mondadori nelle
mani di quello che anch’io considero una delle grandi sciagure di questo
paese.

Il mio posto dentro quella storia non è suo, e io intendo difenderlo con
tutte le mie forze, e finché potrò scrivere al meglio e in piena libertà e
sarò in compagnia di gente che si riconosce in quei valori (autori, editor e
lavoratori a vario titolo) io resisterò assieme a loro.

Rispetto tutte le posizioni individuali di chi intenda fare una scelta
diversa, ma andarmene, come mi chiedi, per me sarebbe solo una fuga, un
gesto facile, buono far bella figura e a farsi pagare meglio da un’altra
parte, ma inutile, incoerente e per di più dannoso.

Ti ringrazio ancora per avermi scritto, spero che potrai ricominciare a
leggermi quando questa situazione si sarà risolta, magari anche grazie a
quei nostri libri, e ti saluto con affetto.

Diego Cugia non lo è affatto.

Da qualche giorno il mio indirizzo di posta elettronica è bersagliato da centinaia di mail dallo sgradevole tono intimidatorio. Mi si chiede, insieme a un altro sparuto manipolo di scrittori, politicamente all’opposizione, di smettere di pubblicare libri con la Mondadori. Il motivo è noto. Riguarda un indecente risparmio sulle imposte dovute dalla casa di Segrate, grazie a un provvedimento emanato dal governo Berlusconi, il quale, come tutti sappiamo da quasi vent’anni, ha maestosi interessi confliggenti con quelli di un uomo al servizio dello Stato, e che comprendono, fra l’altro, la Rai, Canale 5, Italia 1, Rete 4, (ma anche Telecinco, una delle prime Tv spagnole per ascolti) tutti i giornali di cui è editore, la casa editrice Mondadori, la Einaudi, la Sperling & Kupfer, assicurazioni come Mediolanum, la Medusa film, istituti di credito, Vogue, il Milan, la Standa, il Teatro Manzoni, intere città come Milano 2, i fumetti della Walt Disney e il centro commerciale di Milano 3, compresa la rivendita di pizza al taglio e Blockbuster. Come a dire che se questo weekend mi affitto il dvd di “C’era una volta in America”, il mio film preferito, e mi porto a casa un trancio di pizza Margherita, sono colpevole di foraggiare un presidente del consiglio plurimiliardario che si cuce leggi “ad personam”.

Sono antiberlusconiano dalla prim’ora, precisamente dal 26 gennaio 1994, data della sua discesa in campo politica, perché ero assolutamente certo che il proprietario delle principali tv commerciali, una volta al governo, avrebbe facilmente controllato anche il servizio pubblico RAI, diventando, di fatto, il “grande fratello” orwelliano. Ritengo che questo massiccio “controllo delle menti”, condotto con sofisticate tecniche di marketing pubblicitario, non solo nei servizi giornalistici ma soprattutto nella programmazione d’intrattenimento, abbia purtroppo centrato il bersaglio. Un leader populista televisivo è una minaccia seria per ogni democrazia. Se Berlusconi fosse stato di sinistra, di estrema sinistra, verde o biancocrociato, l’avrei pensata nell’identico modo.

Per questa modesta ma netta opinione, ribadita in tanti programmi radiofonici e televisivi, articoli, interviste, saggi, fiction e persino romanzi pubblicati con Rai-Eri, la Bompiani e, soprattutto, con la stessa Mondadori (che edita anche i libri del subcomandante Marcos) ho pagato un caro prezzo, perché negli ultimi anni i miei rapporti di lavoro si sono ridotti a un decimo e ora sono quasi a zero. Attualmente, tra l’altro, non ho alcun contratto con la mia casa editrice, la Mondadori. Nessuna idea o proposta, dopo il programma “Alcatraz”, è stata più accolta dai dirigenti di via Asiago, la radio pubblica con la quale ho collaborato per 25 anni. Lo stesso con la Tv. Delle due l’una: o nel mio mestiere sono diventato improvvisamente un idiota o la libera opinione nel nostro Paese è stata blindata e con parecchi giri di vite. Con tutto questo non me la tiro da martire, e non mi lamento perché sono un uomo libero, povero, ma libero. Anche se finalmente potessi riavere un microfono in Rai (governata in larga parte, e assai più della Mondadori, da fedelissimi berlusconiani) o trovassi lavoro come commesso alla Standa, sempre di sua proprietà. Libero. Libero anche se mi assicurassi con la Mediolanum, mi godessi un film distribuito dalla Medusa, o mi leggessi un fumetto di Walt Disney, edito dal presidente del Consiglio. Libero. Perché tutte queste attività, secondo una logica liberticida che s’ispira a un’infantile “coerenza assoluta”, tipica proprio delle menti dispotiche, entrerebbero, tal quale allo scrivere per Mondadori, in “conflitto d’interessi” con l’essere uomini di sinistra o antiberlusconiani.

In Italia siamo arrivati al paradosso che il pazzesco conflitto d’interessi del capo del governo sia stato legittimato e avallato dalle forze dell’opposizione, e si pretenda, da isolati scrittori, di rescindere i loro contratti con la più grande casa editrice italiana (ammesso che li abbiano) perché sarebbero “loro” in conflitto d’interessi con la propria libera opinione. Ma siamo seri! Anche perché la serietà, oggi, come diceva Flaiano “è il solo umorismo accettabile.” Io non mi azzarderei mai a scrivere una lettera a un cassiere di Banca Mediolanum, sincero simpatizzante del Pd, chiedendogli di dimettersi immediatamente dal suo posto di lavoro. Non mi salterebbe mai in testa di invadere la posta elettronica di una maschera del Teatro Manzoni ricordandogli cupamente che ogni volta che illumina con la pila una fila di poltrone per far accomodare uno spettatore ritardatario sta, in realtà, contribuendo alla lunga marcia di un despota. Ma soprattutto -e questa è la cosa che ritengo più grave- non inciterei mai un popolo che deve proprio alla sua malinconica ignoranza la situazione in cui versa, a “boicottare” l’immenso e meraviglioso catalogo della Mondadori. Perché non ci trovo questa gran differenza con la propaganda dell’Associazione degli studenti nazional-socialisti tedeschi, nel 1933, che portò alla pubblica messa al rogo dei libri ebraici, marxisti, pacifisti.

Per questo considero la campagna “Boicotta i libri Mondadori” un’iniziativa dispotica come una legge “ad personam” e ogni volta che ricevo una mail col “copia e incolla”, che attacca con un “Caro Diego, non scrivere con Mondadori” e prosegue “Ti volevo informare che – da oggi in poi – io non comprerò più libri o prodotti della Mondadori. Neanche quelli scritti da te”, mi corre un brivido lungo la schiena. Innanzitutto perché mi offende. Poi è sciocca. È una lettera offensiva perché, minacciando di non comprare più i suoi libri, si tratta uno scrittore da mercenario, servo del denaro, facendo leva proprio sui portafogli fra i più sguarniti del mondo. Ed è sciocca perché, cambiato editore, poniamo la Rizzoli, l’indomani stesso Berlusconi, gatton gattoni, si compra la Rizzoli. (Non sta già trattando l’acquisto dei periodici?) O, attraverso una fiduciaria alle isole Cayman, acquista un pacchetto di azioni della Longanesi. E che si fa, il gioco dell’oca? Lo scrittore va in prigione, perde un giro, e riparte dai murales mentre questo si compra pure i muri?

La Mondadori non mi ha mai censurato, altrimenti me ne sarei andato. Punto. Boicottare i libri è un delitto che si compie ogni giorno in tutte le librerie italiane semideserte. Nessuno, mai, ha conquistato il potere con i libri. E arricchirsi scrivendo equivale a centrare il Superenalotto.

Come mai, visto che la Mondadori era sua, Berlusconi non ci tempesta ogni giorno con dichiarazioni e proclami politici pubblicati sui Meridiani e sui Tascabili? E come mai, nel mio piccolissimo, non mi fanno avvicinare a un microfono ma se voglio scrivere le identiche cose che direi in Tv o alla radio la Mondadori me lo lascia fare? Sveglia. Non è uccidendo un topolino che si salva un paese dalla peste. Né oscurando Mediaset, boicottando la Rai, non comprando i giornali degli editori avversi. Al contrario, occorre che gli uomini realmente liberi siano messi in grado di esprimere il proprio pensiero, soprattutto se in contrasto con l’opinione dominante. Per questo c’è bisogno dello sforzo di tutti i veri democratici di questo Paese. Grandi aziende come Mediaset, la Rai, il gruppo Repubblica-L’Espresso, quello Rizzoli-Corriere della Sera, i network radiofonici, tutti, di qualsiasi fede politica, dovrebbero essere pressati dall’opinione pubblica, quotidianamente, incessantemente, a rivoluzionarsi, ad aprirsi a una ventata di opinioni nuove, di pensieri liberi, di progetti innovativi, di conoscenza. Questo è ormai culturalmente un paese per vecchi. C’è un fetore di stantio, di finestre chiuse, di poteri che si passano di mano come fossero mazzette, e di poltrone pubbliche che si ereditano di padre in figlio, come quelle dei notai. Boicottare libri era davvero l’ultima cosa da fare.

Non ha tutti i torti. Quella di pubblicare con Berlusconi rimane comunque una scelta personale, anche se io non la condivido assolutamente. Essere pagato dall'uomo che tanto disprezzo mi infastidirebbe molto, moltissimo.
Quindi per me sbagliano Cugia e Lucarelli a non andarsene, perché il loro rappresenterebbe un gesto eclatante e forte, l'esempio di come il giochino si sia rotto. Ma mai mi sognerei di boicottare una persona come Diego Cugia, per dire.

Io, se posso, compro libri in altre edizioni, semplicemente perché ritengo giusto privilegiare diverse case editrici (a me piace la Guanda) rispetto a quelle di Silvio Berlusconi. E continuo a non capire la scelta di Roberto Saviano, che ha subito accuse da voltastomaco, e ripeto: quando e se vi censureranno, lamentarsi non servirà, perchè avranno ragione loro.
Ma, nel frattempo, appena esce, il nuovo libro di Cugia lo compro.

sabato 28 agosto 2010

Arriva l'Unione Sovietica (e delle magliette poco maschie)

E' uscito finalmente il video di (It's Not War) Just The End Of Love, primo singolo (già postato anche troppe volte) di Postcards From A Young Man, il decimo disco in studio dei sempre mitici Manic Street Preachers.
Lo trovate qui.
Per quanto mi riguarda è una specie di sogno ad occhi aperti.
Siamo negli anni '70, si sta disputando una partita di scacchi (e siamo a due cose meravigliose). Michael Sheen (terza cosa meravigliosa) si crede Kasparov, Anna Friel (quarta quinta sesta cosa meravigliosa) è la campionessa sovietica, bellissima e con gli occhiali grossi.
James e Sean sono i giudici (settima cosa meravigliosa), Nicky Wire sposta le pedine sul tabellone.
Michael Sheen è Kasparov, quindi si agita come un pazzo, Anna Friel è fermissima e serissima.
Poi lei gli fa piedino sotto il tavolo (JACKPOT!), proprio quando c'è l'arpeggio e sta per partire l'assolo. E allora gli tira la cravatta e e si baciano sulla scacchiera, e scatta l'ammmore anche per chi guarda. Lui le butta per terra gli occhiali (e questa cosa ci ricorda che è tutta finzione). E il video si chiude così, in un abbraccio tra amanti di diverse culture in una specie di effetto flou che fa molto Unione Sovietica.
Capolavoro.

PS. Ho ordinato l'edizione superspeciale del disco. Se vi interessa è qui, in tutta la poca eterosessualità della maglietta


sabato 21 agosto 2010

Il pallone è mio

Premessa: a me il Fatto Quotidiano non dispiace affatto. Gli avevo anche mandato una mail chiedendogli se volevano farmi scrivere, ché il progetto era interessante, poi un'altra, poi un'altra ancora. Non mi hanno mai risposto, ma io continuo.
Oggi c'è un titolone in prima pagina: "UN ALTRO AUTOGOL DEL PD CHE FA FESTA CON SCHIFANI". Roba grossa: c'è da immaginare un megafestone, tipo che casa di D'Alema è libera, la Finocchiaro e Schifani che si scambiano effusioni sul divano e il barilotto di birra Heineken da 5lt., quello che 2,5 lt. son di schiuma, e quando inizi a bere ti accorgi che la Heineken fa schifo.
E invece, a quanto pare, Schifani andrà a fare un dibattito alla Festa Democratica di Torino con Piero Fassino. Fermiamoci un attimo, definiamo i ruoli.
Renato Schifani è la seconda carica dello Stato Italiano, uomo politico del PdL sicuramente controverso. Piero Fassino è un dirigente alto alto del Pd. Lo so, lo so, non è esattamente eccitantissimo, ma si è visto di peggio.
Al Fatto Quotidiano non piace. Invitare il Presidente del Senato a un dibattito è, dunque, un autogol. Perché? Ma perché su Schifani ci sono un sacco di ombre, e mica hanno torto Caselli nell'articolo e Travaglio nel corsivo.
E però. Però Schifani è, incidentalmente, anche il Presidente del Senato. Non è stato invitato per un bagno di folla, per sostenerlo politicamente, per farci accordi, per gli inciuci: è stato chiamato per discutere. In politica si fa anche questo: si discute.
Massimo Donadi dell'Idv ci fa sapere che non l'avrebbe invitato a una manifestazione dell'Idv. Buono a sapersi, Massimo, ora spostati e fatti i fatti tuoi.

Questo è uno degli esempi della difficoltà del più grande partito d'opposizione italiano. La diciamo brutale? Non va mai bene un cazzo. Chiami Schifani? Autogol. Non chiami Schifani? Hai paura del confronto.
Travaglio riporta un articolo di Claudio Rinaldi in occasione della vittoria di Bush. Scriveva Rinaldi: "Gli eccessi di cordialità con l'avversario vanno evitati". Kerry non invita Bush a parlare, Bush non invita Kerry. Benissimo, ma Bersani non è Kerry e Schifani non è Bush, il momento politico è diverso, l'occasione è diversa. Non è campagna elettorale, questa, è solo un dibattito. Bersani non invita Berlusconi ai propri comizi: quello sì, che sarebbe stupido. Mica uno scandalo, eh, si può pure fare, è solo un po' sciocco.

Arriviamo al punto. I miei consigli al centro-sinistra italiano sono:
  • Pd: fare una scelta e crederci fino in fondo. Invitate Schifani? Benissimo, venga Schifani, ma non lasciatevi mettere in crisi da giornali e partiti amici.
  • IdV: decidere se il Pd fa schifo o no. Decidere se assumere una linea di responsabilità e agire in una logica di coalizione o se si vuole prendere facili voti in più con le elezioni anticipate.
  • SeL: Nichi, dicci che vuoi fare. Sappiamo che ci sei, ma dicci qualcosa in più. Noi ti si ascolta, eh.
  • Movimento 5 Stelle: fateci sapere se vi interessa il bene della sinistra o se, come Grillo, la odiate.
  • Federazione della Sinistra: io vi ho voluto bene, ragazzi, ma ora è il momento di rialzare la testa e assumersi le proprie responsabilità.
Ma, in definitiva, è ora di mandare Schifani a casa. E farlo senza negargli l'invito alla Festa.


venerdì 20 agosto 2010

Cose da fare

Cosa si può fare in sei mesi? Cosa si può fare dopo sei mesi? Si può partire, e vivere ai piedi della montagna.
"Potremmo stare lì, e non tornare mai più."

mercoledì 18 agosto 2010

Ingannare l'attesa

Le poste, si sa, son lente. E' per questo che, in attesa del nuovo album Postcards from a Young Man, i Manic Street Preachers ci regalano un pezzo gratis. Si chiama I'm Leaving You for Solitude, ed è la cosa più di maniera che si possa fare: un pezzo "alla Beatles". Giuro.


Il pezzo è gradevole e ben fatto, ma non resterà nella storia: è un'interessante canzone b-side. E intanto l'hype, da queste parti, sale.

Qualcosa vorrà pur dire

La signorina in questione esce con Marilyn Manson. Marilyn. Manson.

Trent, torna da me.

Chissà, magari ritrova l'ispirazione e ci fa un buon disco.

domenica 15 agosto 2010

Stanotte finisce l'amore (ma non è guerra, stanotte)

Su Youtube ho trovato un commento che mi ha fatto riflettere.
Skoalfyfan dice una cosa curiosa:

Nonostante mi siano sempre piaciuti i Manics, sembra che qui abbiano imparato a suonare Tonight, Tonight degli Smashing Pumpkins con un po' di distorsione.

Che secondo me è una cazzata, però è sempre una scusa per riproporre (It's Not War) Just the End of Love e Tonight, Tonight. Il primo mi piace sempre di più, in ogni caso.


venerdì 13 agosto 2010

Orpolà #3

Ma io non voglio stare 5 anni all’opposizione. Per questo non escludo un’intesa anche con la sinistra e con Vendola

Fabio Granata. E vabbè, rega, allora ditelo.

Repetita Iuvant

giovedì 12 agosto 2010

"I'll be your stumbleine"

"Ma tipo gli ombrelloni sono tutti in fila, assurdo."
"Che infanzia infelice che ho avuto. Ma il pennarello si toglie?"
"E che problema c'è? Basta mettere l'ombrellone"
"Ma poi urlano, capito? Sono grassi e urlano, insopportabili"
"Adesso mi alzo, dai, che essendo in sala poi magari tua mamma vuole uscire e si fa scrupolo"
"Quella ha il culo basso, ti dico che ha il culo basso"
"Mi dicono che sei del PD"
"Ma ora facciamo le primarie e siamo a posto"
"Questo è Prochi"
"Che poi, ma chi cazzo lo beve un succo alla banana?"
"Ma non è che poi la vigilanza ci spara?"
"Dai, non hai capito? Quella coi piedi belli!"
"Ci sarà qualcosa di meglio dei piedi, no?"
"Io non ho dei bei piedi"
"I finiani si son svegliati solo ora"
"La crepes è buona, ma è un po' dura"
"Comunque 'sti ombrelloni in fila, mah"
"...si vede tantissimo cazzo"

"Alessia, ma tu mi vuoi bene?"

lunedì 9 agosto 2010

Tornare a casa

Il Post racconta bene, usando come fonte il New York Times, il banchetto di Ahmadinejad per convincere gli espatriati a tornare a casa, mettendo in luce le contraddizioni e l'effetto boomerang dell'iniziativa.

domenica 8 agosto 2010

Orpolà! #2


"Purtroppo la sinistra italiana vive un inesausto contenzioso, un irrisolto conflitto, con la sovranità popolare. Vi è una difficoltà culturale ad accettare che il vincitore delle elezioni possa governare e che l'opposizione debba costruire il suo ritorno al governo solo attraverso il voto degli elettori. Per noi è inconcepibile l'idea che la democrazia sia come un videogame, in cui con il joystick sposti a piacimento i protagonisti da una parte o dall'altra dello schermo."

Angelino Alfano - senza commento.

Non è guerra (è solo il nuovo singolo)


E' uscito il primo singolo da Postcards from a Young Man, il nuovo lavoro dei Manic Street Preachers che arriva a pochissimo tempo di distanza da Journal for Plague Lovers.
Da queste parti c'era attesa per questo singolo, se non altro per fugare le perplessità nate in seguito ad alcune dichiarazioni di James e Nicky.

Che dire? E' un singolo, e sembra uscita da un ideale incrocio tra Send Away the Tigers ed Everything Must Go. Your Love Alone is not Enough numero 2? Forse. A giudicarlo in sè, però, non è che le cose vadano male, anzi. A parte la risoluzione "in archi" dell'intro e nel pre-chorus, James è in gran forma dal punto di vista della voce, e il feeling generale c'è. Quell'esagerata giravolta d'archi che si ripete prima di ogni ritornello forse poteva essere evitata, ma in fondo va bene lo stesso.
Il primo passo c'è, ora aspettiamo il resto con un po' più di fiducia.

sabato 7 agosto 2010

I dischi che mi vergogno: The Early Years, The Early Years

Tutto scuro.


In un mondo più giusto, tutti ascoltereste i The Early Years.
Ma siccome questo non è un mondo più giusto voi quella piccola gemma che è il disco omonimo del 2006 non l'avete comprato, e adesso i The Early Years fanno concerti per gente che si spara cannonate stoner/psichedeliche in faccia tutto il tempo. Bene, bravi, continuate così.
Comunque sia, nel 2006 è uscito un disco bello, nero nero, che già prima di metterlo su capisci che non hai comprato un disco dei Coldplay (li distribuiva la Beggars, per dire).

Tutto inizia con All Ones and Zeros, un arpeggino minimale, molto Hallogallo!, molto NEU!, un e-bow e una batteria che non sembra avere intenzione di cambiare ritmo. Una voce lamentosa chiude un quadro acido e poco rassicurante, e nella mente di chi ascolta si cominciano a formare immagini di luci soffuse e veloci che squarciano un velo di oscurità, un quadro urbano. Gli strati di chitarra e i cambi di arpeggio esplodono in un finale noise che colpisce e risolve egregiamente il pezzo d'apertura, ed è quasi subito la soluzione più semplice.
Nel senso che il secondo pezzo viene proprio prima di The Simple Solution, si chiama Things: una cosa di chitarra slide e arpeggi, di ritmica elementare: "I feel down", dice il cantato, e il pezzo sta lì, sospeso in una specie di limbo, con la slide e gli arpeggi che risolvono in un accordo, e poi in un altro, e poi il pezzo cresce e il batterista comincia a suonare, ma il colore è sempre quello, è nero come la pece, e quelle poche scariche sono luci al neon che vanno e vengono e poi vengono del tutto. "Take me out", e il pezzo finisce.
La soluzione più semplice, come si diceva prima, è quella del terzo pezzo, che all'inizio è il meno riuscito dell'intero album: l'impressione è quella di un suono già standard a nemmeno metà del disco, ma poi il bridge di e-bow e suoni dilatati fa capire che c'è la voglia di creare uno standard, c'è un voler bene alle cose di Klaus Schulze e anche dei Joy Division, c'è la voglia di pestare e regalare un suono corposo. Forse non è proprio la soluzione più semplice.
Brown Hearts segue lo stesso schema, ma quasi non ce ne si accorge - o forse nemmeno ce ne importa molto. Il sapiente uso di suoni prolungati a riempire gli spazi di un arpeggio dilatato, la voce dolce ma carica di emozioni e il grande crescendo finale aprono la strada a un pezzo gemello, quasi una versione per accordi del pezzo precedente (Song for Elizabeth), ma se a un certo punto pare di arrivare a vedere un raggio di sole ecco spuntare una risoluzione che pesca a piene mani nella psichedelia più nera: un "fade out", suoni cupi e dissonanti. Poi la band riprende il controllo, e si torna a suonare rabbiosi. Ma è una rabbia senza speranza, intervallata dall'oscurità e che finisce nella strumentale Musik Der Fruhen Jahre.

La seconda parte del disco è meno monolitica, So Far Gone spezza l'atmosfera e porta - di nuovo - i NEU! tra noi, con chitarre multistrato e linee elementari. Necessario per passare ai pezzi successivi, ma è qui che il gioco rischia di spezzarsi: deve arrivare la conclusione con This Ain't Happiness per spazzare ogni dubbio - quelli che erano venuti con High Times e il suo essere fin troppo monocorde e simile al nostro immaginario "Lato A".
Ma il tutto si chiude con la splendida chitarra acustica e le entrate ad effetto di chitarre acide, e anche se è l'ennesima chiusura noise fa lo stesso, si può chiudere un occhio.

Qui sotto, alcuni video di loro in studio.

The Simple Solution:

All Ones and Zeros

venerdì 6 agosto 2010

Orpolà! #1

Ed ecco la nuova rubrica di Sochus: "Orpolà!"
Tutte le cose altisonanti che trovo e che mi fanno ghignare sono raccolte qui. Ma non ci metto tanto Bossi, sennò il giochino è facile.

Vai con un Di Pietro mica male:

Non esiste, e non può esistere, che l’attuale classe dirigente del Partito democratico si unisca a noi dell’Italia dei Valori, o alla Sinistra e Libertà di Vendola, per fare squadra insieme. Lo ha ripetuto Letta l’altro ieri e lo ha ribadito D’Alema ieri. I maggiorenti del Pd vedono me e Vendola come fumo negli occhi e, se potessero, ci farebbero fuori prima e peggio di Berlusconi. Il Pd sta lavorando per costruire una nuova coalizione con l’Udc e con la resuscitata “balena bianca”, e ha già risposto picche alla mia proposta di costruire con l’IdV la coalizione del centrosinistra. A Vendola faranno di peggio: renderanno un inferno la sua attività di governatore della Puglia, anche se, ovviamente, negheranno e smentiranno sdegnati. Senza contare quel che hanno fatto e faranno a Luigi De Magistris che non considerano della famiglia del centrosinistra solo perché ha fatto il suo dovere fino in fondo.


Duro e puro, cazzo. E ancora:

E del Pd che ne facciamo, dirai tu. Non tutto è perduto. I maggiorenti del Pd conoscono solo la legge del più forte e noi dobbiamo sfidarli proprio su questo campo. Lavoriamo da subito alla costruzione di questa “coalizione alternativa” e vedrai che la “paura” di essere affiancati e superati da forze più fresche e più risolute li porterà a più miti consigli.Anche loro sanno, come tutti noi dobbiamo sapere e avere ben presente, che è prioritario, per il bene del Paese, liberarci del clan piduista che fa capo a Silvio Berlusconi. Quindi dobbiamo tutti rassegnarci a convivere tra noi per arrivare all’obiettivo. Alla fine, arriveranno, speriamo non a tempo scaduto, anche i pachidermi del Pd.

Ma come, scusa, aveva detto l'opposto! Nello stesso articolo!

E poi come bisogna dirglielo che Grillo non li vuole? E che c'entra Vendola?

E arriva Bersani:

Ora, amichevolmente, sono io a fare qualche domanda a Casini, Vendola, Di Pietro [...] Il leader dell'Udc vuole fare il terzo polo o il secondo che può diventare il primo? Cos'è precisamente la sua area di responsabilità nazionale? Di Pietro vuole cavalcare tutte le tigri capaci di dividere irrimediabilmente l'opposizione o dare una mano a far cadere Berlusconi? La narrazione di Vendola prende la forma di una compiuta responsabilità di governo? Sono loro a doverci delle risposte.

Bravo! Però, per cortesia, uno dei 4 risponda a uno degli altri. Che noi aspettiamo, eh


Non vorrai mollare adesso?


Scopro con notevole ritardo che Christopher Hitchens, il mio eroe, ha un cancro all'esofago.
Non so esattamente dove voglio andare a parare, con questo post, ma sento la necessità di dire quanto mi dispiace. La notizia mi ha davvero sconvolto, forse perché ho sempre pensato ad Hitchens come un uomo di ferro, la cui forza di volontà e le grandi idee che esprime ogni giorno nei suoi articoli gli dessero la forza necessaria per andare avanti, contro tutto e contro tutti.
Poi ho visto il post di Matteo Bordone e un po' mi è venuto da piangere. Strano come si possa star male per una persona che non si conosce, eh?

Christopher Hitchens è il mio eroe per diverse ragioni. Mi piacciono le sue idee, in primis. Non tutte, certo, ma anche nelle cose più "sbagliate" (perlomeno per me) riesco sempre a trovare un briciolo di ragione, uno spunto interessante. Penso alla sua difesa della guerra in Iraq, alla sua vicinanza - solo in alcuni casi - ai neo-con americani, alla sua lotta contro gli islamofascisti (totalmente giustificata e da riprendere, in certi casi).
Ciò che mi interessa meno di Christopher Hitchens è Dio non è grande. Assieme a Richard Dawkins, Hitch è forse il più grande intellettuale ateo attualmente esistente (cioè, lo dico io che magari sono ignorante, però secondo me è così), ma rispetto a Dawkins ha una maggiore capacità di uscire dal solo dibattito scienza vs. fede, fornendo sempre spunti interessanti. Ma ripeto, quella parte mi interessa meno.

Io sono grato ad Hitch per Consigli a un giovane ribelle, che è il libro che mi ha reso quello che sono. Cioè una persona di sinistra (lui non lo è più, credo, ma non importa) che non ha paura di dire quello che pensa e di restare solo, se necessario. Senza darmi pacche sulle spalle da solo, posso dire che se ho sviluppato delle convinzioni forti che non ho intenzione di abbandonare è solo grazie a Christopher Hitchens.
E quindi spero che si riprenda, che c'è tanto da fare, e io ho ancora bisogno di una guida come la sua.

martedì 3 agosto 2010

Dix-huit ans sans lumière

Gli Arcade Fire trasmetteranno un concerto in streaming su Youtube Giovedì 5 agosto, il giorno del mio compleanno.
Il più bel regalo di compleanno che si possa ricevere.

domenica 1 agosto 2010

Imparare il mestiere


Non sono un critico musicale, e qui non parlo da fan. Però ecco, quando si scrive di musica bisognerebbe ascoltare bene il disco da recensire. Magari più di una volta, se possibile. Poi si può iniziare a scrivere, e criticare quanto si vuole. Ecco, ci siamo: il passo finale è argomentare. Non è una cosa da trascurare.
Sennò poi si finisce a scrivere questo.
PS. Lì c'aveva ragione Telese, però.