sabato 19 dicembre 2009

martedì 15 dicembre 2009

Incapaci

Sono le ore 22 e 30, e me ne vado a letto disgustato dal fatto che Enrico Letta e Nichi Vendola non siano stati capaci di difendere Concita De Gregorio, offesa come direttore e come donna da Roberto Castelli, Maurizio Belpietro e Mariastella Gelmini.

lunedì 7 dicembre 2009

Caro Pierluigi Bersani,

Lei è il mio Segretario: sono iscritto al Partito Democratico. Non faccio politica da molto - ho 17 anni - ma ho sentito l'urgenza di dire la mia in maniera "attiva": l'iscrizione al PD è stata la scelta più ovvia, sebbene molto sofferta - non è proprio una scelta facile, forse mi può capire.
Con molta onestà, le dirò che non ho votato per lei, al Congresso prima e alle Primarie poi: ho sostenuto Ignazio Marino, cosa della quale non mi pento affatto. Credo che molti temi affrontati dalla mozione Marino dovessero entrare nel DNA del PD, e mi pare che questo sia successo.
Sono stato comunque contento della sua elezione: siete tre bravissime persone, rispettabili e capaci.

Però, caro Bersani, qualcosa continua a non andare bene.
Lei è Segretario da pochissimo tempo, lo so: ci vuole tempo per "rimettere ordine", non è che tutto quadra dopo pochi giorni (forse non tanto pochi, eh). Ma in politica i tempi sono stretti - lei lo sa meglio di me - e l'Italia vive un momento di transizione: non possiamo permetterci errori. Vabbè, facciamo che non possiamo permettercene tanti, perchè qualcuno scappa sempre.

Sa cosa mi piacerebbe? Mi piacerebbe vedere un nuovo modo di fare politica, di relazionarsi con il cittadino: abbandoniamo i vecchi schemi, quelli che ci han fatto perdere tanti voti. Prendo spunto dall'articolo di Luca Ricolfi sulla Stampa di oggi: lui parla di una "dottrina Veltroni".
Io non so se quello che dice Ricolfi sia vero, ma nella sostanza ha ragione da vendere.
Segretario, noi siamo bloccati. Non sappiamo più cosa fare!

Non ne siamo più capaci? Naaa, fosse così sarebbe la fine per questo paese. Però ci pensi un attimo: ogni volta che c'è un argomento caldo, il PD è bloccato, non risponde mai con la giusta convinzione, oppure risponde con tre o quattro voci diverse: com'è possibile? Il Congresso è finito da un pezzo, e le Primarie le abbiamo archiviate.

Io lo so che non si parla d'altro, e che uno dopo un po' s'annoia, ma prendiamo il No B. Day: come abbiamo fatto a fare una figura del genere? Guardi, io non sto dicendo che lei non abbia avuto ragione ad avere molti dubbi sul partecipare o meno - me lo ricordo anch'io, il No Cav Day.
Ma come è stato possibile fare un simile tira-e-molla per giorni? Ma soprattutto, come è stato possibile permettere ad Antonio Di Pietro e al suo partito di monopolizzare l'attenzione, di utilizzare quella manifestazione come una clava da sbattere in testa a noi democratici? Ci hanno preso in giro tutti, Segretario, ci hanno tacciato di essere poco coraggiosi, poco vogliosi di fare opposizione, poco presenti - col Presidente e vice-Presidente lì, in piazza!

Segretario, perchè non si è espresso chiaramente? Perchè ha prima detto che non ci saremmo andati, per poi dire che ci si poteva andare, ma solo se Di Pietro "non ci mette il cappello"? E Di Pietro il cappello ce l'ha messo, eccome: perchè noi gliel'abbiamo permesso, perchè non abbiamo, ancora una volta, colto l'occasione quando si presentava accompagnata da un cartello con su scritto "POSSIBILE BELLA FIGURA QUI".

Molti di quelli che sfilavano Sabato erano nostri elettori, ma molti non lo erano: noi dobbiamo essere in grado di rappresentarli. Per farlo, dovremmo aprire le porte del Partito Democratico, convogliare questa grandissima energia positiva al nostro interno, per migliorarci e per vincere. Noi dobbiamo battere Berlusconi, e dobbiamo farlo nel migliore dei modi: dobbiamo superare il Berlusconismo, batterlo alle elezioni e rappresentare un'alternativa politica prima e culturale dopo: dobbiamo essere diversi da lui, perchè quando la gente crede che i politici siano " tutti ladri, tutti furbetti, tutti attaccati alla poltrona: tutti uguali" poi vince il più ladro, il più furbetto, il più attaccato alla poltrona. Vince il più uguale, Segretario, e il più uguale ci ha battuto più volte.

Buon lavoro, Segretario: io continuerò a fare il mio di militante, non mancando mai di far sentire la mia voce.
Enrico Procopio