martedì 24 marzo 2009

E poi ci lamentiamo di Dante's Inferno

La febbra che mi è venuta stamattina non mi ha certo reso meno rompipalle.
Questo articolo è bellissimo. Perchè se ce l'ha fatta lui, a diventare giornalista, posso farcela anche io!


GARLASCO. Hanno litigato e lui, amico del marito, l’ha picchiata e strangolata. Poi ha portato, forse non da solo, il cadavere della donna in campagna. L’ha gettato seminudo in un cavo irriguo [cavo irriguo, così si parla!] che sfocia nel Terdoppio, dove è stato trovato venerdì mattina. Sabato pomeriggio, i vigili l’hanno fermato senza patente sull’auto di lei. Su quella multa e i possibili collegamenti lui non ha dormito due notti. Così ieri è andato a confessare dai carabinieri, che l’hanno arrestato. [notare lo stile alla Non è un paese per vecchi: punti a palate]

Il reo confesso sarebbe un 46enne originario di Dorno, qualche piccolo precedente penale e nessun lavoro fisso: adesso vive in piazzetta Grossi a Garlasco, ospite di un’amica. La vittima è A. Z., 45 anni, nata a Gambolò: da poco viveva a Borgo San Siro con il compagno, in questi ultimi giorni ricoverato in ospedale. Ieri sera dagli accertamenti non arrivavano ancora conferme ufficiali.

Si possono fare solo ipotesi sulla ricostruzione dettagliata del delitto. [tutte dell'anonimo giornalista, ovviamente] Premessa: vittima e aggressore si conoscono pare [a chi? è un'ipotesi o è vero?] da tempo, frequentano la stessa compagnia in un bar di Garlasco in via Bozzole[ipotesi dettagliata, non c'è che dire]. Nasce un’amicizia più stretta[notevole, amicizia stretta]: lui la va a trovare anche giovedì sera [dove, al bar? a casa sua?]. Ma parte una discussione, complice forse qualche bicchiere di troppo [ebbravo il nostro Sherlock!]. Poi lui perde la testa e la picchia, la soffoca fino ad ucciderla[il Nostro sa anche come l'ha uccisa, altro che CSI, qui siamo sui livelli dell'Ispettore Catiponda]. La carica in macchina, la Opel Corsa di lei, va a gettare il corpo nel cavo irriguo [one more time!] fra Dorno, Garlasco e Alagna. Il cadavere era seminudo, con solo due maglioni addosso [occhio ai due maglioni, che dopo ci servono]: fra le ipotesi[quindi questi erano fatti accertati o ipotesi, come il Nostro aveva detto prima?], anche che i due avessero raggiunto in auto la campagna, e lì abbiano vissuto un momento di intimità in macchina. Solo dopo hanno litigato in campagna[Non mentre erano in intimità, quindi. Niente emuli di Hank Moody]. Lui l’ha uccisa e ha poi gettato il corpo - legando mani e piedi - sui massi che proteggono la riva. Dove la donna è stata trovata a pancia sotto[a pancia sotto! epico!], con il viso sfigurato anche dall’impatto con la pietra. Sabato pomeriggio alle quattro, il 46enne è stato fermato dai vigili urbani a Garlasco, in piazza della Vittoria, per un controllo stradale casuale[e qui ci ricolleghiamo alla main story].

Una contravvenzione perché non aveva la patente con sé, e verifiche con le banche dati delle forze dell’ordine, accertando anche che la proprietaria dell’auto era A. Z., in quel momento ancora non identificata come vittima[RIP, soggetto e predicato]. Conclusi i verbali dei vigili, il 46enne è potuto andar via, ma verifiche più approfondite sono iniziate. Ma lui per primo ha capito che il cerchio si stringeva: ieri si è presentato spontaneamente alla caserma di Gambolò. Ieri mattina è stata eseguita l’autopsia [di chi, dell'uomo?] che ha confermato l’omicidio. Chiarendo che la donna non è morta annegata: non c’era acqua nei polmoni. Non aveva ferite da arma da fuoco o da taglio: chi ha ucciso l’ha picchiata con violenza[allora le ipotesi del nostro erano corrette!].

Su tutto il corpo c’erano lividi e fratture, e traumi da schiacciamento al torace, secondo quanto avrebbe accertato ieri il dottor Maurizio Merlano, che ha eseguito gli accertamenti, all’i stituto di Medicina legale di Pavia. Non confermato il dettaglio che nelle vicinanze ci fosse un paio di pantaloni, di una taglia compatibile con quella della vittima[occazzo, i pantaloni]. Proprio per la quantità delle lesioni, risulta difficile stabilire quale è ["ma 'qual' vuole l'apostrofo? boh, risolviamo il problema scrivendo 'quale è'. Sono un genio!"] stato il colpo mortale. Non si esclude un corpo contundente per colpire la donna. Ma l’ipotesi prevalente è che la morte sia dovuta con pugni e calci, anche da più persone[e chi lo dice che c'erano più persone, esattamente? Il Nostro, Merlano o il colpevole?].

Non ha subìto violenza sessuale: sarebbe morta poche ore (non più di 12) prima del ritrovamento[c'è corrispondenza tra violenza sessuale e ora del decesso?], che è avvenuto alle nove e mezza di venerdì mattina. La donna con ogni probabilità è stata aggredita altrove, poi è stata trasportata fino al canale. Nuda dalla vita in giù, la donna portava solo i due maglioni, uno sull’altro[rieccoli, i malefici maglioni]. Piedi e gambe erano legati con una corda, le braccia sciolte ma con i segni di lacci. Proprio questo fin dall’inizio ha fatto sospettare che non si trattasse di suicidio. Oltre ovviamente alle lesioni, troppo estese per essere compatibili con il trascinamento nell’acqua. Troppo bassa per decidere volontariamente di gettarsi e togliersi la vita.



Qui viaggiamo su livelli davvero alti. Il problema è che sta schifezza è nella prima pagina di Repubblica.it

martedì 10 marzo 2009

There's a club if you'd like to go


Le Vibrazioni, in un'intervista sul Mucchio, se la prendono con il cosiddetto "pubblico alternativo", perchè non gli permette di suonare nelle piazze più importanti della scena italiana, quali Bologna. L'accusa sarebbe quella di essere commerciali, e non abbastanza indipendenti/alternativi; per tutta risposta, il cantante si lancia in accuse che paiono prese di peso da "Sui giovani d'oggi ci scatarro su" degli Afterhours.
Lungi da me l'idea di dividere la musica in "commerciale" o "alternativa", però se il tuo gruppo si fa conoscere con una canzone terribile in cui tu canti "IMMENSAMENTE GIULIAAAAAAAAAAAAAAA" poi non puoi lamentarti che gli "alternativi" (qualunque cosa essi siano) ti sfottono e/o boicottano. Parliamoci chiaro: i cd delle Vibrazioni sono carini, ma nulla più. CapaRezza va al festivalbar, e si vede spesso su Mtv o intervistato in TV, ma l'estragon era strapieno. I Baustelle erano pure in una simil compilation estiva "coi maggiori successi del momento", ma sono amati, o quantomeno rispettati. Ma a questi artisti non sorge mai il dubbio che, ogni tanto, il loro repertorio fa un po' pena?

P.s. Il verso del titolo viene da "How Soon Is Now", bellissima canzone. Però, vacca miseria, non è delle TATU, è degli Smiths! Possibile che su tre persone a cui l'ho detto tutte e tre si ricordassero solo quella cover? Dove stanno andando i giovani? Devo dire che Morrissey però ha ragione, è davvero ben fatta come cover.

mercoledì 4 marzo 2009

Causa di forza maggiore


- Se le muore inopinatamente un ospite in casa, si guardi bene dall'avvertire la polizia. Chiami un taxi e gli dica di condurla all'ospedale con l'amico che ha avuto un malore. Il decesso verrà constatato appena arrivati al pronto soccorso e lei potrà assicurare, testimone alla mano, che il trapasso del tizio è avvenuto durante il tragitto. In questo modo, la lasceranno in pace.

- Io, a dire la verità, mi sarei preoccupato di chiamare un medico, non la polizia.

- Stesso risultato. Quelli sono tutti in combutta. Se qualcuno di cui non le importa un accidenti ha una crisi cardiaca nel suo appartamento, il primo a essere sospettato è lei.

- Sospettato di che, se ha avuto una crisi cardiaca?

- Finché non verrà dimostrato che è stata una crisi cardiaca, casa sua sarà considerata come la scena di un crimine. Lei non potrà più toccare niente. Il suo alloggio sarà invaso dalle autorità, ci mancherà poco che non traccino la posizione del corpo con il gesso. Si sentirà a disagio. Le faranno mille domande, sempre le stesse.

- E dov'è il problema, se uno è innocente?

- Ma lei non è innocente. Una persona le è morta in casa.

- Bisogna pur morire da qualche parte.

- A casa sua, non al cinema, non in banca, non nel sonno. Quel tale ha aspettato di trovarsi a casa sua per passare a miglior vita. Le coincidenze non esistono. Se è morto nella sua abitazione, lei c'entra per forza qualcosa.


Detto, fatto. Al buon Baptiste capita esattamente questo: uno sconosciuto entra in casa sua, chiede di fare una telefonata, ed ecco che gli muore sul colpo. Baptiste, dopo un attimo di smarrimento, prende documenti e auto di tale Olaf e si dirige verso la sua nuova abitazione.

«La fantasia di rubare l’identità e di sostituirsi al signor Sarkozy o a chiunque dei nostri politici ricchi, potenti e intoccabili, oggi sfiora molta gente. Quando tutto è perduto, loro possono sempre invocare la “causa di forza maggiore”. La nostra identità oggi non è più garantita. Chi siamo veramente? Abbiamo davvero la libertà di esprimerci? L’identità è un’invenzione personale oppure il risultato di una ricerca alle radici di sé. Ho sempre esitato tra queste due definizioni. Da piccoli pensiamo che sia un mistero da scoprire, poi ci rendiamo conto che forse diventando adulti perdiamo qualcosa di noi stessi. Baptiste taglia corto e diventando Olaf Sildur vince alla Lotteria». Amélie Nothomb